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 2017  febbraio 19 Domenica calendario

Così l’Oracolo Buffett disegna il nuovo colosso da 240 miliardi di dollari

Chi conosce Warren Buffett ha presente la sua compulsiva golosità per dolciumi e Coca-Cola. Sempre a portata di mano, persino davanti ai suoi azionisti in occasione dell’Assemblea che si tiene ai primi di maggio a Omaha. È infatti nella città natale del Nebraska che ogni anno l’«Oracolo», così chiamato per le doti premonitrici in fatto di investimenti, accoglie gli «shareholder» di Berkshire Hathaway e altre migliaia di persone per la «Woodstock della finanza». Perché Buffett è un investitore sui generis, nulla a che vedere con i rampanti di Wall Street che affollano i bar di Battery Park per i dopolavoro alcolici.
Buffett gira alla larga da quel mondo, con la sola eccezione di Byron Trott, patron della banca d’affari Btd Capital Partners, un fidatissimo scelto da John Elkann come advisor di Exor per la conquista di PartnerRe. «Ci potrebbe essere proprio lui – spiegano alcuni analisti – dietro il tentativo di acquisire Unilever da parte di Kraft Heinz con la benedizione di Buffett e Jorge Paulo Lemann», il fondatore di 3G e uomo più ricco del Brasile: la «strana coppia», fortificata dai successi del passato, fra i quali proprio la creazione di Kraft Heinz. Con il loro aiuto finanziario Kraft Heinz, sinonimo di ketchup e sottilette, potrebbe alzare l’offerta per la multinazionale anglo-olandese del comparto alimentari e grocery, dopo l’iniziale diniego della potenziale acquisita.
Del resto ciò che l’Oracolo tocca diventa oro, come dimostra il recente rimbalzo in Borsa di Apple, dopo che il veterano del Nebraska ne aveva rilevato una partecipazione. Ogni colpo a segno, insomma, visto che alla veneranda età di 86 anni il «nonno degli investimenti Usa» è sempre lì, alla guida della sua creatura, una conglomerata con business in ogni dove, un giro d’affari di oltre 210 miliardi di dollari l’anno e profitti per circa 25 miliardi.
Sempre lì a contendersi caramelle e Coca-Cola con il suo vice, il fedelissimo Charlie Munger, che di anni ne ha sei in più di lui. Ma sempre con i piedi per terra, non solo per la vita «frugale», ma anche perché nelle scelte di investimento Buffett non perde mai di vista l’economia reale, la manifattura e i settori maturi: ristoranti, giocattoli, prodotti di largo consumo, ferrovie, automobili, spazio, sport, media, con un pizzico di «new economy» e una sobria passione per il ramo assicurazioni. Non oltre, niente finanza creativa o speculativa che tanti guai ha creato a mercati, consumatori e debiti sovrani.
Ma dove nasce il tocco del fuoriclasse Buffett? Caramelle e Coca-Cola appunto, quelle che il giovane Warren vendeva porta a porta, assieme ai periodici. Da adolescente legge «The Intelligent Investor», il libro di Ben Graham che lo ispira, frequenta la prestigiosa Warthon School laureandosi a 19 anni, e incassa il master alla Columbia nel 1950. Poi la specializzazione al New York Institute of Finance, dove pratica proprio con Graham. Dopo aver conosciuto Munger, fonda la Buffett Partnership, acquisisce Berkshire Hathaway, un’antica azienda tessile, e ne mutua il nome per creare una conglomerata atipica. Nel 1970 diventa presidente e azionista di maggioranza. La sua è una scalata continua.
Diventa miliardario nel 1990 quando vende azioni di «classe A» a 7.175 dollari. Nel 1998 inizia l’avventura nel ramo assicurativo con l’acquisizione di General Re. Oggi il suo portafogli conta aziende come Geico Bnsf Railway, Fruit of the Loom, Helzberg Diamonds, FlightSafety, Pampered Chef, NetJets, American Express, Wells Fargo, Ibm e marchi della ristorazione. Oltre a una quota del 43,63% di Kraft Heinz, una congrua partecipazione in Mars, il re dei dolciumi, e la sua Coca-Cola.
Si abbassa lo stipendio annuale a 100 mila dollari, chiede di essere tassato di più perché è un privilegiato e si lancia nella filantropia, con la Fondazione di Bill e Melinda Gates oltre la sua, la cui guida è affidata alla prima moglie Susan, da cui ha tre figli. Dopo la scomparsa della consorte si risposa, 76 enne, con Astrid Menks. Democratico di inclinazione, critica con forza Donald Trump in Usa 2016, eppure da quando il repubblicano è alla Casa Bianca il suo portafogli cresce di 12 miliardi di dollari. Al nazionalismo economico del tycoon contrappone il suo «glocalismo»pragmatico: «Puntare su aziende Usa, ma con una prospettiva internazionale».