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 2017  febbraio 17 Venerdì calendario

I partiti prima licenziano poi fanno pagare lo Stato

I partiti in crisi o addirittura già defunti potranno tenere in cassa integrazione straordinaria i loro dipendenti in esubero ancora per un anno.
Tra le “milleproroghe” nascoste nel decreto, approvato ieri dal Senato con il voto di fiducia, c’è anche quella che fa saltare il tetto di 12 mesi stabilito dal decreto sul finanziamento ai partiti oltre il quale viene a cessare il trattamento della Cigs per gli esuberi delle formazioni politiche.
La legge non prevede limiti minimi di organico come per le aziende ordinarie, ma solo temporali. L’interpretazione dei termini oltre il quale non si può andare, data dall’Inps e dal ministero del Lavoro, è stata giudicata “restrittiva” dal senatore ed ex tesoriere del Pd Ugo Sposetti che si è prodigato per ottenere la correzione alle scadenze di legge.
L’interesse è scattato quando sotto la scure dei limiti posti dal decreto sono finiti anche i 12 dipendenti dei Ds che non erano stati assunti, per varie ragioni, nel nuovo Partito democratico. Per loro il trattamento della Cigs sarebbe scaduto con il 2016. Per di più il Jobs Act aveva escluso il rinnovo della Cassa integrazione per chi non svolge più attività politica.
“L’ingiusta penalizzazione”, denunciata dall’ex tesoriere e strenuo difensore del finanziamento ai partiti, di cui andranno a godere per la verità anche gli ex dipendenti del defunto Pdl, è stata evitata. Anche se l’allargamento della platea rischia di creare qualche problema alle disponibilità di trattamento a favore dei futuri cassaintegrati, che i partiti stanno per sfornare a getto continuo. La raccolta del 2 per mille a favore dei partiti (su base volontaria) pare proprio che stia dando magri risultati. Con l’aria che tira intorno alla tenuta e alla popolarità delle attuali formazioni politiche i licenziamenti sono destinati a subire un’impennata. Agli ex diessini si stanno per unire, loro malgrado, 12 dipendenti del Pd di Roma e anche la Lega nord ha annunciato feroci tagli al personale nel tentativo di far quadrare i conti padani. I fondi messi a disposizione dal decreto del 28 dicembre 2013, che regola la progressiva abolizione dei finanziamenti pubblici (esauriti nel 2017), sono limitati a 11,25 milioni di euro l’anno a partire appunto dal 2016 e potrebbero non bastare.
Lavoro e pensioni sono un motivo ricorrente del maxi-emendamento su cui il governo ha posto ieri la fiducia. Il ministero del Lavoro ha messo uno stop al recupero del differenziale negativo dello 0,1% sulle pensioni a fronte dell’inflazione più bassa registrata nel 2015 rispetto a quella prevista. Si è riusciti a garantire all’ultimo minuto anche il pagamento della Dis-Coll, l’ indennità di disoccupazione per i collaboratori coordinati e continuativi, almeno fino all’entrata in vigore di una misura “strutturale” e dimenticata dal governo Renzi. La proroga consente il ricorso all’indennità per i casi di disoccupazione verificatisi a partire dal 1 gennaio 2017 fino al 30 giugno. Assunzioni libere di diplomati, laureati e consulenti sono concesse invece all’Anas, ufficialmente “al fine di migliorare e incrementare la capacità di progettazione e realizzazione degli investimenti, nonché di contenerne i costi di realizzazione”. La scadenza dei contratti a tempo determinato dell’Istat è stata prorogata fino alla conclusione delle procedure concorsuali “da bandire entro il 31 dicembre 2018 e comunque non oltre il 31 dicembre 2019”. L’approvazione dell’emendamento, ridà ossigeno alle buste paga di 350 lavoratori con un’età media di 40 anni che guadagnano tra i 1.400 e i 1.600 euro al mese e rappresentano il 20% di tutta la forza lavoro dell’ Istituto di statistica. Salvi anche i precari Agcom. Un emendamento consente all’Autorità garante del mercato e della concorrenza di portare il totale dei dipendenti da 150 a 180 unità.