16 febbraio 2017
APPUNTI PER GAZZETTA - VENTICINQUE ANNI DA MANI PULITEREPUBBLICA.ITL’AQUILA - Bufera sulla Regione Abruzzo per gli appalti post- terremoto
APPUNTI PER GAZZETTA - VENTICINQUE ANNI DA MANI PULITE
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L’AQUILA - Bufera sulla Regione Abruzzo per gli appalti post- terremoto. La Procura dell’Aquila indaga sull’uso di fondi post-terremoto, in particolare riguardo alla sede della Presidenza della Regione prima del sisma del 6 aprile 2009, in pieno centro storico a L’Aquila.
Atti e documenti riguardanti la ricostruzione di Palazzo Centi sono stati sequestrati dai Carabinieri presso gli Uffici della Giunta regionale. L’ammontare dei lavori sotto inchiesta era di 13 milioni di euro. Perquisizioni anche domiciliari sono state effettuate in diverse città abruzzesi. Le indagini sono per corruzione, turbativa d’asta e abuso d’ufficio, e sarebbero coinvolti funzionari e imprenditori.
Due richieste di proroga delle indagini sono state recapitate anche direttamente al presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, e riguardano lavori nella città di Penne e alle case popolari Ater di Pescara.
D’Alfonso si dichiara "estraneo ai fatti", come scrive sulla sua pagina Facebook: "Questa mattina ho appreso che è in corso una verifica del mio operato da parte della procura dell’Aquila per tre distinte vicende - si legge sul profilo del governatore -. Ritengo che la mia posizione sia assolutamente estranea a qualsivoglia fattispecie di reato e auspico un espletamento rapidissimo di ogni indagine. Ho fiducia nell’operato della magistratura così come ne avevo in passato, quando è stata sempre accertata la liceità delle mie condotte amministrative", conclude.
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Già sindaco di Pescara e segretario regionale del Pd, nel 2008 D’Alfonso fu sottoposto agli arresti domiciliari - poi revocati dopo pochi giorni - per concussione nell’ambito di un’inchiesta sulla gestione dei cimiteri, affidata a privati. Fu assolto nel 2013 con formula piena per non aver commesso il fatto. Candidatosi alla presidenza della Regione Abruzzo per il centrosinistra come vincitore delle primarie di coalizione, il 26 maggio 2014 venne eletto con il 46,3% dei voti contro il 29,26% dell’avversario del centrodestra Giovanni Chiodi.TERZA POLIZZA PER LA RAGGI
ROMA. L’inchiesta per abuso di ufficio della Procura di Roma che tiene insieme la sindaca Virginia Raggi, il suo ex capo della segreteria Salvatore Romeo e l’ex capo del personale del Campidoglio Raffaele Marra squarcia un nuovo velo di segretezza. E la storia prende ora un ennesimo giro. Due i fatti nuovi. Il primo: le polizze sulla vita accese da Salvatore Romeo "a beneficio e insaputa" di Virginia Raggi sono tre. Non due, come noto sin qui. E la terza, di 8 mila euro, è stata accesa da Romeo il 26 gennaio scorso, quarantotto ore dopo la notifica dell’avviso a comparire alla Raggi. Il secondo: Salvatore Romeo era titolare di una cassetta di sicurezza che venne completamente svuotata il 19 dicembre 2016, un lunedì. Primo giorno utile dopo l’arresto di Raffaele Marra, entrato a Regina Coeli con l’accusa di corruzione il venerdì precedente, il 16 dicembre.
E dunque, che significato hanno queste due nuove circostanze? In che modo autorizzano a leggere o rileggere i rapporti tra tre dei "quattro amici al bar" che per otto mesi hanno avuto le chiavi della città? Quale partita si sta giocando? Chi è vittima, se ce ne è una, e chi carnefice?
Per provare ad afferrare un filo e abbozzare qualche parziale risposta, conviene tornare al momento in cui questa storia conosce il suo ennesimo twist: la notte dell’8 febbraio scorso, quando Salvatore Romeo entra alle 19 negli uffici della Procura di Roma, da cui uscirà alle 2 del mattino. "Ho passato giorni migliori", dice. E ora si capisce il perché. Il Procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Francesco Dall’Olio hanno in mano un atto acquisito dai nuovi accertamenti della squadra mobile di Roma che li sconcerta. E’ appunto una terza polizza vita del modesto valore di 8 mila euro accesa da Romeo con beneficiaria Virginia Raggi. Stesse modalità delle altre due (risalenti al gennaio 2016, sei mesi prima dell’elezione della Raggi a sindaca di Roma e della nomina di Romeo a suo capo della segreteria) e dunque identica impossibilità della "ignara" beneficiaria (la Raggi) di riscuotere il premio in circostanze diverse da quelle della morte dell’assicurato. Ma dal tempismo apparentemente "irragionevole", al limite dell’autolesionismo.
Dunque - domandano i pm a Romeo - per quale diavolo di ragione era stata accesa quella terza polizza in un momento in cui l’indagine della Procura aveva acceso un faro sulle precedenti due e la Raggi si preparava per giunta ad affrontare il suo interrogatorio? Per metterla in difficoltà? Per alzare una cortina di fumo?
Romeo mette a verbale una risposta buona per chi vuole crederci. "Ho acceso la terza polizza per affetto verso Virginia Raggi. E lo volevo fare in un momento per lei particolare". Come se volesse dare ad intendere che in quella sua decisione non avesse giocato neppure per un attimo la considerazione che non era esattamente quello il momento per dimostrare "vicinanza" con una bella assicurazione già oggetto di indagine. Che accendere polizze sulla vita ad insaputa della Raggi equivalesse al rito di un cero ex voto.
Dunque? C’è una seconda ipotesi. Più raffinata. Che la mossa di Romeo, in quell’ultima settimana del gennaio scorso, sia studiata. E lo sia per precostituirsi la spiegazione che lui stesso si prepara a dare ai pm, secondo la quale quell’accendere assicurazioni a beneficio di ignari "amici" e "persone stimate" sia una prassi così innocua e "seriale" che aveva ritenuto di doverla e poterla proseguire anche nel pieno di un’inchiesta che lo coinvolgeva insieme alla beneficiaria (la Raggi) e che aveva quale suo oggetto proprio l’esame della natura e del fine di quelle polizze. Decisive per comprendere l’esistenza o meno di un conflitto di interesse.
Se così fosse, se Romeo cioè manovra non per dabbenaggine, ma perché ossessionato dalle sue polizze, bisognerebbe capire il perché. Per complottare a danno della Raggi? Per proteggerla insieme a se stesso? Per proteggere se stesso e qualcun altro? E su questo, quella notte dell’8 febbraio, c’è una seconda circostanza che eccita la curiosità dei pm. Una cassetta di sicurezza.
Le indagini patrimoniali della Squadra Mobile hanno infatti scoperto che, dal 2011, collegata a un conto corrente di cui Romeo è titolare, c’è una cassetta di sicurezza di cui lo stesso Romeo ha indicato come "comodataria" (utilizzatrice) una sua amica. Di più: hanno scoperto che quella cassetta di sicurezza è stata aperta e svuotata del suo contenuto la mattina del 19 dicembre 2016, un lunedì, primo giorno utile di apertura della banca dopo una data che in questa storia conta. Il 16 dicembre, un venerdì, quando Raffaele Marra, che di Romeo è il fratello siamese in questa storia, viene arrestato per corruzione per la compravendita di favore di un appartamento del costruttore Scarpellini.
Di fronte alla contestazione dei pm, Romeo farfuglia. Non è in grado di indicare cosa contenesse quella cassetta, né la singolare coincidenza della sua apertura nel primo momento utile successivo all’arresto di Marra. Ma conferma la circostanza che ad averne le chiavi è l’amica indicata come comodataria. Nel cuore della notte, l’abitazione della donna viene perquisita e lei stessa interrogata. Anche lei - a quanto risulta - non è in grado di spiegare alcunché. Né, tantomeno di indicare con esattezza cosa quella cassetta contenesse nel momento in cui l’ha svuotata. Se dei "documenti", come dice genericamente. O anche del denaro. E, soprattutto, che provenienza avessero gli uni e gli altri e che fine abbiano fatto. Da qui ora si riparte.
SOTTO ACCUSA MAMBELLI, CAPO DELLA LEGA DILETTANTI
FORLì-CESENA - L’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate di Forlì-Cesena Angelo Gasparro, il capo della Lega nazionale dilettanti Alberto Mambelli e il cesenate Gianluca Salcini. Tutti e tre hanno ricevuto l’avviso di fine indagini - atto che generalmente prelude alla richiesta di rinvio a giudizio - da parte della procura di Forlì-Cesena. Per i pm sono stati i protagonisti di un caso di corruzione.
Gasparro, che è accusato di corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio, peculato, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, traffico di influenze illecite, avrebbe ricevuto da Salcini un corposo sconto sull’acquisto di un villino in cambio dell’intervento del funzionario su una verifica fiscale in corso da parte della Guardia di Finanza, oltre a informazioni riservate al fine di ottenere un rimborso Iva. Mambelli, da anni ai vertici del calcio nazionale, avrebbe fornito a Gasparro tre tessere che permettono l’ingresso gratuito in tutti gli stadi italiani, in cambio della "benevolenza" attiva del funzionario nei confronti di un’azienda di cui Mambelli è socio. Ora gli indagati possono presentare le loro tesi difensive, prima che la procura decida se archiviare il fascicolo o chiedere il rinvio a giudizio.
L’Agenzia delle entrate Emilia-Romagna, in relazione all’indagine che coinvolge l’ex direttore della direzione provinciale di Forlì-Cesena, "assicura la piena collaborazione agli inquirenti per far luce sulla vicenda. In attesa che si definisca il procedimento penale, il dirigente già da tempo è stato assegnato a nuovo incarico. Non appena saranno disponibili gli atti della procura l’Agenzia delle entrate adotterà tutti i provvedimenti contemplati dalla disciplina legale e contrattuale".
ACCADDE 25 ANNI FA: MANI PULITE
ACCADDE il 17 febbraio di 25 anni fa: l’arresto di Mario Chiesa diede inizio alla slavina che ha travolto la Prima Repubblica. In due anni la storia d’Italia è cambiata: sono scomparsi partiti antichi, leader politici e capitani d’industria hanno lasciato la scena per sempre. Un’intera classe dirigente è finita sotto accusa: ben 4520 persone sono state indagate nel solo filone milanese di Mani Pulite. Il processo a Sergio Cusani trasmesso in diretta televisiva ha visto passare sul banco degli imputati ex premier ed ex ministri: nella stessa giornata Bettino Craxi e Arnaldo Forlani risposero alle domande di Antonio Di Pietro.
E’ una stagione che si può comprendere solo con una lettura globale della corsa degli eventi. Perché le inchieste milanesi si sono intrecciate con le stragi di mafia e con una crisi economica profonda, che ha provocato la scomparsa di aziende celebri e la svalutazione della lira, che ha spinto il governo Amato a prelevare il 6 per mille dai conti correnti di tutti gli italiani.
E’ stata anche una stagione di speranza, con la fiducia in un rinnovamento generazionale ed etico della vita pubblica. Si sono imposti nuovi movimenti, da Forza Italia alla Lega, e altri sono sorti dalle ceneri della tradizione democristiana e comunista. Ma non sono state create leggi e strutture per impedire che le tangenti tornassero a dilagare. Anzi, sono stati introdotti provvedimenti che invece di rendere più giusti i processi hanno ingolfato la macchina della Giustizia, provocando la dissoluzione di migliaia di inchieste per effetto della prescrizione.