19 febbraio 2017
APPUNTI PER GAZZETTA - L’ASSEMBLEA DEL PDROMA - "Scissione", "ricatto", "muri", "eliminazione", "dissidenza"
APPUNTI PER GAZZETTA - L’ASSEMBLEA DEL PD
ROMA - "Scissione", "ricatto", "muri", "eliminazione", "dissidenza". Risuonano queste parole nel giorno più drammatico del Pd, i dem riuniti in assemblea sull’orlo della spaccatura, sul filo del baratro. Con l’arcipelago della sinistra che fatica a capire dove guardare, chi seguire, di chi fidarsi. E chi espellere. Una giornata lunghissima.
Matteo Renzi si presenta all’assemblea all’hotel Parco dei Principi di Roma deciso a difendere se stesso e la sua linea. E, iniziando i lavori, subito attacca: "Non si può chiedere a una persona di non candidarsi perché solo questo evita la scissione. Avete il diritto di sconfiggerci, non di eliminarci". E aggiunge: "Scissione è una delle parole peggiori, peggio c’è solo la parola ricatto". Frasi che non sono piaciute alla minoranza: "Sentite le conclusioni, i tre che hanno presentato altre proposte (Emiliano, Rossi e Speranza ndr) si vedranno e decideranno che fare", certifica Pierluigi Bersani. Cuperlo ha il tono grave: "Sono preoccupato, allarmato e turbato da questa giornata. Credo che si sottovaluti la ricaduta di quello che può accadere. La rottura del Pd sarebbe un arretramento e una sconfitta per la sinistra". La sinistra, aggiunge, "sarebbe più debole e più esposta alle incursioni di una destra dai tratti più aggressivi e pericolosa". Massimo D’Alema non partecipa all’assemblea, anche se il renziano Roberto Giachetti non esita a chiamarlo "il conducator della scissione". Enrico Rossi, insieme a Emiliano e Speranza uno dei tre più riottosi, non presenta una candidatura ufficiale alla segreteria contro Renzi ma parla apertamente di "un muro alzato, sono maturi i tempi per una forza nuova". Veltroni fa un appello all’unità: "Non si separi la strada di
tanti compagni e compagne, il Pd nacque per fusione non per scissione". E aggiunge: "Se torniamo a Ds e Margherita non chiamatelo futuro". Tocci apocalittico: "Non riesco a credere che ci siamo arrivati. Quale demone si è impadronito delle nostre volontà?". Assemblea Pd, la mediazione di Emiliano: "Renzi tolga anche a me ogni alibi alla scissione" Condividi Ma lo stesso Michele Emiliano, a metà pomeriggio, tira fuori una mediazione: "L’unità è a portata di mano, ho fiducia nel segretario" scandisce all’assemblea l’esponente di spicco della sinistra dem, l’anti-Renzi che piace a Berlusconi e che il giorno prima, al teatro Vittoria con Enrico Rossi e Roberto Speranza, si scusava perchè in passato aveva appoggiato il segretario. E oggi, invece, sempre Emiliano: "Sono disponibile a un passo indietro".
L’apertura dei lavori. "Sono arrivate le dimissioni formali del segretario e quindi per statuto si prevede la convocazione dell’assemblea", dice il presidente del Pd Matteo Orfini in apertura dei lavori. Sul palco il segretario Matteo Renzi, accanto al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il presidente Matteo Orfini, i vicesegretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani. L’assise ha preso il via poco prima delle 11, con circa un’ora di ritardo rispetto al previsto per il grande afflusso di delegati. Prima dell’inizio è stato suonato l’inno nazionale. Assemblea Pd, Franceschini alla minoranza: "Non andate via, sarebbe una ferita" Condividi Orfini ha dato per due ore la possibilità, prevista dallo statuto, di candidarsi alla segreteria. Ma nessuno ha raccolto l’invito: "Sono scaduti i termini - ha spiegato Orfini nel corso dei lavori - e non sono state presentate candidature. Quindi non eleggeremo un nuovo segretario, al termine dell’assemblea sarà automaticamente indetto il congresso. Nei prossimi giorni convocherò la direzione". Assemblea Pd, Veltroni: "Se tormiano a Ds e Margherita non chiamatelo futuro" Condividi L’intervento di Renzi. Come previsto, l’assemblea si è aperta con l’intervento di Renzi che è stato salutato da un lungo applauso. Il segretario dimissionario ha rivolto un netto messaggio alla minoranza dem: "Non si può chiedere a una persona di non candidarsi perché solo questo evita scissione. Avete il diritto di sconfiggerci, non di eliminarci". Assemblea Pd, Renzi alla minoranza: "Non potete chiedermi di non ricandidarmi" Condividi L’intervento di Renzi. "La parola chiave che propongo oggi è: rispetto", dice Matteo Renzi, aprendo i lavori dell’assemblea. "E’ una delle parole più belle, richiama al guardarsi intorno, dentro, negli occhi", sottolinea Renzi. "Avere rispetto è una delle prime cose che i genitori insegnano ai figli", osserva Renzi. "Una comunità politica deve scegliere di rispettarsi sempre e praticare il rispetto nei confronti della comunità", sottolinea.
"Il Pd ha perso l’occasione per aprire le finestre e parlare fuori. Ora dico, senza distinzioni: fermiamoci. Fuori da qui ci stanno prendendo per matti", dice Renzi. "La nostra responsabilità è nei confronti del Paese. Adesso basta, non possiamo più discutere al nostro interno. Facciamolo oggi ma dobbiamo rimetterci in cammino".
"C’è una frattura forte nella politica e nella società italiana, c’è un prima e un dopo il 4 dicembre. E io ne sono responsabile: il referendum è stato una botta per tutto il sistema Paese e noi dobbiamo rimettere in moto il Paese". Dopo il referendum del 4 dicembre, aggiunge l’ex premier "è tornata la prima Repubblica ma senza la qualità della prima Repubblica, non riguarda solo il Pd, si stanno scindendo tutti, fratture che il proporzionale fisiologicamente esalta".
"Un partito deve scegliere di rispettarsi sempre e praticare il rispetto verso la comunità di militanti e iscritti che senza chiedere niente passano le serate a organizzare le campagne elettorali e le feste dell’unità e chiedono a noi di rispettarci. In questi mesi il Pd non si è rispettato, ha buttato del tempo, ha bestemmiato il suo tempo, ha perso l’occasione per parlare fuori. Guardiamoci negli occhi rispettandoci e proviamo a capire se esiste lo spazio per immaginare un domani".
"La scissione ha le sue ragioni che la ragione non conosce. La nostra responsabilità è verso il Paese e quelli che stanno fuori. Adesso basta: si discuta oggi ma ci si rimetta in cammino. Non possiamo continuare a stare fermi a discutere al nostro interno", dice all’assemblea Pd, citando Blaise Pascal.
"Non possiamo stare fermi a dire congresso sì, congresso no. Resti agli atti quel che è accaduto in questi due mesi e mezzo. Ho cercato tutti i giorni di raccogliere le proposte degli altri per restare insieme. All’ultima assemblea due amici storici mi hanno preso a male parole per dirmi ’fai un errore’. A quel punto una parte della maggioranza e minoranza ha detto fermiamoci e mi sono fatto carico di non fare il congresso perché pensavo potessimo fare una campagna di ascolto insieme".
"Scissione è una delle parole peggiori, peggio c’è solo la parola ricatto, non è accettabile che si blocchi un partito sulla base dei diktat della minoranza". Assemblea Pd, Renzi: "Peggio della parola scissione c’è solo la parola ricatto" Condividi "C’è un altro punto per cui va fatto il congresso. E’ solo uno scontro di poteri, sì. Ma non nel modo che potete capire", aggiunge Renzi citando l’articolo di Michele Serra su Repubblica. "C’è la legittima aspirazione a diventare segretario. Ma c’è di più: a chi appartiere il potere nel Pd? Quando si definisce il congresso come il luogo della conta e non della democrazia, si sta dicendo qualcosa che va contro il cuore del partito. La condizione per cui si può stare tutti dentro, non è la logica del veto, ma che il potere appartiene ai cittadini che vanno a votare alle primarie, non ai caminetti a Roma", ha aggiunto Renzi.
"Basta con la discussione e le polemiche sul governo. Faccio un applauso a Gentiloni che è qui, per quello che sta facendo con i ministri. E’ impensabile che si trasformi il congresso in un congresso sul governo. Sarebbe un errore allucinante per tutti". Sottolinea Renzi. "Sul governo non ho cambiato idea, mi fa piacere che altri lo abbiano fatto passando dall’appoggio caso per caso all’appoggio fino a fine legislatura. Rispettiamo l’azione del governo e i poteri del presidente della Repubblica".
"Per sistemare questa assurda situazione poteva valere la pena fare un passo indietro, ci ho pensato", spiega Renzi. "Però ci ho pensato sul serio, perchè mai come questi due mesi e mezzo siamo stati laici nelle decisioni, abbiamo ascoltato tutti, ma accettare oggi che si possa dire di no a una candidatura, accettare che possa essere eliminata una persona, sarebbe un ritorno al passato. Noi stiamo insieme per confrontarci", ha aggiunto.
"Tutti si sentano a casa nel Pd, anche di discutere e di litigare". Ma a "chi per tre anni ha pensato che si stava meglio quando si stava peggio non dico che siamo nemici e neanche avversari, dico mettetevi in gioco", afferma in maniera netta. "Non potete chiedere a chi si dimette per fare il congresso di non candidarsi perché solo così si evita la scissione. Questa non è una regola del gioco democratico".
"Non accetteremo mai, mai, mai e poi mai che qualcuno ci dica ’tu non vai bene, tu nei sei parte di questa comunità’ - aggiunge - avete il diritto di sconfiggerci, non di eliminarci".
Gli scissionisti. "Siamo a un punto delicato. Una parte di noi pensa che se va avanti così il Pd va a sbattere. Non vogliamo mandare a casa Renzi per forza. Stiamo dicendo che vogliamo discutere di una correzione di rotta. Renzi ha alzato un muro. Ma se si va avanti così, non sarà possibile aprire una discussione", aggiunge Pierluigi Bersani, ospite di ’In mezz’ora’. "Chi guida il più grande partito della sinistra europea - dice - avrebbe il dovere di ascoltare le grida di dolore che si alzano non solo tra i dirigenti del partito".
"Sono di sinistra - aggiunge Bersani - e non sopporto di vedere un livello di desuguaglianza così aberrante. Sarà anche lui di sinistra, ma perdiamo rapporti con un pezzo di Paese. Lavoratori insegnanti e piccoli imprenditori non ci capiscono. Vediamo, non decido io".
"Ci hanno bastonato e dicono di soffrire loro...", sottolinea Enrico Rossi, dopo gli interventi dell’assemblea dem. "Hanno alzato un muro. Tutti, anche Veltroni e Fassino. Sia nel metodo che nella forma. Tutti interessati a difendere Renzi", aggiunge il governatore della Toscana, "per noi la strada, invece, è diversa, è un’altra". "Sono maturi i tempi per formare una nuova area", dice, "già ci sono stati milioni di cittadini che hanno abbandonato". A quando la scissione? "I tempi sono quelli per la costruzione di una nuova forza con quei cittadini che non considerano più a sinistra il Pd".
"L’Assemblea nazionale ha deciso l’avvio del Congresso. Andarsene per una data è sbagliato", ribatte il vice segretario del Pd Lorenzo Guerini alla minoranza Pd aggiungendo: "Ascoltiamo volentieri la minoranza, c’è un dibattito aperto, se però c’è una scelta già compiuta è sbagliata e la assumo con rammarico. Ci sono i tempi tecnici, l’avvio del percorso congressuale è iniziato con le decisioni di oggi".
PAURE, SPERANZE E RISCHIO SCISSIONE: IL POPOLO PD SCRIVE A REPUBBLICA
Che le posizioni fossero distante lo si era capite già ampiamente. Massimo D’Alema oggi non ha partecipato all’assemblea: "È una perdita di tempo provare a trattare con Renzi, io lo conosco, non farà mai passi indietro", aveva detto. Enrico Rossi, Roberto Speranza e Michele Emiliano con Bersani e lo stesso D’Alema, continuano a ripetere che non saranno al congresso se questo sarà solo l’occasione per Renzi di "prendersi una rivincita". Emiliano ha scritto su Facebook di avere ottenuto da Renzi la garanzia che non si vota prima del 2018, e aggiunge: "Con Renzi la "linea rossa" è attiva. Noi diciamo: fare la conferenza programmatica e le primarie a settembre".
Ma la minoranza ha messo comunque sul tavolo parole pesanti per il segretario del Pd: "Non costringete questa comunità ad uscire dal Pd. Noi speriamo di non dover dire cose drammatiche nelle prossime ore ma se dovesse essere necessario non avremo paura", ha detto Emiliano. "Ci auguriamo che cambiando si possa proseguire sotto lo stesso tetto. Se non sarà così nessun patema. Anche perché in futuro saremo chiamati a collaborare per il bene del Paese" aggiunge Enrico Rossi. "Se non si dovessero capire le nostre istanze sarà normale un nuovo inizio. Non come chiusura o stretta identitaria", le parole di Roberto Speranza.
Le richieste della sinistra Pd per evitare la scissione sono i tempi del il congresso, fino a ottobre-novembre, il sostegno al governo Gentiloni fino al 2018, la conferenza programmatica e la legge elettorale senza capilista bloccati. Punti imprescindibili su cui si consuma la frattura e che se non saranno accolti sancirà la spaccatura del Pd. Che per Speranza c’è già stata: "Mi ha chiamato Renzi. Gli ho detto che questa scissione c’è già nei contenuti ma pare che lo vediamo solo noi...".
Tra i più vicini a Renzi è cresciuta l’insofferenza, con le richieste della sinistra Dem riassunte come una richiesta della testa di Renzi. Rendendo vano ogni tentativo di dialogo. E per trovare il punto d’incontro ormai il tempo è agli sgoccioli. Il Pd è quanto mai vicino a una frattura insanabile tra le sue due anime principali, ed entrambe fanno muro: alle richieste della minoranza risponde duro il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini che twitta: "Gli ultimatum non sono ricevibili". Il presidente del Pd Orfini ha tentato ancora una mediazione: "La prima parte del congresso si può dedicare a una discussione programmatica". Ma per Orfini è indispensabile il congresso prima delle amministrative, mentre la sinistra Dem lo vuole successivo. E la spaccatura continua ad allargarsi come mai prima.
Ileana Argentin conquista la platea di #assembleapd con un intervento crudo da ’non renziana’ che stavolta sta con le ragioni di Renzi
Emiliano: "Ho fiducia in Renzi, io disponibile a fare un passo indietro" "E’ a portata di mano" ritrovare l’unità: "Siamo a un passo dalla soluzione. Un piccolo passo indietro consente a una comunità di farne cento avanti. Io sto provando a fare un passo indietro, ditemi voi quale, che consenta di uscire con l’orgoglio di appartenere a questo partito. Senza mortificare nessuno". Lo dice Michele Emiliano in assemblea Pd e aggiunge: "Stasera non posso che dire al segretario che ho fiducia in lui" Simona Casalini 16:12 - 19 Feb Tocci: "Quale demone si è impadronito delle nostre volontà?" "Non riesco a credere che ci siamo arrivati. Quale demone si è impadronito delle nostre volontà": lo ha detto il senatore Walter Tocci commentando l’ormai probabile scissione nel partito. Simona Casalini 16:05 - 19 Feb Bersani: "Decisione dopo la replica di Renzi"
Ci sarà la scissione e quali saranno i tempi? "E’ naturale che, sentite le conclusioni, i tre che hanno presentato altre proposte (Emiliano, Rossi e Speranza ndr) si vedano e decidano che fare. Con le dimissioni da segretario parte da adesso il congresso. E’ stata presa una decisione da Renzi e non credo che se la rimangerà subito. Ma non usciamo dalla sala con le bandiere rosse in mano, prenderemo una decisione...". Lo dice Pierluigi Bersani a Lucia Annunziata.
Giovanni Gagliardi a cura di Alessio Sgherza Emiliano: "Ho fiducia in Renzi, io disponibile a fare un passo indietro" "E’ a portata di mano" ritrovare l’unità: "Siamo a un passo dalla soluzione. Un piccolo passo indietro consente a una comunità di farne cento avanti. Io sto provando a fare un passo indietro, ditemi voi quale, che consenta di uscire con l’orgoglio di appartenere a questo partito. Senza mortificare nessuno". Lo dice Michele Emiliano in assemblea Pd e aggiunge: "Stasera non posso che dire al segretario che ho fiducia in lui" Simona Casalini 16:12 - 19 Feb Tocci: "Quale demone si è impadronito delle nostre volontà?" "Non riesco a credere che ci siamo arrivati. Quale demone si è impadronito delle nostre volontà": lo ha detto il senatore Walter Tocci commentando l’ormai probabile scissione nel partito. Simona Casalini 16:05 - 19 Feb Bersani: "Decisione dopo la replica di Renzi"Ci sarà la scissione e quali saranno i tempi? "E’ naturale che, sentite le conclusioni, i tre che hanno presentato altre proposte (Emiliano, Rossi e Speranza ndr) si vedano e decidano che fare. Con le dimissioni da segretario parte da adesso il congresso. E’ stata presa una decisione da Renzi e non credo che se la rimangerà subito. Ma non usciamo dalla sala con le bandiere rosse in mano, prenderemo una decisione...". Lo dice Pierluigi Bersani a Lucia Annunziata.
Guerini: "Scissione già decisa è un errore"
"L’Assemblea nazionale ha deciso l’avvio del Congresso. Andarsene per una data è sbagliato". Lo ha detto il vice segretario del Pd Lorenzo Guerini alla minoranza Pd aggiungendo: "Ascoltiamo volentieri la minoranza, c’è un dibattito aperto, se però c’è una scelta già compiuta è sbagliata e la assumo con rammarico. Ci sono i tempi tecnici, l’avvio del percorso congressuale è iniziato con le decisioni di oggi".
Giovanni Gagliardi a cura di Alessio SgherzaCORRIERE.IT
Corriere della Sera / politica l’assemblea del partito Pd, Renzi si dimette e attacca:
«Peggio di scissione solo ricatto, non
potete chiedermi di non candidarmi» A Roma Matteo Renzi formalizza le dimissioni da segretario del Partito Democratico e affonda: «Peggio della parola scissione c’è solo la parola ricatto. Fermiamoci ma poi dobbiamo ripartire». Bersani: «Alzato muro, non colto appello della minoranza» di Annalisa Grandi e Alessandro Trocino shadow 153 Ricarica la pagina 17:37 Pd, indetto il congresso. Renzi si dimette, Emiliano media
Si è conclusa con una mediazione e la convocazione del congresso la giornata cruciale del Pd nell’assemblea romana. All’intervento del segretario Matteo Renzi che ha fatto appello all’unità del partito democratico, ha rassegnato le sue dimissioni da segretario, ricandidandosi però alla stessa carica, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha proposto una linea meno dura rispetto a quella della minoranza scissionista guidata da Rossi. «L’unità è a portata di mano» ha detto Emiliano facendo un passo indietro e auspicando una «strada condivisibile per tutti». «Non sono renziano, ma la battaglia va condotta dentro il Pd» le parole di Cesare Damiano che si è inserito nel solco degli appelli all’unità già pronunciati da Walter Veltroni, Piero Fassino, Franceschini, e Gianni Cuperlo che ha invitato a scendere dalla macchina in corsa: «Sarà meno ardito, ma alla fine saremo tutti vivi». Duri Pierluigi Bersani («Il segretario ha alzato un muro») e Guglielmo Epifani che ha accusato Renzi di aver «tirato dritto» e dice: «Ora la minoranza farà la sua scelta».
17:30 Renzi esce dall’hotel Parco dei PrincipiMatteo Renzi, ex premier e segretario ormai dimissionario del partito democratico lascia l’assemblea Pd con in mano il tapiro di Striscia la Notizia . «Lasciatemi stare che ho il tapiro», l’unica battuta rilasciata ai giornalisti che gli chiedevano una reazione a caldo sulla giornata.
17:25 Orfini chiude i lavoriUltimo a prendere la parola è stato il presidente dell’assemblea, Matteo Orfini che ha chiuso i lavori della giornata romana e ha ricordato: «È formalmente indetto il congresso. Convocherò la direzione per martedì, con la nomina della commissione di garanzia per il congresso»
16:38 Emiliano media: «Troviamo una strada condivisibile per tutti»«Sto facendo uno sforzo per non tornare al clima precedente che ci potrebbe portare in una situazione di grande difficoltà» ha detto Emiliano dal palco. «Ragioniamo di una conferenza programmatica che tolga ogni alibi al congresso come ha detto Andrea Orlando». «Penso a questo punto di potervi dire - precisa Emiliano - che consegno con la massima determinazione e affetto, la possibilità vera e reale di togliere ogni alibi al processo di scissione. Il problema è solo di metodo. Troviamo una strada condivisibile per tutti»
16:30 Emiliano: «L’unità è a portata di mano»
«Non abbiamo nessuna particolare urgenza di arrivare al termine della legislatura» l’intervento di Michele Emiliano: «Serve una guida che abbia una naturale capacità di tenere insieme le cose diverse» ha precisato dal palco. «Penso che sia importante se riusciamo a restare insieme, l’unità è a portata di mano» ha detto Emiliano: «La saggezza di chi fa politica non è solo nella coerenza. Talvolta fare un piccolo passo indietro consente alla comunità di farne cento avanti. Sto provando a fare quel passo indietro. Ho fiducia nel segretario e nella sua capacità di guidare questa gente meravigliosa»
16:24 L’appello di Damiano all’unità«Noi vogliamo come Partito Democratico arrivare fino alla fine della legislatura perché abbiamo una responsabilità nei confronti del Paese» ha precisato Damiano nel corso del suo intervento spiegando la necessità di intervenire su temi come il lavoro, gli appalti, gli ammortizzatori. «Un partito non vive di quotidianità, vive di orizzonti. Le scelte di questi giorni decideranno se la sinistra sarà ancora in grado di governare questo Paese. L’appello all’unità non al cuore e ai sentimenti, ma alla ragione».
16:19 Damiano: «La battaglia alternativa a Renzi si fa dentro il Pd»«Ho sentito molti appelli all’unità, ma credo che non basti più» ha esordito nel suo intervento Cesare Damiano ammettendo di essere logorato dalla discussione: «Ci stiamo giocando la storia che abbiamo alle spalle, ma anche il futuro. La parola scissione è sofferenza, ma non soo perché ci sarà un’onda d’urto che riguarderà il partito e il governo, la società. Per fermarci però dobbiamo vincere la malattia che ha colpito il partito, siamo il partito degli opposti estremisti». «Abbiamo bisogno di un perno per la ricostruzione unitaria» ha precisato Damiano. «Non sono renziano e non intendo diventarlo, ma lo dico con chiarezza: la battaglia alternativa a Renzi la voglio condurre dentro il Pd, perché questo è il luogo. Mi auguro che non ci sia una fuoriuscita. Sia chiaro però che chi resta non si iscrive alla linea renziana, ma resta per ricostruire da dentro il Pd».
16:13 Verducci: «Il Pd è la grande speranza dell’Italia»Francesco Verducci si rivolge a «chi vuole bene al Pd» e chiede all’assemblea di non dividere il partito: «Basta alibi - dice - Basta toni incendiari. Oggi di fronte ad una destra così pericolosa e arrembante, non possiamo dividerci. Dobbiamo costruire un grande partito democratico e rilanciare la sua vocazione maggioritaria come alternativa alle destre».
16:01 Zampa: «Credo all’unità, ma non dovevamo arrivare a questo punto»
«Io sono una di quelli che all’indomani del risultato del referendum aveva chiesto il congresso e credo che Renzi abbia sbagliato a rinviarlo dopo averlo annunciato. Occorre arrivare fino in fondo ora, siamo in ritardo rispetto alla data che auspicavamo. Tuttavia riconosco il valore enorme dell’unità» ha spiegato la senatrice del Pd: «Credo che la parola unità debba accompagnarsi alla parola responsabilità, per questo dico al segretario che non dovevamo arrivare a questo punto». Quindi l’invito agli scissionisti: «A chi sta aprendo la porta del Pd per mettere fuori i piedi e uscirne, dico di non consumare l’ennesimo errore. Credo che dobbiamo dire loro di assumersi la responsabilità di guardare la realtà in faccia: in un mondo frammentato, diviso e lacerato, il Pd non può alimentare altre divisioni».
15:44 Poletti: «Serve un partito unico e robusto»Nel primo pomeriggio, l’intervento del ministro del lavoro, Giuliano Poletti. «Questi tre anni non sono un buco nero» ha spiegato parlando di lavoro, voucher e ammortizzatori sociali. «Noi abbiamo una grande responsabilità in mano, là fuori c’è tanta gente che ci vuole votare e che ci ha votato. Fuori ci sono milioni di italiani che ci votano per quello che siamo. Non possiamo dire è stato uno scherzo. Abbiamo bisogno di un confronto che ci consenta di costruire questa nuova relazione con i cittadini. Come noi dialoghiamo con la società è un problema che c’è. Non servono due partitini, ma un unico partitone, grande e robusto».
15:41 Martina: «La scissione fa solo un favore alla destra»
A In mezz’ora di Lucia Annunziata è intervenuto anche il ministro dell’agricoltura Maurizio Martina, invitando a fare di tutto «per evitare la scissione: frammentare il campo credo faccia solo un favore alla destra». «Credo che bisognerebbe tornare a queste riflessioni elementari - ha quindi spigato - inviterei alla massima prudenza. Di certo la divisione non aiuta a lascia il campo agli avversari»
15:35 Parrini: «Dò per scontato che Renzi non replicher໫Dò per scontato che Renzi non replicherà. Si è dimesso. Il congresso e già convocato» ha dichiarato Dario Parrini, a margine dell’Assemblea del Pd sul programma che prevedeva la risposta del segretario, ormai dimissionario, al termine di tutti gli interventi.
15:28 Rossi: «Si è alzato un muro, la strada è un’altra»«È stato alzato un muro, sia nel metodo che nella forma. Per noi la strada è un’altra. Sono maturi i tempi per formare una nuova area. Ci sono stati milioni di cittadini che hanno abbandonato questo Pd» ha commentato Enrico Rossi intervenuto a proposito dell’assemblea nazionale Pd: «Abbiamo posto lo stesso problema che milioni di cittadini pongono e che avvertono il PD come un partito non più di sinistra. Abbiamo provato ad avanzare alcune idee,invece è stato alzato un muro e non abbiamo avuto nessuna risposta di merito né di metodo».
15:22 Delrio: «Apriamo una discussione approfondita»«Credo sia giusto che il congresso si apra. Il segretario ha fatto bene a dare dimissioni. Il fatto di aprire il congresso non è una sfida, non è un cotto e mangiato» le parole del ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio intervenuto in collegamento con la trasmissione In mezz’ora. «Bisogna ricominciare - precisa - A cosa serve un partito diviso? A nulla, ma neanche un partito che continua a insultarsi tutto il giorno. Noi stiamo dicendo: ‘cominciamo una discussione più approfondita’». E sulla scissione spiega che rappresenterebbe «un indebolimento per il governo e per il Paese».
15:11 Boccia: «Difenderò sempre il diritto di Renzi a ricandidarsi»«Anche se non lo rivoterei io difenderò sempre il sacrosanto diritto di Matteo Renzi di ricandidarsi a segretario del Pd» dice Francesco Boccia, della minoranza Pd, all’assemblea nazionale del partito. Che poi ha chiuso il suo intervento precisando: «La scissione è la morte di un progetto politico che non è nostro, ma che è nato grazie alla lungimiranza di un pezzo di classe dirigente che ha avuto la capacità di tagliarsi i ponti alle spalle».
14:48 Bersani: «No a divisioni a cuor leggero ma il Pd non è più mio»
«Non possiamo affrontare a cuor leggero un tema come la divisione o altre scelte - ha aggiunto Bersani sempre ospite di Lucia Annunziata - Anche se ho sempre detto che da casa mia non mi butta fuori nessuno, se mi accorgo che non è più casa mia ma il partito di Renzi non saprei come fare». «Renzi - aggiunge l’ex segretario dem - sarà per la sinistra delle opportunità, delle eccellenze e di quant’altro fa spettacolo. Io sono per la sinistra dell’uguaglianza».
14:46 Guerini: «Minoranza ha già scelto, peccato»
«L’assemblea ha deciso l’avvio del congresso, il più alto momento di democrazia interna, andarsene per una data è sbagliato dice il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini dopo le dichiarazioni dei bersaniani - Avremmo voluto ascoltare la minoranza, in assemblea non ne abbiamo sentiti molti. È una scelta già compiuta che assumo con rammarico».
14:41 Bersani: «Renzi ha alzato un muro»E alla trasmissione «In mezz’ora» di Lucia Annunziata interviene Pierluigi Bersani: «Siamo a un punto delicato, se il Pd va avanti così andiamo a sbattere. Non diciamo abbiamo ragione per forza, vogliamo mandare a casa Renzi per forza, diciamo che vogliamo poter discutere di una urgente correzione di rotta. Il segretario ha alzato un muro, ha detto si va avanti cosi, vuol dire fare un congresso cotto e mangiato in tre mesi dove non sarà possibile aprire discussione. Ma c’è ancora la replica da sentire. Abbiamo chiesto di tornare alla normalità, chi ha forzato la mano non siamo noi, abbiamo già scelto ma stiamo invocando di rimetterci in carreggiata per riprendere a discutere ed evitare di andare a sbattere».
14:36 Cuperlo: «Resto nel Pd? Ogni giorno ha la sua scelta»
E dopo il suo intervento dal palco parla ancora Gianni Cuperlo: «Mi aspettavo un’apertura da parte di Renzi - dice - Lavorerò fino all’ultimo per unire». Ma sul futuro non si sbilancia: «Se resto nel Pd? Ogni giorno ha la sua scelta».
14:17 Minoranza: «Oggi no scissione ma non parteciperemo al congresso»«Oggi non annunciamo la scissione ma non parteciperemo al congresso - annuncia Davide Zoggia, esponente della minoranza dem, parlando con i cronisti - Nei prossimi giorni vedremo cosa fare. Davanti all’atteggiamento inutilmente muscolare del segretario e ai toni di scherno usati nei confronti di padri fondatori, le conseguenze sono già date. Noi abbiamo un progetto politico che ieri si è materializzato al teatro Vittoria». A quanto si apprende, la minoranza Pd lascerà alla spicciolata l’assemblea senza votare la relazione di Renzi.
14:12 Orfini: «Nessun candidato alla segreteria, al via congresso»E si chiudeva alle 13.30 la possibilità per chiunque volesse di candidarsi alla segreteria del partito dopo le dimissioni di Matteo Renzi. Ma il presidente Matteo Orfini annuncia che nessuna candidatura è pervenuta e quindi «partirà automaticamente il congresso anticipato». Lo stesso Orfini spiega che nei prossimi giorni verrà fissata la direzione che nominerà la commissione per il congresso.
14:10 Stumpo: «Così non si va avanti ma aspettiamo la fine»Mentre l’assemblea è ancora in corso parla il bersaniano Nico Stumpo, a riassumere le posizioni della minoranza: « Noi non vogliamo che Renzi non si candidi, è peccato che si ridicolizzino così certe posizioni. La realtà è che ci è stato proposto di discutere non so di cosa nelle convenzioni congressuali e il tema è la legittimazione del segretario. Con questa discussione c’è poco da andare avanti, aspettiamo la fine dell’assemblea e quando si spengono le luci diremo cosa faremo».
13:58 Franceschini: «Non è il momento di dividersi»«Renzi ha indicato con chiarezza la strada - dice il ministro Dario Franceschini - Non è il momento di dividersi ma di provare a ricostruire il rapporto con il Paese, di capire quali sono le ragioni di disagio di chi ci ha girato le spalle. Non si può segare la gamba su cui si tiene il governo, ovvero il Partito Democratico. Non consumate tutto oggi: c’è tempo. Lo statuto prevede che la direzione elegge una commissione per il congresso in cui ci sono anche i rappresentanti dei candidati. In questi quattro mesi entro i quali lo statuto impone di tenere il congresso, si possono ricostruire le regole e le garanzie. Non dividiamoci oggi: se vi alzate da quelle sedie, non importa quanti sarete, ma sarà una ferita per la nostra storia e per un percorso comune che abbiamo il dovere di proseguire insieme».
13:50 Giachetti: «Per minoranza Pd è unito solo senza Renzi»
Tocca poi a Roberto Giachetti, prendere la parola: «Il problema che sembra di comprendere non è che questo è un partito in cui ci devono stare tutti, la sensazione è che questo sia un partito di tutti ad eccezioni di uno, il problema per tenere unito il Pd è Matteo Renzi. Ma per verificare questo non ci sarebbe niente di meglio che fare il congresso il prima possibile. Così da dare al popolo la possibilità di dire cosa pensa». E Giachetti si rivolge poi a D’Alema: «Salutiamo il `conducator´ della scissione, Massimo D’Alema che in quanto a coerenza non ha mai smesso di indicarci la linea. È fresco, fresco in giro per l’Italia ad organizzarsi».
13:3513:23 Veltroni a minoranza: «No scissione, Pd ha bisogno di voi»
Quindi a prendere la parola sul palco è Walter Veltroni: «Quello sta accadendo è sbagliato - dice, facendo poi un salto nel passato - Se la sinistra fosse stata unita non avrebbe vinto Berlusconi, se l’esperienza del governo Prodi fosse proseguita la storia italiana avrebbe avuto un altro corso. Dopo le elezioni del 2006 successe di tutto. Se non vi fosse stata la divisione della sinistra, Romano Prodi nel 2013 sarebbe stato eletto presidente della Repubblica. La sinistra quando si è divisa ha fatto male a se stessa e al Paese: questa è la verità. Faccio un appello alla minoranza perché non si separi dalla strada di tutti noi. Delle loro idee, del loro punto di vista il Pd ha bisogno. Il Partito Democratico - aggiunge - nacque per fusione non per scissione e oggi rischia di rompersi il più grande partito della sinistra europea per una questione che appare interna, di procedure e di tempi, che non sarà capita». Poi precisa: «Se la prospettiva è il ritorno ad un partito che sembra la Margherita e a uno che sembra i Ds allora non chiamatelo futuro chiamatelo passato, perché quello è il nome giusto».
13:09
12:59 Cuperlo cita «Gioventù bruciata»: «Scendiamo dalla macchina»
«Oggi entra in discussione la possibilità di spezzare il filo in cui ha camminato la sinistra italiana - dice dal palco Gianni Cuperlo - La rottura può essere una crepa nella diga, non si ferma l’acqua con le dita» aggiunge. Quindi si rivolge a Matteo Renzi: «Non sono io a non aver riconosciuto il segretario ma chi era alla guida non ha tollerato le critiche. Chi era alla guida pensava che ogni critica fosse espressione del morto che acchiappava il vivo: non è così. Le parole gufi, slealtà, sono state un momento di umiliazione. Non siamo mai stati davvero fino in fondo un gruppo dirigente, la dialettica è divenuta conflitto. Non si guida la sinistra italiana rompendo vincoli e cancellando geografie». E ancora, rivolto sempre a Renzi, ha utilizzato il paragone con le auto in corsa verso il burrone nel film «Gioventù bruciata»: «Scendi dalla macchina. Se accogli la mia richiesta vesti i panni di chi sta al timone e sceglie la rotta giusta. Se io fossi stato il segretario del Partito Democratico oggi sarei salito su questa tribuna e avrei detto alcune cose: non entra in discussione una data del congresso, non è la lotta di potere, in gioco c’è molto di più, l’idea di spezzare questo progetto è un pericolo enorme per tutti. Bisogna fermarsi, anche solo per un attimo».
12:47 Fassino: «Pd casa di tutti, confrontiamoci»
Prova a ridurre le distanze con la minoranza Piero Fassino, dal palco dell’assemblea dice: « C’è spazio per tutti, il Pd è la casa di tutti. Quando ho sentito la parola scissione, io ho avuto un grande turbamento, se la pronunci ti vincolano e sei prigioniero della parola. Tiriamola via, non usiamola più e lavoriamo a creare condizioni perché congresso che oggi parte sia un congresso in cui ci misuriamo e discutiamo. Il mio appello è a stare insieme. Serve orgoglio del patrimonio, di quello che il partito rappresenta: non c’è altro progetto per la guida del Paese. È l’ora della responsabilità di tutti noi»
12:28
12:30 Epifani: «Renzi tira dritto, minoranza farà la sua scelta»
«Noi ci aspettavamo un proposta, il segretario ha tirato dritto, io credo che sia un errore perché un grande partito deve avere a cuore il superare le difficoltà ed è il segno della democraticità del processo. Se viene meno è chiaro che in molti si apre una riflessione che porterà ad una scelta. Non è un ricatto ma per stare in un partito ci vuole rispetto reciproco» ha detto dal palco Guglielmo Epifani
12:08 «Si va avanti allegri e frementi»«Si va avanti perché questo partito ha voglia di giustizia e di uguaglianza - ha concluso Renzi, citando Joseph Conrad - Se deve cambiare qualcosa lo farà sulla base di quello che dicono gli iscritti non dei caminetti. Scusatemi se abbiamo zigzagato in questi mesi. Ora la ripartenza sarà al Lingotto. Tante sono le sfide. Noi cerchiamo di cambiare le cose con il sorriso sulle labbra. Si va avanti allegri e frementi. Viva il Pd e viva l’Italia».
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12:03 «Non potete chiedermi di non candidarmi»
«Ho pensato a un passo indietro ma non è accettabile - ha spiegato Renzi - Tutti si sentano a casa nel Pd, liberi di discutere ma se in tutte le settimane c’è un’occasione di critica, se per tre anni si è pensato che si stava meglio quando si stava peggio, io non dico che siamo nemici né avversari ma dico `mettetevi in gioco´, non continuate a lamentarvi ma non potete immaginare di chiedere a chi si dimette per fare il congresso di non candidarsi per evitare la scissione non è una regola democratica». E poi, rivolgendosi alla minoranza: «Avete il diritto di sconfiggerci, non quello di eliminarci»
12:01 «Basta polemiche sul governo»«Basta con la discussione e le polemiche sul governo - dice dal palco Renzi precisando - È impensabile che si trasformi il congresso in un congresso sul governo. Sarebbe un errore allucinante per tutti».
11:59
11:55 «Partito più forte dei destini dei leader»
E ancora: «Il Partito Democratico è più forte dei destini personali dei leader, comunque si chiamino. Vi chiedo di andare avanti, ci sono le condizioni per ripartire dai contenuti, non dalle guerricciole interne»
11:52
11:47 «Non accetto chi dice che ha copyright della parola sinistra»
«Ehi Beppe - prosegue Renzi rivolgendosi a Grillo - che bel regalo ti stiamo facendo parlando solo di noi mentre nel M5s ci sono le polizze vita, i capi di gabinetto, mentre esercitate un garantismo ai giorni alterni: quando indagano i vostri garantisti, quando indagano gli altri urlate consegnatevi, confessate. Che pessima immagine sta arrivando fuori di qui». «Il congresso è l’alternativa al modello Casaleggio, senza quello diventiamo come gli altri» aggiunge l’ex presidente del Consiglio per poi sottolineare: «Io non accetto che qualcuno pensi di avere il copyright della parola sinistra. Anche se non canto bandiera rossa penso che il Pd abbia un futuro che non è quello che altri immaginano».Renzi si è quindi rivolto a Walter Veltroni, presente a Roma, per ringraziarlo: «Nei momenti di difficoltà lui c’è sempre stato, dobbiamo ripartire dal Lingotto. Il potere nel Pd appartiene ai cittadini che vanno a votare alle primarie non ai caminetti e alle correnti che ci sono a Roma. Il Pd si può basare su dei voti ma non su dei veti»
PEZZO DI VERDERAMI SUL CORRIERE DI STAMATTINA
«I o faccio lo spettatore», dice Berlusconi. Talmente interessato da voler capire di persona quanto sta accadendo nel Pd .
Perciò la scorsa settimana ha accolto l’invito ad incontrare riservatamente Emiliano: appuntamento a cena in un’abitazione romana, quattro coperti a tavola padroni di casa compresi. Il Cavaliere desiderava sapere se il Pd si stava davvero avviando alla scissione, ed era parso sollevato dalle parole dell’interlocutore, che aveva garantito sulla tenuta del proprio partito: «E comunque io non me ne andrò mai», aveva detto lapidario Emiliano.
Ma si sa, in politica le cose possono evolvere rapidamente. Lo testimonia il fatto che ieri il governatore pugliese sia apparso sul palco di un teatro romano in compagnia dei «diversamente democratici». Ciò non significa che il pronostico fatto a cena sia già stato smentito dagli eventi, viste le trattative ancora in corso. E soprattutto non è detto che Emiliano finisca per smentire se stesso, impegnato com’è nel cercare un compromesso. Perché un conto è la posizione di D’Alema, che da tempo teorizzava e praticava la rottura, così da indebolire il leader del Pd e garantire alla «ditta» un ruolo che nel partito aveva ormai perso. Altra cosa è la scelta di quanti provengono da una diversa tradizione.
Le dichiarazioni di Emiliano e del lettiano Boccia segnalano come la scissione per alcuni sia un passaggio drammatico, lo si intuiva alla convention dei «diversamente democratici». Il loro disagio non era limitato alle scelte iconografiche e musicali (i pugni chiusi e Bandiera Rossa); né poteva essere ridotto a una questione di lessico politico e armamentario ideologico (la critica al capitalismo, la condanna delle spese militari a danno della sanità, la scelta delle tute blu invece del maglioncino di Marchionne). Il problema è la prospettiva, il rischio che di qui a breve si possa scatenare la bagarre sulla leadership, il timore che la «ditta» lavori comunque e solo per la «ditta».
In ogni caso, di quel colloquio a cena Berlusconi ricorda gli attestati di stima e simpatia del suo interlocutore, «già fatti in pubblico e in tempi non sospetti, presidente». «Lo so, non l’ho dimenticato», aveva risposto il Cavaliere ad Emiliano: «Altri invece mi hanno deluso profondamente». E giù una tiritera contro Renzi. Se i rapporti personali con il leader del Pd sono «irrimediabilmente compromessi», come rivela un autorevole esponente democrat del governo, è altrettanto vero che — nella prospettiva delle larghe intese — il Cavaliere sa farsi concavo e convesso all’occorrenza. Perciò attenderà di capire come finirà la sfida nel Pd e con chi in futuro dovrà confrontarsi.
In fondo Berlusconi ha coltivato rapporti con tutti a sinistra durante il suo ventennio, e in tutti ha fatto maturare un pizzico di berlusconismo. D’Alema, per esempio, storico cultore del partitismo, ora dice ciò che da sempre sostiene il Cavaliere: «Noi non saremo un partito, saremo un movimento», ha annunciato presentando la futura piattaforma anti-renziana. Proprio ciò che il leader azzurro ripete ossessivamente ai suoi dirigenti: «Non definite mai Forza Italia un partito ma un movimento». I sondaggi lo consigliano: il termine «partito» sta in coda agli indici di gradimento...
Che sia Renzi (obtorto collo), che sia Emiliano (a cui accredita un futuro), che sia Gentiloni (a cui ha fatto pervenire gli auguri), Berlusconi in ogni caso è pronto a dialogare, «nell’interesse del Paese». Ma l’eventuale scissione gli creerebbe più di un problema. Uno è di prospettiva, ed è stato sollevato dal capogruppo forzista Romani, secondo il quale — in caso di scissione — Renzi potrebbe spostare il posizionamento del Pd «al centro», finendo per sovrapporsi a Forza Italia ed entrando in competizione per lo stesso elettorato.
L’altro problema è legato invece alla contingenza, riguarda la tenuta dell’esecutivo e dunque della legislatura. Il Cavaliere, a cui non mancano mai informazioni di prima mano dal Pd, è giunta voce di un Gentiloni sinceramente preoccupato dall’eventuale rottura del partito, che «danneggerebbe il governo» perché renderebbe «molto più faticoso il nostro lavoro in Parlamento». Da tempo c’è una rete di protezione azzurra alle Camere, volta a evitare l’irreparabile. Si vedrà se e come rafforzarla. Intanto si aspetta l’esito dell’assemblea pd. A Berlusconi hanno spiegato che oggi potrebbe non essere il giorno decisivo: la dead line per la scissione sarebbe fissata a martedì, quando si terrà la direzione che dovrà nominare la commissione per il congresso. Problemi statutari che il Cavaliere non ha mai avuto.
Francesco Verderami