Notizie tratte da: Alexander Lee, Il Rinascimento , 19 febbraio 2017
LIBRO IN GOCCE NUMERO 126 (Il Rinascimento cattivo) Vedi Biblioteca in scheda: manca Vedi Database in scheda: manca MICHELANGELO E IL NASO DEL DAVID Michelangelo
LIBRO IN GOCCE NUMERO 126 (Il Rinascimento cattivo)
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MICHELANGELO E IL NASO DEL DAVID
Michelangelo. Michelangelo, riferisce il suo biografo Paolo Giovio, era noto per l’incuria del suo aspetto e sembrava quasi provar gusto a vivere nello squallore. Restio a lavarsi e cambiarsi, era accompagnato dal sentore poco gradevole del corpo non lavato.
Leonardo. Dedito a illecite pratiche magiche, Leonardo da Vinci fu accusato il 9 aprile 1476 di aver sodomizzato Jacopo Saltarelli, un giovane che notoriamente si prostituiva. Per fatti analoghi Benvenuto Cellini subì due condanne, nel 1523 e nel 1557, mentre evitò per poco, grazie all’intervento dei Medici, un lungo periodo di prigionia. Va aggiunto che commise almeno due omicidi e fu accusato di aver rubato gioielli appartenuti niente meno che al papa. Francesco Petrarca, considerato il padre dell’umanesimo rinascimentale, generò almeno due figli quando già era negli ordini minori, e la musica del compositore e aristocratico Carlo Gesualdo raggiunse le più alte vette solo dopo che egli ebbe ucciso la moglie, il suo amante e forse anche il figlio.
Firenze. Nel 1492 Firenze era una grande città in pieno rigoglio. Aveva già una popolazione di oltre trentamila anime. Già nel 1338 i suoi abitanti consumavano più di 20mila litri di vino al giorno e intorno a 100.000 all’anno tra ovini, caprini e suini. A metà del XVI secolo Firenze vantava non meno di 59mila abitanti, così che solo Parigi, Milano, Venezia e Napoli le erano rivali per numero di abitanti.
Ricchezze. Nel 1427 circa un quarto della ricchezza era posseduto dall’1% delle famiglie. Il 60 % meno agiato della popolazione possedeva, complessivamente, poco più del 5 % della ricchezza.
David. È noto che tra il 1501 e il 1503 Michelangelo per certi versi fu estremamente riservato. Essendo stato autorizzato a scolpire il David nei laboratori dell’Opera del Duomo vicino alla cattedrale, egli allestì intorno al blocco di marmo un involucro di assi e cavalletti, e lavorò il blocco al riparo da sguardi indiscreti.
Naso. Il caso del naso del David, sollevato da Pier Soderini un giorno che andò a visitare Michelangelo mentre scolpiva. Disse Soderini a Michelangelo che quel naso gli sembrava grosso. Allora Michelangelo, per compiacerlo, salì sul ponte accanto alle spalle del David, prese uno scalpello e un poco di polvere di marmo, e cominciò a battere leggermente con l’arnese, lasciando cadere ogni volta un po’ di polvere, ma senza mai toccare il naso. Poi guardando in basso, disse a Soderini, che lo stava osservando: «Guardatelo ora». «A me piace di più. Gli avete dato la vita» rispose quello.
Uccello. Paolo Uccello, che dipingendo alcune scene delle vite dei Padri della chiesa nel chiostro di San Miniato, fu esasperato dal fatto che l’abate non gli desse altro vitto che formaggio. Non volendo piantar grane, all’inizio l’artista non disse niente, ma la monotonia della dieta finì col riuscirgli insopportabile. Lasciò il monastero e si rifiutò di toccare i pennelli finché non gli fu dato un cibo più vario.
Cosimo. «Era tanto universale in ogni cosa, che con tutti quelli che parlava, aveva materia: s’egli era con uno litterato, ragionava della sua facultà; se di teologia con teologi parlava, egli n’aveva grandissima perizia, per essersene sempre dilettato (…) S’era di filosofia, quello medesimo (…) Se fussino istati musici, egli n’aveva notizia, e alquanto se ne dilettava. Se praticava con pittori o scultori, egli se ne dilettava assai, e aveva alcuna cosa in casa di singulari maestri. Di scultura, egli n’era intendentissimo; e molto favoriva gli scultori e tutti gli artefici degni (…) Dell’architettura egli fu peritissimo, come si vede per più edifici fatti fare da lui; ché non si murava o faceva nulla senza parere o giudicio suo; e alcuni che avevano a edificare, andavano, per parere, a lui» (Cosimo de’ Medici descritto dal suo grande amico, il librario Vespasiano da Bisticci).
Giorgio Dell’Arti, Domenicale – Il Sole 24 Ore 19/2/2017