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 2017  febbraio 15 Mercoledì calendario

Economia Usa, la Yellen sfida Trump

NEW YORK Una Janet Yellen insolitamente vestita dell’abito da falco ha promesso ieri rincari dei tassi a breve termine da parte della Fed. La direttrice della banca Centrale americana nel corso di un’audizione al congresso ha detto che «non sarebbe saggio» lasciare inalterato il costo del dollaro mentre l’economia cresce e l’inflazione continua a salire. Le sue parole sono state un campanello d’allarme per chi aveva dato per scontata un’attesa fino a giugno, prima di vedere un nuovo intervento della Fed, nelle forma di un rialzo di un quarto di punto. La decisione invece potrebbe arrivare molto prima secondo la direttrice dell’istituto, in «una delle prossime riunioni» del comitato esecutivo della Fomc. 

LE TAPPE
La prossima data di calendario è quella del 14 e 15 marzo. Pochi si azzardano a prevedere che sarà quello il giorno della decisione. Il consenso degli analisti dopo le parole della Yellen è passato dal 16 al 23% per un aumento votato nella riunione di marzo; dal 38 al 50% per quella del 2 e 3 di maggio, e dal 38 al 100% per quella del 25 e del 26 di giugno. Tutte queste proiezioni riguardano solo il primo dei tre scatti dei tassi previsti per l’anno in corso. 
Se la Fed dovesse aspettare davvero il mese di giugno per decidere il primo degli interventi, il passo di correzione successivo potrebbe risultare troppo rapido e rischioso per la locomotiva dell’economia americana. Il fatto che le correzioni saranno tre è stato confermato dal presidente della banca Federale di Chicago Charles Evans, il quale ha definito i tre interventi «non irragionevoli», nel consueto linguaggio labirintico dell’istituto. 
IL CONTRASTO
Con il suo discorso introduttivo di fronte alla commissione bancaria del Senato, Yellen ha operato un piccolo sconfinamento nella politica, quando ha raccomandato che il governo si concentri sulla crescita a lungo termine, piuttosto che puntare su una scossa immediata da applicare all’economia americana. Il pil degli Usa è passato dallo 0,6 di crescita del 2015 all’1,6% dello scorso anno, e tutti gli indicatori puntano ad una spinta già più robusta per l’inizio del 2017. Sarebbe un peccato, ha detto la direttrice della Fed, se l’attuale moto già evidente fosse artificialmente accelerato a scapito della possibilità di una crescita sostenuta sul lungo termine. Più opportuno sarebbe concentrarsi sull’abbattimento del debito pubblico, che è salito oggi a 19.200 miliardi di dollari. 
Le direttive sono in contrasto con quanto la nuova amministrazione Trump ha annunciato di voler perseguire: un’enorme iniezione di spesa pubblica per la realizzazione di lavori di infrastrutture, accoppiata ad un drastico taglio delle tasse. Le due diverse visioni dell’economia americana sono destinate a cozzare, e lo scontro sarà visibile nei prossimi mesi, quando il neo eletto tesoriere Steven Mnuchin inizierà ad operare per dare esecuzione al programma voluto da Donald Trump. 
I CONTI
Anche il bilancio della Fed è cresciuto negli ultimi anni, in seguito alle valanghe di acquisti che la banca centrale ha fatto nel tentativo di alleggerire il debito tossico degli istituti commerciali. Al momento il portfolio generato dal quantitative easing è di 4.500 miliardi di dollari, divisi tra emissioni del Tesoro e titoli emessi a garanzia di mutui. La Fed intende alleggerirlo, lasciando spirare i termini dei mutui, e mantenendo il possesso dei buoni. Sulla piazza di Wall Street si sono viste reazioni immediate al discorso pronunciato da Janet Yellen. 
Spostamenti di capitali si sono registrati in direzione delle obbligazioni del Tesoro, e il dollaro si è irrobustito del 2,45% nei confronti dell’euro, cambiando a 1,057. L’indice azionario del Dow ha stabilito un nuovo record, superando la soglia dei 20.400 punti.