il Fatto Quotidiano, 16 febbraio 2017
Scuola che vai, preside che trovi. Dalle multe al ballo fascista
Sarà che l’autonomia scolastica li fa sentire manager, sarà che i presidi hanno sempre fatto come credevano ma l’antologia delle stravaganze dei capi d’istituto si arricchisce quasi ogni giorno di nuovi episodi. C’è chi inventa il “Gran ballo in epoca fascista” e chi pretende il video allegato ai curricula dei docenti, chi ridacchia mimando il palpeggiamento del fondoschiena di una studentessa e chi impone multe salate a chi occupa o pagamenti non dovuti per far quadrare i conti. Da ultima la dirigente dell’istituto “Micheli” di Roma, Anna Maria Altieri, passerà alla storia per l’iniziativa del “Gran Ballo in Epoca Fascista” organizzato per gli scolari della media “Alessi” il primo aprile.
La sua circolare (poi ritirata) con tanto di intestazione del ministero dell’Istruzione che a detta del capo d’istituto aveva approvato il progetto, ha già il suo posto nella storia: “Il ballo – scrive la preside – vuole proporre il più possibile l’ambientazione fascista pertanto saranno allestiti pannelli con immagini d’epoca, saranno proposte musiche tipiche del Ventennio e l’abbigliamento dei partecipanti dovrà essere il più fedele possibile”.
È in buona compagnia, la dirigente Altieri. L’autonomia e la libertà concessa dal ministero dell’Istruzione (Miur) ai capi d’istituto, passibili di rare sanzioni e quasi mai licenziati, ha lasciato loro la libertà di firmare le più disparate circolari e di prendere singolari iniziative senza alcun controllo se non quello dei genitori e degli studenti, quando sono maggiorenni.
Il “bestiario” non ha fine. Il mese scorso a finire agli onori della cronaca era stato Marco Molinelli, il preside del liceo classico “Morgagni” di Forlì, che aveva obbligato gli studenti con tanto di circolare a comprare il libro “La paranza dei bambini” dello scrittore Roberto Saviano in previsione di un incontro poi rinviato dallo stesso Saviano finito in una bufera mediatica a causa della scelta del preside.
Ben più grave l’episodio che ha coinvolto Alessandro Fumagalli, nessuna parentela con “Graziella Fumagalli” a cui è intitolato l’istituto professionale che dirige a Casatenovo (Lecco). L’estate scorsa, alla festa di fine anno scolastico era salito sul palco della scuola e si era lasciato andare a uno scatenato ballo fingendo di mettere le mani sul sedere di una studentessa. Una “goliardata” finita in Rete e sul tavolo dell’Ufficio scolastico regionale e del Miur a Roma ma finita con una sanzione di 350 euro per il preside.
Nessun provvedimento dopo tanto clamore, invece, per Alessandro Giorni e Margherita De Dominicis, dirigenti rispettivamente dell’istituto comprensivo “Pier Cironi” di Prato e “Anna Frank” di Pistoia che sul sito della scuola lo scorso luglio in occasione della chiamata diretta approvata con la legge 107, avevano chiesto ai candidati di allegare al curriculum “un video di due minuti con ripresa a figura intera”.
Non conosce limiti la fantasia dei presidi quando si tratta di recuperare qualche soldo per l’istituto. In provincia di Cosenza all’istituto scientifico-linguistico “Pitagora” di Rende, Elisa Policicchio, ha firmato una circolare con multe da 70 a 450 euro, oltre alla sospensione e al sei o al sette in condotta, per chi ha occupato la scuola. Così anche “Majorana” di Avola (Siracusa), Fabio Navanteri, di fronte ai conti in rosso ha preso carta e penna per obbligare mamme e papà a versare una donazione per consultare il registro elettronico, obbligatorio per legge: “Si comunica ai genitori – ha scritto anche sul sito della scuola – che per poter accedere al servizio del registro elettronico per l’anno scolastico 2016/2017, è necessario effettuare il versamento del contributo volontario previsto per l’indirizzo di frequenza del proprio figlio. Si ricorda inoltre, che dopo il versamento, è necessario recarsi nel nostro istituto per ricevere le nuove credenziali d’accesso”.
Rimarà celebre anche l’iniziativa del preside Marco Parma dell’istituto comprensivo “Garofani” di Rozzano (Milano) che in piena autonomia ha deciso di abolire la festa di Natale con i tradizionali canti religiosi per lasciare spazio ad una più sobria “Festa d’inverno” con filastrocche di Gianni Rodari e canzoni di Sergio Endrigo, all’insegna della laicità più assoluta.
Ma c’è anche chi a Natale ha abolito i compiti. A Taranto tre anni fa Ida Iannelli, alla guida del comprensivo “Salvemini”, ha scritto una circolare per vietare i compiti durante le vacanze di fine anno: “Oltre a formulare gli auguri di buon Natale rivolgo l’invito di non assegnare compiti al fine di far trascorrere agli alunni e alle famiglie un periodo di tranquillità”.
Non sempre, invece, le circolari dei presidi tutelano i docenti costretti ad assumere ruoli di coordinatore di classe, di addetti alla prevenzione incendi o al pronto soccorso senza la formazione necessaria.