la Repubblica, 16 febbraio 2017
Il cemento, proprio come il denaro, non è “sterco del demonio”. È un mezzo per fare cose utili e belle oppure per farne di brutte e dannose
Il cemento, proprio come il denaro, non è “sterco del demonio”. È un mezzo per fare cose utili e belle oppure per farne di brutte e dannose. La cementificazione italiana è in larga parte un penoso catalogo del brutto e del dannoso. Ed è servita a cementare prima di tutto il patto politico tra i porci comodi dei privati (dalla grande speculazione giù giù fino al villino abusivo) e la mediocrità, a volte prezzolata, di governanti che hanno rinunciato a governare, a immaginare il Paese e a disegnarlo.
Proprio per questo le dimissioni di un urbanista da assessore all’Urbanistica sono un segnale di ritirata e di catastrofe: per l’urbanista, per la giunta legittimamente in carica e per Roma. Importa un fico secco ciò che Berdini si è lasciato sfuggire a proposito della vita privata di Raggi: basta col gossip, sia maledetto, fa più danni di un esercito di betoniere. Importa moltissimo, invece, constatare che uno stadio e una manciata di grattacieli, nella capitale d’Italia, siano considerati una grana ingovernabile. È mai possibile che non esista una via d’uscita tra l’ostracismo bigotto al cemento (che non è cattivo a prescindere) e l’appalto truccato, ovvero tra moralismo e immoralismo? Lo sgoverno italiano è di troppo lunga data. Qualcuno risalga a bordo, cazzo!