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 2017  febbraio 16 Giovedì calendario

L’Italia presenta alla Ue il conto del terremoto

ROMA Con il coraggio della disperazione e la matematica dell’emergenza, l’Italia presenta all’Europa il report economico del suo ultimo terremoto e si prepara all’incasso senza farsi illusioni. Pallottoliere alla mano, oltre alle centinaia di morti, le 53 mila scosse in sei mesi e il mezzo milione di persone coinvolte nel sisma, la protezione civile arriva a stabilire la cifra del danno complessivo e smette di tremare: 23,5 miliardi. A mettere in fila le sciagure degli ultimi sei mesi e dividendole per il prezzo stabilito, ciascuna delle 53mila scosse ha provocato in media danni per 400mila euro. Seguendo un argomento caro all’Ue, i venti e passa miliardi di euro sono l’1,4 per cento del Pil italiano e sono sette volte quanto chiesto dall’Europa all’Italia per uscire dalle sabbie mobili dell’aggiustamento strutturale dei conti, ma anche la metà del prodotto interno dell’Albania. 
POCHI RIMBORSI
Il dossier consegnato a Bruxelles in questi giorni dal dipartimento della Prociv elenca tutti i danni e i costi sostenuti relativi ai terremoti inaugurati con peggiore degli eventi, quello del 24 agosto, e distribuiti nelle regioni di Lazio, Abruzzo, Umbria e Marche. Obiettivo, convincere la Commissione ad attivare il fondo di solidarietà chiamato Fsue, un portafoglio utile agli stati membri colpiti dalle catastrofi naturali. Ma quanto sarà generoso questo borsellino europeo con l’Italia del sisma? Poco. In occasione del terremoto del 2012, a fronte di una stima complessiva di 13,5 miliardi, arrivarono dall’Ue 670 milioni. Stessa musica per il terremoto de L’Aquila: Bruxelles stanziò 493 milioni, a fronte di una stima di circa 10 miliardi di danni.
Il calcolo è ovviamente approssimativo e quindi i venti e passa miliardi sono destinati a lievitare con la ricostruzione. E se l’Europa aveva garantito l’arrivo dei soldi con Juncker sbilanciato sul fronte della basilica di San Benedetto a Norcia, il risultato finale, nonostante lo slancio, rimborsa solo una parte della prima emergenza. 
Nessuno avrebbe mai immaginato un bilancio meno pesante. Oltre centomila verifiche di agibilità e più di 30mila edifici privati inagibili, 12mila persone ancora assistite, interi borghi distrutti, 131 comuni inseriti nel cratere sismico, tre decreti legge per cercare di far fronte alle prime emergenze e tentare di far ripartire l’economia, intere aree di quei territori crollati di 10 centimetri, non permettevano un calcolo diverso. Secondo il dossier, calcolato in base alle stime delle quattro Regione interessate, i 23,5 miliardi indicati nel fascicolo includono sia i danni strutturali sia i costi affrontati per l’emergenza dei sei mesi. Di questa cifra, 14 miliardi rappresentano i danni veri e propri agli edifici: 12,9 per quelli privati e 1,1 per quelli pubblici. Ma la sequenza di terremoti non ha provocato solo il crollo di case e palazzi: 3,1 miliardi sono i danni provocati al patrimonio artistico, 2,7 a infrastrutture, reti di distribuzione di energia, gas e acqua, quasi 500 milioni a attività produttive e agricoltura. Sempre attraversi i calcoli, si misura che i restanti 3,2 miliardi sono invece i costi sostenuti dall’Italia per far fronte all’emergenza: ripristino delle funzionalità delle infrastrutture e degli impianti nei settori dell’energia, dell’acqua, delle acque reflue, delle telecomunicazioni, dei trasporti, della sanità, dell’istruzione. E, ancora, realizzazione di alloggi provvisori, servizi di soccorso rivolti alla popolazione, messa in sicurezza delle infrastrutture di prevenzione, protezione del patrimonio culturale, ripristino delle zone danneggiate. 
ANTICIPO DI 3O MILIONI
Il dossier di qualche giorno fa non è il primo. il 16 dicembre scorso l’Italia aveva presentato la richiesta di attivazione del Fondo, fornendo però una prima stima dei danni e dei costi calcolati fino al 25 ottobre 2016. Le scosse del 26 e del 30 ottobre, e quelle del 18 gennaio, hanno però costretto il Dipartimento, d’intesa con le quattro Regioni, a rivedere tutto ed integrare la documentazione. Spiega la Prociv nell’integrazione a quel primo calcolo: «C’è stato un notevole aggravamento della situazione emergenziale». Nel primo dossier erano stati stimati danni e costi pari a 7 miliardi e 56 milioni, di cui 4,9 miliardi riferiti ai danni agli edifici privati e 350 milioni agli edifici pubblici.
Inoltre, secondo l’analisi effettuata dai tecnici del Mibact, i danni al patrimonio culturale ammontavano a oltre 541 milioni. Seguendo questi numeri la Commissione Ue ha concesso, lo scorso 29 novembre, l’anticipo massimo consentito sul contributo finanziario del Fondo, vale a dire 30 milioni. Quelle cifre sono state completamente riviste nel nuovo fascicolo portato a Bruxelles: ai costi della prima emergenza, si sommano altri 16 miliardi e 470 milioni, di cui 8 miliardi si riferiscono ai danni agli edifici privati e 750 milioni agli edifici pubblici. Cresce anche il conto del patrimonio culturale. Chiese e monumenti massacrati dalla violenza della terra hanno valori inestimabili. Che solo per la storia piegata all’aritmetica ora fanno 2 miliardi e 500 milioni. In più.