La Stampa, 19 febbraio 2017
Merkel, la leader d’Europa tiene testa al vice di Trump: «Nato, non spendiamo di più»
Se è vero che la Germania esercita una «leadership in Europa», come aveva spiegato venerdì a Monaco il segretario alla Difesa James Mattis, allora la seconda giornata della Conferenza sulla Sicurezza si chiude con una conferma: la «leader d’Europa» Angela Merkel e l’amministrazione Trump, rappresentata ieri dal vicepresidente Mike Pence, restano distanti su diversi dossier chiave, a cominciare dal multilateralismo. «Nessun Paese, da solo, può risolvere le sfide del mondo d’oggi, c’è bisogno di sforzi comuni, per cui occorre rafforzare e rendere più efficienti le strutture multilaterali internazionali: ciò vale per la Ue, la Nato, l’Onu e il G20», nota Merkel. «Sono convinta che valga la pena battersi per le strutture multilaterali». Una posizione che la cancelliera – che a margine ha incontrato Pence per il loro primo bilaterale, in cui si è parlato anche di Libia – condensa in un appello a braccio dal sapore retorico a lei insolito: «Rendiamo insieme il mondo migliore, così che diventerà migliore anche per ognuno di noi». In Germania il pieno appoggio degli Usa alla Nato promesso da Pence non sembra convincere tutti. L’incertezza resta, perché non si sa cosa faranno poi Trump e i suoi 4-5 consiglieri più stretti, confida a margine Elmar Brok, presidente della Commissione Esteri del Parlamento europeo.
Altro punto di disaccordo sono le spese per la difesa. Nel 2014 i partner Nato hanno promesso di portarle al 2% del Pil nel giro di dieci anni. «È arrivato il momento di fare di più», chiarisce Pence. Berlino, in piena campagna elettorale, chiude la porta: «Ci sentiamo vincolati a questo obiettivo e faremo tutti gli sforzi» per raggiungerlo, afferma Merkel. Tuttavia «abbiamo aumentato il bilancio della Difesa dell’8% dal 2016 al 2017, di fatto non si può fare di più». Bisognerebbe tenere conto anche delle spese per la cooperazione allo sviluppo e la prevenzione delle crisi, sollecita. Un messaggio ribadito dal suo ministro degli Esteri: sono consapevole che abbiamo preso un impegno, ma non dobbiamo pensare che un aumento delle spese militari equivalga a un aumento della sicurezza, avverte Sigmar Gabriel. «Con tutto il rispetto per l’obiettivo del 2%: uno dei Paesi che in Europa l’hanno raggiunto è la Grecia, occorre riflettere se sia un’idea particolarmente brillante raggiungere il 2% del Pil quando al tempo stesso non si possono pagare le pensioni e chiedersi se ciò porti a una maggiore stabilità in Grecia». Per arrivare al 2% Berlino, ferma oggi all’1,2%, dovrebbe spendere 25 miliardi di euro in più in pochi anni, ma «non so da dove dovrebbe arrivare questa somma». La mia richiesta, nota Gabriel, è accettare che i 30-40 miliardi che investiamo ogni anno per accogliere profughi che vengono qui essenzialmente perché gli interventi militari degli anni scorsi sono andati storti vengano visti come un contributo alla stabilizzazione della sicurezza mondiale.
Sull’aumento delle spese per la difesa Angelino Alfano non si sbilancia: l’Italia ritiene che «la Nato vada supportata e occorra dare una mano agli Stati Uniti», ricorda da Monaco il ministro degli Esteri, ma «questa vicenda andrà affrontata da oggi in poi, perché con il discorso di Pence si è sciolto il nodo sulla fede degli Stati Uniti nella Nato e nel rapporto con gli alleati, ora bisognerà ragionare con gli altri partner in modo progressivo e allineato tra tutti, facendo i conti anche con i bilanci nazionali e tutti i vincoli e parametri cui siamo legati».
Su altri due punti Merkel ribadisce le divergenze dalla nuova amministrazione. Il primo è la libertà di stampa: «È un pilastro essenziale di una democrazia, ho grande rispetto per i giornalisti». E sulle accuse al surplus commerciale tedesco risponde con una frecciata a Trump, che aveva lamentato le troppe Mercedes sulla 5th Avenue: sulla 5th Avenue, ha ribattuto, girano ancora troppe poche auto tedesche, il vicepresidente Pence sarà soddisfatto nel vedere quanti iPhone e prodotti di Apple ci sono in questa sala.