la Repubblica, 18 febbraio 2017
Infanta assolta ma in esilio e carcere per il marito Gelido il re Felipe. «Rispettiamo i giudici»
L’infanta Cristina assolta e suo marito condannato. Il processo del caso Nóos, quello che ha fatto tremare la monarchia spagnola e infangato l’immagine della sorella minore del re Felipe VI, è finito come molti prevedevano fin dall’inizio. Una condanna, neanche troppo dura, per Iñaki Urdangarin, sei anni e tre mesi rispetto ai 19 anni chiesti dal pubblico ministero per gli abusi commessi sui milioni di fondi pubblici ottenuti dall’istituto no profit dell’allora genero reale. Ma soprattutto è finito come aveva previsto la Casa Reale e il re emerito Juan Carlos, che prima e dopo aver abdicato nel giugno del 2014, ha cercato di convincere sua figlia ad abbandonare il marito al suo destino e salvare la Corona dallo scandalo. Ormai non si parlano più e l’assoluzione a questo punto dev’essere un sollievo molto passeggero per Cristina che, ancora ieri, combatteva per l’innocenza del marito. Lei non si parla più né con il padre Juan Carlos, né con il fratello Felipe, dopo che con un decreto reale le hanno tolto il titolo di Duchessa di Palma. Per dimostrare pubblicamente quanto poco gli importasse della sentenza di Palma di Maiorca, ieri mattina re Felipe è andato con la moglie Letizia all’inaugurazione di una esposizione nel MuseoThyssen- Bornemisza a Madrid mentre l’ufficio stampa di Casa Reale, il palazzo della Zarzuela, diffondeva una nota sul «rispetto assoluto dell’indipendenza del potere giudiziario».
Ora è molto probabile che nelle prossime ore il Tribunale di Palma emetta un ordine di prigione preventiva, fino al processo d’appello, per Urdangarin e il suo ex socio, Diego Torres, condannato a otto anni e sei mesi. Ma la frattura dentro la famiglia reale spagnola s’è consumata da tempo e se il destino di Urdangarin è il carcere, quello di Cristina, e dei suoi quattro figli, è l’esilio. Dopo Washington, dove si rifugiarono all’inizio dello scandalo, e dopo Ginevra, dove hanno vissuto negli ultimi tre anni, la prossima destinazione dovrebbe essere Lisbona. Un approdo, quello portoghese, celebre in famiglia visto che fu il Paese che accolse il nonno di Cristina, Juan di Borbone, duca di Barcellona, durante la dittatura franchista. Esilio dorato, visto che Cristina, funzionaria della Caixa di Barcellona da 600mila euro di stipendio lordo l’anno, lavora a Ginevra per la Fondazione dell’Aga Khan e che a Lisbona proseguirà nello stesso ruolo, ma comunque esilio. L’unico contatto con il padre Juan Carlos, che continua a esigere, insieme a Felipe, che Cristina rinunci a tutti i diritti dinastici – è sesta nella linea di successione al trono -, riguarda l’educazione dei quattro figli avuti con Urdangarin. È Juan Carlos infatti che paga la retta degli istituti privati che frequentano a Ginevra e di quelli che frequenteranno in Portogallo.
Processo e sentenza hanno comunque lasciato aperti molti interrogativi su tutta la vicenda dello scandalo Nóos. L’ente benefico no profit venne fondato da Urdangarin nel 1999. Lo scopo era quello di ottenere finanziamenti pubblici per promuovere il turismo in alcune regioni di Spagna – dalle isole baleari a Valenzia – attraverso lo sport, ma finì per garantire lucrose entrate alla sua famiglia. Urdangarin è un ex campione di pallamano, con due medaglie di bronzo alle Olimpiadi e una lunga carriera nella nazionale spagnola. Secondo il suo ex socio, Diego Torres, dietro a Nóos c’era perfino Juan Carlos che adorava suo genero – il mio “genero ideale”, diceva – e lo appoggiava seguendo le sue attività. Mentre secondo il giudice José Castro, che ancora ieri ha dichiarato il suo dissenso all’assoluzione dell’Infanta, Cristina era al corrente della malversazione dei fondi.
La favola reale, iniziata vent’anni fa con un matrimonio fastoso nella cattedrale di Barcellona, alla presenza di tutta l’aristocrazia europea, nel quale “il ragazzo perfetto” (fu il titolo di El País) sposava la figlia più amata, è finita in una catastrofe. Coinvolto o no nei traffici di Urdangarin, Juan Carlos ha già pagato i suoi errori (da Nóos alla caccia all’elefante in Botswana) con l’abdicazione. Soltanto Cristina che difende con tutte le sue forze marito e famiglia si rifiuta ancora di guardare la realtà.