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 2017  febbraio 16 Giovedì calendario

L’Italia ha un fenomeno che è vittima dei suoi ct

Per Marco Verratti, come per il Psg, la partita contro il Barcellona era uno di quei momenti che segnano il futuro. L’ultima chiamata per evitare che il vestito da predestinato si tatuasse sulla pelle e assumesse le sembianze di un’eterna condanna. 
Era una partita al bivio tra l’anonimato di lusso e la consacrazione: il 4-0 certifica che la strada intrapresa è la seconda. Nella notte del Parco dei Prinicipi, Verratti si è finalmente palesato al mondo come un giocatore di livello assoluto. I dati supportano la tesi 59 palloni giocati, 90% di passaggi completati, un assist (per il 2-0 di Draxler), 2 occasioni create, 4 contrasti vinti ma per certificarla è necessario considerare il solenne dominio mentale di Verratti di fronte al Bar-
cellona, non un av-
versario qualunque.
E scavando in profon-
dità si trova un ulte-
riore dato utile a capi-
re quest’ultima evolu-
zione del pescarese:
non sono cambiati il numero e l’efficacia
dei suoi passaggi, ma
la tipologia. Più diretti e verticali, quindi anche decisivi: la media dei passaggi chiave a par-
tita in questa stagione
è infatti salita a 2,7, rispetto agli 1,2 abitudinari. Più del doppio, la prova di un giocatore che ora si assume la responsabilità dell’ultima giocata, limando il difetto della ridondanza di palleggio (motivo per cui Conte faticava a ritenerlo indispensabile) e anche dell’etichetta di giocatore «da compitino». 
La prestazione di Verratti contro il Barça rappresenta il momento in cui l’idea del giocatore che tutti hanno sognato si è fatta forma. È il capolinea di un percorso definito nella sua complessità, forse ci arriva in ritardo (a 24 anni, determinanti gli infortuni), Verratti, ma comunque ora è a destinazione. I giornali francesi che dall’estate 2012 ne seguono le gestasuggeriscono l’idea di un giocatore ormai definitivo e l’Italia dovrebbe dar loro credito. Ma è pur vero che per la Nazionale non è mai stato facile accettare l’esplosione di un talento nostrano all’estero perché appare lontana e fuori controllo. Questa visione ha finora imprigionato il destino di Verratti: re in Francia, rincalzo in patria. Ma è tempo di cambiare racconto, dando merito al Psg che ha prelevato un allora 19enne dalla serie B investendo ben 12 milioni (più 3 di bonus) e ha creduto in lui e facendo terminare la gavetta di Verratti in azzurro. L’unico che può che deve assumersi questa responsabilità è Ventura (che contro le grandi, Spagna, Francia e Germania, gli ha concesso solo 24’), perché la centralità di Verratti nell’Italia non è più procrastinabile.
 La fretta che non sembra avere la Nazionale ce l’hanno invece Juve e Inter, che si contendono il giocatore sul mercato. Verratti ha ringraziato, annunciando però «di non aver voglia di cambiare squadra ora». In futuro, però, chissà, anche perché il suo agente Donato Di Campli, prima di Psg-Barça, parlava ammiccando alle big italiane: «Alla A sarebbe stupido dire di no. Vincere solo la Ligue 1 ci sta un po’ stretto». Juve e Inter non sembrano spaventarsi di fronte alle cifre dell’eventuale affare (il Psg lo valuta 80 milioni, mentre l’ingaggio arriva a 8,6 milioni) e confermano il ritorno dell’interesse nei giocatori italiani. In fondo, Verratti è l’esempio perfetto per capirne i motivi: i talenti nostrani sono meglio della maggior parte degli André Gomes di turno. Chi non è d’accordo riguardi Psg Barça.