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 2017  febbraio 18 Sabato calendario

APPUNTI PER GAZZETTA - LA SINISTRA RIUNITA A RIMINI PER DARE ADDOSSO A RENZIREPUBBLICA.ITROMA - La possibilità di mantenere il Partito Democratico unito è solo nelle mani del segretario Matteo Renzi

APPUNTI PER GAZZETTA - LA SINISTRA RIUNITA A RIMINI PER DARE ADDOSSO A RENZI

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ROMA - La possibilità di mantenere il Partito Democratico unito è solo nelle mani del segretario Matteo Renzi. Dall’assemblea della minoranza dem arriva un appello-avvertimento al segretario del partito: convochi una conferenza programmatica, domani durante l’assemblea, fissi le primarie in autunno, si impegni a sostenere il governo Gentiloni, e la scissione non ci sarà. La palla sta nel campo del segretario, insomma, come sottolinea anche Massimo D’Alema. "Ultimatum non ricevibili", per la maggioranza Pd che risponde con il vice segretario, Lorenzo Guerini: "Questa mattina toni e parole che nulla hanno a che fare con una comunità che si confronta e discute". Rincara la dose il senatore renziano, Andrea Marcucci: "D’Alema ha già scelto la scissione radunando i suoi. Gli altri seguiranno? Sta a voi Emiliano, Rossi, Speranza, decidere". Ma è il presidente del partito Matteo Orfini a lanciare la proposta via Facebook. "Se davvero Renzi è il vero problema di questo partito - scrive in un lungo post - non possiamo deciderlo io, Bersani e D’Alema. Spetta alla nostra comunità valutarlo. È per questo che serve un congresso. Una soluzione credo possa essere di dedicare la prima parte del congresso - da quando viene indetto a quando si presentano le candidature - a una profonda discussione programmatica da svolgere in ogni federazione. Il tempo c’è, la volontà politica anche, mi impegno personalmente a garantirlo. Se lo vogliamo, possiamo andare avanti insieme".

PAURE, SPERANZE E RISCHIO SCISSIONE: IL POPOLO PD SCRIVE A REPUBBLICA 

Le ultime speranza per evitare quello che tutti definiscono "un disastro" sono affidate ai pontieri che provano a rimettere insieme i cocci. Matteo Renzi dal canto suo ha parlato ieri con il governatore della Puglia, Michele Emiliano, oggi con Roberto Speranza. "Mi ha chiamato Renzi - spiega Speranza - gli ho detto che questa scissione c’è già stata" nei contenuti "ma pare che lo vediamo solo noi. Per evitare che, oltre alla scissione sui contenuti, ci sia anche quella formale, Renzi deve rispondere domani alle istanze della sinistra interna: pieno sostegno al governo Gentiloni e congresso nei tempi dettati dallo statuto". Pd, Speranza: "Mi ha chiamato Renzi, no a un congresso-rivincita" Condividi   D’accordo con lui, Michele Emiliano: "Se Renzi domani all’assemblea del Pd concorderà su una conferenza programmatica a maggio e sulle primarie in autunno è esclusa l’ipotesi di una scissione". Il governatore pugliese è apparso il più ’morbido’ tra i tre candidati anti Renzi. In mattinata, con un post su Facebook, ha assicurato di aver convinto Renzi sulla necessità di non procedere al congresso-conta in tempi tanto rapidi e di andare a votare nel 2018. Bersani, però, lo stoppa: "A dirlo dovrebbe essere Renzi e non Emiliano". Secondo quanto si apprende, però, il segretario non ha aperto fino ad ora alla possibilità di spostare il congresso a dopo le amministrative che si terranno tra maggio e giugno. Pd, Bersani: "Gentiloni fino al 2018? Deve dirlo Renzi, non Emiliano" Condividi   Al teatro Vittoria di Testaccio - popolare quartiere di Roma che "ha scritto la Costituzione" con il sangue versato dagli italiani nel 1943 per le sue strade, come ha ricordato il vice presidente della Regione Lazio, Massimiliano Smeriglio - sono arrivati in tanti: circa cinquecento posti all’interno, oltre settecento persone all’esterno, come spiegato da Enrico Rossi. E’ un successo non scontato per un’assemblea convocata pochi giorni fa, sebbene organizzata sul programma di un’altra iniziativa: la presentazione dell’associazione Democraticisocialisti, del governatore della Toscana.

In platea lo stato maggiore della sinistra dem, da Massimo D’Alema a Pierluigi Bersani, da Guglielmo Epifani a Roberto Speranza, oltre a numerosi deputati, non solo della minoranza, ma anche giovani turchi di rito orlandiano. Soprattutto, ci sono i militanti che mostrano subito una gran sete di sinistra. Le note di Bandiera Rossa ("citazione autoironica" secondo Miguel Gotor), ad apertura della manifestazione, sono accolte da un’ovazione. Tra le bandiere del Pd, ne spunta una completamente rossa, sventolata da un ragazzo. Sullo schermo che fa da sfondo al palco si susseguono le immagini dei bei tempi andati, quelli delle manifestazioni oceaniche in piazza, dei tre milioni di persone al Circo Massimo per dire ’No’ all’abolizione dell’articolo 18. E anche le parole d’ordine degli interventi ricalcano lo stesso registro: uguaglianza, giustizia sociale, lavoro. Una platea che si scalda anche quando viene sottolineato che, in caso di addio al Partito Democratico, i dem continueranno a essere interlocutori e compagni di strada.

"Speriamo di non dover dire cose drammatiche nelle prossime ore. Qualunque cosa accada non costruiremo un soggetto avversario del Pd. Questa soluzione è facilmente evitabile con un po’ di voglia di stare insieme", ha spiegato Emiliano che, nel pomeriggio, è ospite del congresso fondativo di Sinistra Italiana a Rimini.

"Il nostro avversario è la destra", ribadisce Enrico Rossi. Quella in corso "non è una battaglia sulle date", continua il presidente della Regione Toscana, "non vogliamo la trasformazione del Pd nel partito di Renzi. Ci si chiede di fare in poche settimane una conta per restituire le chiavi del partito al segretario. Noi non ci stiamo". Ecco, dunque, aprirsi la strada per "una storia nuova", nel caso dal segretario non arrivi una svolta, un cambiamento di rotta nella gestione del Pd, a partire dai temi da mettere all’ordine del giorno.

Su questo punto Roberto Speranza ha sottolineato: "Avevamo promesso più lavoro e stabilità e ci siamo ritrovati il boom dei voucher; avevamo promesso green economy e ci siamo ritrovati le trivelle e il ’ciaone’; avevamo promesso equità fiscale e abbiamo tolto l’Imu anche ai miliardari. Un passaggio che strappa applausi.

Gli applausi più scroscianti, però, sono riservati a Pierluigi Bersani, seduto in prima fila tra D’Alema ed Epifani, al quale la platea tributa una standing ovation. Emiliano lo ringrazia, dopo essersi ironicamente scusato per avere sostenuto Renzi al congresso nel 2013. "Oggi sto con Speranza e Bersani perché sono due persone perbene. Ed essere persone perbene significa non fare tattica su temi per cui ti dovresti vergognare di fare tattica".

L’ASSEMBLEA DI SEL
6 10 Applausi e richieste di selfie da parte dei delegati hanno accolto con calore la presidente della Camera, Laura Boldrini, al suo arrivo tra i fan di Sinistra Italiana, nella seconda giornata del congresso fondativo. 

Ricevuta al Palacongressi da Nichi Vendola e Nicola Fratoianni, Boldrini, circondata da troupe tv, ha salutato tutti i dirigenti del partito, da Alfredo D’Attorre a Loredana De Petris. Quindi ha stretto le mani ai volontari degli stand dell’organizzazione di Sinistra Italiana. Tanti anche i delegati e gli invitati che le hanno chiesto un selfie di ricordo. Quindi, una volta entrata nella sala ha ricevuto un caloroso applauso, prima di sedersi in prima fila.

Il Pd e la sfida della minoranza? "La scissione che a me fa più paura è quella delle persone dalla politica. Mi auguro che i partiti e le forze politiche capiscano la necessità di riavvicinarsi alle persone che non vanno più a votare o che votano per protesta hanno bisogno di qualcosa in cui credere", così la presidente della Camera a margine del congresso. "Mi auguro - ha aggiunto - che le forze progressiste riescano a riconquistare la fiducia di chi si è sentito tradito".

Nella seconda giornata dell’assemblea degli ex Sel si vota il documento politico su cui andrà a fondarsi il nuovo partito. Domani mattina invece le votazioni sui candidati a segretario nazionale dove il favorito è Nicola Fratoianni. Che dichiara: "Oggi e domani fondiamo un partito, vogliamo mettere in campo una proposta che torni a fare quello che deve fare la sinistra cioè stare a fianco di chi sta peggio e paga di più il peso della diseguaglianza: noi vogliamo fare questo e di questo vogliamo parlare con chi ha posizioni critiche nel Pd ma anche con i compagni di Sinistra Italiana che hanno una posizione critica come Arturo Scotto a cui dico: Vieni qui, questo è il tuo congresso, questo è il tuo partito". Ma Scotto, capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana, uno dei cosiddetti ’dissidenti’, che propongono una sinistra allargata non solo alla minoranza Pd ma anche al Centro progressista di Giuliano Pisapia (pronto anche il nome ’Si-apre’), a Rimini non ha dato grande soddisfazione alla platea. "Sono per dialogare e unire tutti" la prende larga, poi però nel suo intervento dirà anche altro: "Fabio Mussi ha parlato della sinistra come di un arcipelago. Io ho l’obbiettivo di costruire ponti, non quello di aggiungere un’altra isola" così Scotto chiude il suo intervento dal palco e per molti è l’annuncio, anche se non lo dice apertamente, dell’addio. "Il mio obbiettivo è un nuovo centrosinistra. Oggi la partita conta più del partito", ha scandito, per poi aggiungere, parlando dopo con i giornalisti, "da domani lavoro a un progetto politico più ampio".

A Rimini a metà pomeriggio arriva anche Michele Emiliano, ed è un ospite quasi acclamato anche perchè le tesi congressuali esposte ieri da Fabio Mussi facevano emergere la possibilità di un accordo con il Pd solo se ci fosse stata una svolta a sinistra del partito, con un ’no’ convinto a Matteo Renzi definito "un avventuriero che gioca d’azzardo". "Sono molto felice di stare qui, mi sento parte della vostra storia, sono felice di aver abbracciato Nichi Vendola. Ho nei suoi confronti un grande debito. Mi ha portato per mano, sin dai primi passi, dai primi comizi", così il governatore della Puglia, candidato alla segreteria Pd contro la leadership Renzi.
 
Sul palco ha preso la parola anche Sergio Cofferati, ex Pd ed ex segretario della Cgil, che ha parlato di reddito di garanzia - come Speranza a Roma - e di pensioni sociali. La sinistra oltre il Pd - Videoforum con Nichi Vendola Condividi   PUBBLICITÀinRead invented by TeadsCon un’altra curiosità congressuale. A togliere parola agli oratori troppo prolissi  invece della presidenza entra in azione un pianista, seduto davanti al suo strumento a fianco al podio. Durante il primo giorno, il musicista si era limitato ad accompagnare gli applausi, al termine degli interventi, suonando l’Internazionale. Qualcuno ha persino ironizzato, paragonando la scenografia del Congresso a quella del Maurizio Costanzo Show. Oggi, invece, il suo compito s’è in qualche modo evoluto, piegato dalle esigenze dei tempi congressuali. Un metodo già sperimentato dalle assemblee di Podemos, ma una novità nel panorama politico nostrano.

PRIMA GIORNATA DEL CONGRESSO DI SEL
ROMA -Sinistra Italiana, nel giorno del suo congresso fondativo, chiude le porte a Renzi per una possibile alleanza ma non al Pd. "Mai con Matteo Renzi, porte chiuse", afferma Fabio Mussi, presidente della commissione Progetto, dal palco dell’assemblea del palacongressi di Rimini. Parole accolte da un applauso scrosciante della platea. "Mai con Renzi non perché sia antipatico... oddio, simpatico non è... ma perché abbiamo sperimentato ciò che pensa e vuole e qual è la sua democrazia del potere. Renzi si muove come un avventuriero con lo spirito di un giocatore d’azzardo: il Pd precipita verso un congresso convulso. Non so prevedere cosa accadrà, se vira a sinistra bene, si apre l’opportunità nuova di una relazione, anche se mi sembra questa un’opzione remota" ma se vince la sinistra dem "porte aperte", sottolinea Mussi.

Porte aperte anche se ci dovesse essere la scissione: "Massima disponibilità a convergenza a alleanze politiche ed elettorali ma non si pensi che qualunque sia l’esito all’interno del Pd l’alleanza è inevitabile. Non ci mettiamo in attesa che qualcuno ci metta in lista, senza svolta a sinistra faremo la nostra autonomia", conclude.

Nichi Vendola ribadisce il ruolo di SI come alternativa alla politica di destra di Renzi. "Qui nasce una sinistra che non vuole più travestirsi da destra. Una sinistra che vuole fare della lotta contro la disuguaglianza il proprio orizzonte, la propria bandiera. Quando la sinistra, troppo spesso, fa campagna elettorale, si comporta da sinistra e poi quando vince e va al governo, come ha fatto Renzi, realizza il programma della destra, Renzi ha realizzato il programma dell’avversario, di Berlusconi", ha detto Vendola arrivando al congresso. "Noi siamo una sinistra alternativa a questa terribile resa, alternativi alle politiche liberiste che hanno preso un’intera generazione e l’hanno condannata alla precarietà".

Alfredo D’Attorre si dice contrario ad "alleanze preventive". L’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre ha decretato, di fatto, come legge elettorale "un sistema proporzionale dove ciascuno si presenta con il proprio progetto autonomo e poi le alleanze si fanno dopo le elezioni. No alle alleanze preventive fatte solo per spartirsi il premio di maggioranza. Sinistra italiana deve essere un soggetto che partecipi sin dall’inizio al processo di costituente della sinistra italiana, come proposto da Massimo D’Alema. Possiamo dire di aver visto giusto quando puntavamo sul 4 dicembre per scardinare il Pd e riaprire la partita a sinistra. Ora dobbiamo rilanciare, sulla base di programmi chiari, un lavoro comune con gli altri soggetti per rappresentare una valida alternativa al Pd di Renzi".

Nicola Fratoianni guarda avanti e si rivolge a Giuliano Pisapia, che da pochi giorni ha lanciato il suo nuovo progetto politico "Campo progressista". "A Giuliano Pisapia, che ci dice che dobbiamo essere uniti per vincere, dico che è il momento di porsi il problema di cosa fare dopo aver vinto. Il rischio è quello di vincere e di fare il contrario di quello per cui ci siamo battuti. E’ anche per questo che vince la destra", afferma Fratoianni, che aggiunge: "A Scotto dico, come gli ho detto privatamente e pubblicamente in questi giorni: vieni qua, è il tuo congresso, sei il nostro capogruppo; domani in effetti lui sarà qua. Sarebbe bello che continuasse a fare il capogruppo".

Per Maurizio Landini, segretario della Fiom-Cgil, occorre ripartire dai lavoratori, dalla base, dai precari. "Il mercato e l’impresa hanno la loro rappresentanza, chi lavora non li rappresenta nessuno. Per ricostruire la sinistra c’è una precondizione: tornare a unire quelli che lavorano che oggi sono divisi, frammentati, pensiamo ai precari. Su questo serve una rottura. Dobbiamo ridare speranza e dire che insieme si può lavorare per migliorare la propria condizione. Dobbiamo anche ricordarci - aggiunge - che le peggiori riforme del lavoro le hanno fatte le forze che si rifanno al socialismo. Per me la differenza tra destra e sinistra è chiara, ma purtroppo lo stesso non vale per i giovani precari". Nel suo intervento, Landini sottolinea che negli ultimi anni "la disuguaglianza e la riduzione degli spazi di democrazia sono stati senza precedenti. Oggi c’è una grandissima domanda di concretezza: se le parole non si traducono in fatti concreti finisce che la gente non capisce. C’è il rischio serio di rottura della solidarietà".

PAGNONCELLI SUL CDS

La possibile nuova forza di sinistra già testata due settimane fa, registra una lieve crescita di consenso passando dal 3,7% al 4,3% sul totale degli elettori (6,5% sui voti validi). Se si aggiungono gli elettori potenziali, cioè quelli che sebbene dubbiosi non escludono di poterla votare (2%, che diventa il 3% dei voti validi), il consenso passa dal 5,6% al 6,3%. All’incirca la metà dell’elettorato potenziale (3,2%) proverrebbe dal Pd mentre gli altri dall’astensione, da altre liste di sinistra e dal M5S. Sono dati teorici, dal momento che la scissione non è certa e non sono noti i nomi e le proposte del nuovo soggetto politico.

Nella fase attuale si ha l’impressione che il consenso per i partiti e per i leader sia perimetrato e, per il momento, risulti impermeabile alle vicende esterne: il M5S si conferma al primo posto con il 30,9% dei consensi, seguito a ruota dal Pd con il 30,1%, entrambi stabili rispetto al dato di gennaio. A seguire, in crescita di qualche decimale, Forza Italia (13%) e Lega (12,8%) che, insieme a Fratelli d’Italia (4,3%), superano il 30%, esattamente come gli avversari.

La stabilità che riguarda anche il gradimento dei leader. Rispetto a dicembre, infatti, si registrano variazioni modeste, con l’eccezione del presidente Gentiloni che aumenta di 8 punti, passando da 35 a 43, seguito a 10 punti di distanza da Di Maio (33), quindi troviamo Renzi (32, in calo di 3 punti), Grillo (29, in calo di 2 punti).

L’aumento di Gentiloni è da ricondurre, come già osservato, sia allo stile di governo e di comunicazione, sia alla domanda che molti cittadini esprimono di «decantazione» del clima infiammato che aveva caratterizzato i tempi recenti. Lo scenario di stallo delineato è molto probabilmente destinato a cambiare, tenuto conto delle numerose incognite che riguardano il prossimo futuro: dalla legge elettorale, alla data delle elezioni, alla definizione dei candidati leader, delle proposte politiche e delle alleanze.

Indubbiamente nel contesto attuale la stabilità negli orientamenti di voto degli italiani rende piuttosto arduo sottrarre voti ai partiti avversari. Le priorità della competizione elettorale potrebbero essere quindi rivolte agli astensionisti e agli indecisi, la cosiddetta «area grigia» che da tempo rappresenta «il primo partito» e oggi si attesta al 34,1%. Le loro motivazioni di astensione, come pure gli interessi e le istanze di cui sono portatori e il loro rapporto con la politica, sono molto disomogenei. Ma se prevale la politica politicante, considerata autoreferenziale e distante dal Paese, e se i messaggi agli elettori rappresentano poco più che un tweet, appare difficile recuperare gli astensionisti.

LA TELEFONATA TRA EMILIANO E RENZI
«Vuole la verità? Secondo me, stiamo a un passo dall’evitare la scissione. Renzi, questo passo, può decidere di farlo o di non farlo. È tutto nelle mani sue ma ho davvero la sensazione che si possa chiudere bene. Ripeto, ora dipende da Renzi». Roma è già sotto il favore delle tenebre quando Michele Emiliano, in viaggio da Lecce a Bari, parla del possibile colpo di scena. La telenovela in casa pd potrà anche concludersi col finale più atteso, e cioè col divorzio. «Ma la scissione — ripete il governatore della Puglia — si può davvero evitare».

Andiamo con ordine. Lei ha ricevuto una telefonata di Renzi. Che cosa vi siete detti?
«Innanzitutto gli ho chiarito che noi siamo per sostenere il governo Gentiloni fino alla scadenza della legislatura».

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E Renzi?
«Mi ha detto che non ha alcuna intenzione di far cadere il governo. A questo punto gli ho detto che, in assenza dello scenario del voto anticipato, non ha alcun senso procedere a tappe forzate verso un congresso col rito abbreviato, che produrrebbe immediatamente una scissione. Facciamo chiarezza tra di noi, organizziamo questa conferenza programmatica e a settembre ci diamo appuntamento con le primarie finali del congresso».

Se Renzi accettasse solo le altre condizioni ma rimanesse fermo sull’idea del congresso lampo?
«Per me sarebbe impossibile accettare. Tra l’altro gli ho proposto anche una specie di moratoria sugli attacchi personali, se accetta di evitare la scissione».

In che senso?
«Gli ho garantito che, se ritroviamo la pace, facciamo la campagna per le Amministrative tutti insieme, senza dividerci, compatti come un sol uomo. E che nessuno attaccherebbe il segretario in caso di sconfitta».

Emiliano, scusi la brutalità. Ma lei si sta muovendo da solo oppure vale ancora lo schema con Speranza, Bersani, Rossi e tutti gli altri?
«La seconda che ha detto. Non a caso, appena ho finito di parlare con Renzi, ho avvertito immediatamente tutti gli altri, con cui sono in costante contatto. Ripeto: conferenza programmatica ora, congresso a settembre, fiducia al governo fino alla fine della legislatura. A queste condizioni, la scissione non ci starà. Ora la palla è nelle mani di Renzi. Se non lo vuole fare per il popolo del Pd, che lo faccia almeno per se stesso. Per un briciolo di amor proprio, se gli è rimasto. Per dare un senso alla sua segreteria del Pd, che senza le generose dimissioni di Bersani non sarebbe mai iniziata. Altrimenti sì che ci entra nei libri di storia: come il leader di una delle più grandi forze del centrosinistra europeo che governa mille giorni lasciando un buco nero nell’azione dell’esecutivo, e chiude con una scissione nel partito. Una catastrofe».

Da Gramsci ad Alfano, tutte le scissionidella politica italiana Prev Next Gramsci aprì la strada

Dove sarebbe il vostro «altrove» fuori dal Pd?
«Senza la condivisione di una conferenza programmatica, rimaniamo al punto in cui siamo oggi. E oggi la distanza politica è già incolmabile. Come si concilia la posizione del Pd col referendum della Cgil? Io, per esempio, sono per ridiscutere dell’articolo 18. Per me chi viene licenziato senza ragioni va reintegrato. E ancora: io sono per il reddito di cittadinanza, il Pd? Quando lo abbiamo approvato in Puglia, per esempio, Renzi ci criticò dicendo che avevamo buttato i soldi. E potrei andare avanti per ore».

Perché non accettate la sfida di Renzi subito?
«Nessuno ha paura di perdere contro Renzi. Altrimenti non faremmo quello che stiamo facendo, non crede? Per fare un congresso, però, ci vogliono tempi ragionevoli. Renzi, i tempi ragionevoli, non li vuole. Perché nei tempi ragionevoli il congresso può vincerlo ma anche perderlo. Per questo forza la mano».

SCISSIONI DI MATTIA FELTRI

Gran Ballo Comunista

Mattia Feltri

Per scissione si nasce e si muore e così, quando nel 1991 nasce il Pds, per scissione nasce Rifondazione in cui confluiscono Democrazia proletaria e Partito comunista dei marxisti-leninisti-Linea Rossa, ma subito si scinde il Movimento dei Comunisti unitari che più avanti fonderà i Ds entrando nel Correntone, tranne alcuni che si scindono e fondano Sinistra democratica per il socialismo europeo, che sarà tra i fondatori di Sinistra e libertà, che sarà tra i fondatori di Sel, ma intanto da Rifondazione si scinde Mara Malavenda che fonda i Cobas e si scinde Cossutta che fonda il PdcI, che subito si scinde e nasce l’Associazione sinistra rossoverde da cui si scinde Marco Rizzo che fonda Comunisti sinistra-popolare, e si scinde Katia Bellillo che fonda Unire la sinistra (e si sottolinea Unire), ma intanto Rifondazione si ri-scinde perché se ne vanno i trotzkisti di Ferrando che fondano il Partito comunista dei lavoratori, allora Rifondazione e Pdci si fondono nella lista Anticapitalista che fallisce il quorum allora si riscindono, e da Rifondazione si scinde l’Ernesto, corrente marxista-leninista e va nel PdcI intanto che Vendola si scinde da Rifondazione e fonda Rifondazione per la sinistra, da cui ci si scinde per fondare Iniziativa comunista, da cui ci si scinde per fondare i Comunisti autorganizzati, da cui ci si scinde per fondare Progetto comunista, da cui ci si scinde per fondare Sinistra classe rivoluzione, e non sarebbe finita qui... ma ecco il punto: D’Alema è sicuro sicuro di chiamare la sua scissione ConSenso?
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Per scissione si nasce e si muore e così, quando nel 1991 nasce il Pds, per scissione nasce Rifondazione in cui confluiscono Democrazia proletaria e Partito comunista dei marxisti-leninisti-Linea Rossa, ma subito si scinde il Movimento dei Comunisti unitari che più avanti fonderà i Ds entrando nel Correntone, tranne alcuni che si scindono e fondano Sinistra democratica per il socialismo europeo, che sarà tra i fondatori di Sinistra e libertà, che sarà tra i fondatori di Sel, ma intanto da Rifondazione si scinde Mara Malavenda che fonda i Cobas e si scinde Cossutta che fonda il PdcI, che subito si scinde e nasce l’Associazione sinistra rossoverde da cui si scinde Marco Rizzo che fonda Comunisti sinistra-popolare, e si scinde Katia Bellillo che fonda Unire la sinistra (e si sottolinea Unire), ma intanto Rifondazione si ri-scinde perché se ne vanno i trotzkisti di Ferrando che fondano il Partito comunista dei lavoratori, allora Rifondazione e Pdci si fondono nella lista Anticapitalista che fallisce il quorum allora si riscindono, e da Rifondazione si scinde l’Ernesto, corrente marxista-leninista e va nel PdcI intanto che Vendola si scinde da Rifondazione e fonda Rifondazione per la sinistra, da cui ci si scinde per fondare Iniziativa comunista, da cui ci si scinde per fondare i Comunisti autorganizzati, da cui ci si scinde per fondare Progetto comunista, da cui ci si scinde per fondare Sinistra classe rivoluzione, e non sarebbe finita qui... ma ecco il punto: D’Alema è sicuro sicuro di chiamare la sua scissione ConSenso?
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Per scissione si nasce e si muore e così, quando nel 1991 nasce il Pds, per scissione nasce Rifondazione in cui confluiscono Democrazia proletaria e Partito comunista dei marxisti-leninisti-Linea Rossa, ma subito si scinde il Movimento dei Comunisti unitari che più avanti fonderà i Ds entrando nel Correntone, tranne alcuni che si scindono e fondano Sinistra democratica per il socialismo europeo, che sarà tra i fondatori di Sinistra e libertà, che sarà tra i fondatori di Sel, ma intanto da Rifondazione si scinde Mara Malavenda che fonda i Cobas e si scinde Cossutta che fonda il PdcI, che subito si scinde e nasce l’Associazione sinistra rossoverde da cui si scinde Marco Rizzo che fonda Comunisti sinistra-popolare, e si scinde Katia Bellillo che fonda Unire la sinistra (e si sottolinea Unire), ma intanto Rifondazione si ri-scinde perché se ne vanno i trotzkisti di Ferrando che fondano il Partito comunista dei lavoratori, allora Rifondazione e Pdci si fondono nella lista Anticapitalista che fallisce il quorum allora si riscindono, e da Rifondazione si scinde l’Ernesto, corrente marxista-leninista e va nel PdcI intanto che Vendola si scinde da Rifondazione e fonda Rifondazione per la sinistra, da cui ci si scinde per fondare Iniziativa comunista, da cui ci si scinde per fondare i Comunisti autorganizzati, da cui ci si scinde per fondare Progetto comunista, da cui ci si scinde per fondare Sinistra classe rivoluzione, e non sarebbe finita qui... ma ecco il punto: D’Alema è sicuro sicuro di chiamare la sua scissione ConSenso?
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