17 febbraio 2017
APPUNTI PER GAZZETTA - I FURBETTI DEL CARTELLINO SARANNO SUBITO LICENZIABILI 3,7mila ROMA - I furbetti del cartellino sono licenziabili
APPUNTI PER GAZZETTA - I FURBETTI DEL CARTELLINO SARANNO SUBITO LICENZIABILI
3,7mila ROMA - I furbetti del cartellino sono licenziabili. Scatta il semaforo verde in Consiglio dei ministri alla riforma della Pubblica Amministrazione. A separare il governo dal traguardo, dopo una lunga e faticosa maratona, solo alcune incertezze. Mentre i decreti bis sulle società partecipate, i furbetti del cartellino e i licenziamenti sono stati avviati, vanno alla prossima settimana quelli sui dirigenti medici delle Asl. Il primo e forte segnale, dunque, va ai dipendenti infedeli che utilizzano i badge per una "striciata" simulando l’ingresso al posto di lavoro mentre tornano alle proprie faccende private. Ora nel giro di 30 giorni saranno licenziati in presenza di abusi provati.
Secondo tema quello delle spa in capo agli Enti locali, che risponde e tiene conto della sentenza della Consulta che prevede l’intesa con le Regioni: sono state ritoccate le scadenze per la sforbiciata alle partecipate. Così come è saltata la short-list da cui i presidenti di Regione devono pescare i manager della sanità. Nulla è invece cambiato per le espulsioni lampo riservate a chi trucca le presenze sul posto di lavoro pubblico, un atto che porterà in tempi certi e brevi, un mese, i furbetti alla porta. L’aria, infatti, è cambiata: secondo i dati del ministero nel 2015 sono stati 280 i lavoratori licenziati complessivamente (e al netto dei cartellini "truccati"), in crescita di quasi un quarto rispetto all’anno prima. La gran parte (108) ha interessato gli assenteisti. Probabilmente l’annuncio della stretta si è fatto sentire, anche se la sanzione massima prevista viene applicata solo ad una piccola parte dei procedimenti disciplinari aperti (oltre 8mila). Queste le novità del pacchetto Madia, che, con tutta probabilità, sarà diviso in due diversi Cdm, posto che la riforma degli statali deve essere presentata entro il 28 febbraio.
Partecipate, tagli entro giugno. Entro il 30 giugno gli enti pubblici dovranno presentare dei piani in cui mettere nero su bianco le partecipazioni da eliminare perché fuori dai nuovi target (fatturato sotto un milione di euro, più amministratori che dipendenti). Rispetto al testo originario, entrato in vigore a settembre, c’è una proroga di tre mesi, per venire incontro alle richieste delle Regioni che probabilmente non hanno molta voglia di tagliare i propri rami e che verranno maggiormente coinvolte nelle decisioni. A loro viene affidata la facoltà di escludere le partecipazioni regionali dall’ambito di applicabilità del decreto "in ragione di precise finalità pubbliche". C’è anche un ammorbidimento della regola sull’amministratore unico, non sarà un decreto a stabilire quando derogare e fare un cda, ma basterà una delibera, seppure motivata, dell’assemblea. Più tempo anche per adeguare gli statuti alle novità, fino al 31 luglio. Non è stato invece toccato il tetto di 1 milione di fatturato, nella media del triennio, sotto il quale scattano le forbici sugli organismi partecipati.
FOCUS. Partecipate, in 1.200 con più amministratori che dipendenti
Furbetti e visite fiscali. Sui furbetti del cartellino non cambia invece nulla (solo l’ampliamento dei termini per l’azione contro il danno d’immagine). Resta quindi confermato tutto l’impianto: sospensione in 48 ore e licenziamento entro un mese per chi viene colto a strisciare il badge e andare poi a casa. Viene anche responsabilizzata la figura del dirigente: chi si gira dall’altra parte rischia a sua volta il licenziamento. Il provvedimento inserito nel testo unico del Pubblico impiego, è stato rinviato alla prossima settimana.
Il tema della stretta sulle inefficienze rientra infatti nel più ampio disegno del Testo unico del pubblico impiego. Un testo che affida ai contratti la formula per colpire chi salta il lavoro ammalandosi, con sospetta puntualità, di lunedì o venerdì. Nel mirino anche i casi di assenze collettive in periodi sensibili. Inoltre per frenare il fenomeno saranno messi tetti a fondi per premi laddove risultino tassi di assenteismo sopra la media. La competenza sugli accertamenti passa dalle Asl ai medici dell’Inps, con la creazione di un polo unico per pubblico e privato. Grazie a un sistema informatico avanzato le visite saranno mirate.
Licenziamenti più chiari. Più chiari i casi di licenziamento, da quelli per scarso rendimento, fino alla cronica condotta illecita, qualora ci sia profilo penale. I tempi per arrivare a decidere sulla sanzione si riducono da quattro a tre mesi e a un mese per tutti i casi di flagranza, viene quindi estesa la procedura sprint applicata ai furbetti del cartellino (con sospensione entro 48 ore e rischio licenziamento anche per il dirigente che si gira dall’altra parte). Per gli statali resta intatto l’articolo 18, con reintegra e risarcimento nei casi di ingiusta espulsione. Ma vizi formali, cavilli giuridici, non potranno determinare l’annullamento della sanzione.
PARTECIPATE
MILANO - Dare una sforbiciata alla groviglio di partecipate pubbliche partendo dagli organismi con un fatturato esiguo e un numero di dipendenti basso o in alcuni casi persino nullo. È lungo queste direttrici che si muove il decreto sulle partecipate, uscito corretto dal Consiglio dei ministri di oggi, dopo che la sentenza del Consulta sulla riforma Madia ha imposto un maggiore coinvolgimento degli enti locali sul contenuto dei decreti.
Il testo originario è entrato in vigore il 23 settembre scorso, unico dei quattro aspetti della delega per la riforma ad esser già efficace al momento dalla sentenza di bocciatura della Consulta e vieta le società "scatole vuote", quelle senza dipendenti o che hanno un numero di dipendenti inferiore a quello degli amministratori. Altro discrimine le dimensioni economiche: stoppate quelle che nella media dell’ultimo triennio hanno registrato un fatturato sotto il milione di euro, quelle inattive (verificate attraverso l’emissione o meno di fatture). Infine, occhi su funzionalità ed efficienza: devono saltare le società che si sovrappongono - nell’ambito dello stesso comune - quanto ad attività svolte o vengono da quattro bilanci in rosso negli ultimi cinque anni. A sopravvivere devono essere solo quelle "strettamente necessarie ai bisogni della collettività", riassume il Dipartimento della funzione pubblica. Gli ambiti di attività sono dunque: servizi pubblici, opere pubbliche sulla base di un accordo di programma, servizi pubblici o opere pubbliche in partenariato pubblico/privato, servizi strumentali, servizi di committenza, valorizzazione del patrimonio immobiliare dell’amministrazione.
Come impatteranno le norme sulla galassia delle partecipate pubbliche, storico oggetto d’attenzione degli uomini della spending review ma di fatto mai scalfita? La fotografia più aggiornata sullo stato dell’arte arriva dalla relazione della sezione della autonomie della Corte dei Conti pubblicata a settembre.
Gli organismi rilevati dalla corte sono 7181 ma solo per poco più della metà, 4127, sono disponibili i dati di bilancio relativi all’esercizio 2014. Il che non lascia ben sperare sullo stato di salute economico-finanziario delle oltre 2900 aziende di cui non esistono dati e che sfuggono all’analisi della relazione.
In 1.279 organismi, di cui 776 società, si registra un numero di dipendenti inferiore a quello degli amministratori. Casi potenzialmente oggetto della sforbiciata incoraggiata dal governo. Un terzo di questi - 459 -, segna bilanci in perdita. Sono invece 1860 - ma sempre sui 4127 presi in considerazione dalla Corte - gli organismi che registrano un fatturato inferiore al milione di euro, di questi più di di un terzo - 791 - ha chiuso il 2014 in rosso Corriere della Sera / economia approvati i decreti Pubblica amministrazione, via libera al licenziamento lampo per i «furbetti del cartellino» Il consiglio dei Ministri ha approvato i decreti «Madia bis» che integrano la riforma già in vigore e che erano stati bloccati dalla Consulta. Confermati anche i tagli alle partecipate, più tempo alle Regioni per decidere di Redazione Online (Ansa) shadow 6 570 1
corriere.it
Primo via libera del Cdm ai decreti «Madia bis» sul taglio delle partecipate e il licenziamento lampo per i «furbetti del cartellino». Sono i provvedimenti correttivi dei testi originari, già in vigore, che il Governo ha deciso di varare dopo la sentenza della Consulta sulla riforma della Pubblica amministrazione. Pronuncia che ha imposto l’intesa con le Regioni. Secondo quanto si apprende, invece il sì al riordino della dirigenza medica delle Asl è stato rinviato, visto che Madia avrebbe chiesto la presenza anche del ministro Beatrice Lorenzin, firmataria del decreto,oggi assente.
Licenziamenti lampo
Resta confermato tutto l’impianto della riforma: sospensione in 48 ore e licenziamento entro un mese per chi viene colto a strisciare il badge e andare poi a casa. Viene anche responsabilizzata la figura del dirigente: chi si gira dall’altra parte rischia a sua volta il licenziamento. Nel 2015 sono stati 280 i lavoratori licenziati, in crescita di quasi un quarto rispetto all’anno prima. La gran parte (108) ha interessato assenteisti. Probabilmente l’annuncio della stretta si è fatto sentire, ma comunque finisce con la sanzione massima solo una piccola parte dei procedimenti disciplinari aperti (oltre 8mila).
Assenteismo negli uffici pubblici,date da «bollino rosso» e più visite fiscaliUn decalogo per il licenziamento Prev Next Il decreto sul pubblico impiego
Le partecipate
Le modifiche sul decreto partecipate riguardano la proroga dei termini per la presentazione dei piani di razionalizzazione (dal 23 marzo al 30 giugno) e dei conseguenti elenchi degli esuberi. Spostata in avanti anche la scadenza per l’adeguamento degli statuti alle novità (fine luglio). C’è poi un maggior coinvolgimento delle Regioni nelle decisioni. Inoltre la regola dell’amministratore unico risulta un po’ ammorbidita, visto che non sarà più un decreto ad hoc a stabilire i criteri per la deroga ma basterà la delibera, seppure motivata, dell’assemblea.
Dirigenti Asl
Per quanto riguarda, invece, i dirigenti sanitari delle Asl, il decreto correttivo sarà esaminato in uno dei prossimi Cdm. La ministra della P.a, Marianna Madia, ha preferito rinviarne l’approvazione per cortesia istituzionale: mancava alla riunione la titolare della Salute, Beatrice Lorenzin, ovvero il ministro che segue nel merito il provvedimento.
L’iter
I decreti correttivi passati in Cdm dovranno ora acquisire l’intesa in Conferenza unificata e Stato-Regioni, e i diversi pareri previsti dalla legge, inclusi, ovviamente, quelli delle commissioni parlamentari competenti. Nel frattempo sono fatti salvi tutti gli effetti, come precisato dal Consiglio di stato e dagli stessi correttivi. Quanto alla riforma degli statali, con novità dalla valutazione alle assunzioni, i testi sono attesi, sempre per il via libera preliminare, nel Cdm della prossima settimana, probabilmente giovedì 23 febbraio.