la Repubblica, 15 febbraio 2017
L’amaca di Michele Serra
NEL generale caos, non ha avuto il rilievo che merita il favoloso annuncio di Silvio Berlusconi di volersi ricandidare premier. Dico favoloso perché una decisione così insensata non può scaturire dalla banalità del reale; quanto da una dimensione fantasy, peraltro suffragata dalla vivace presenza, a fianco del neo-candidato, dello scudiero Brunetta, tipico personaggio alla Lewis Carroll, o alla Tim Burton. Con questo non si vuole affatto sostenere che Berlusconi non potrebbe mai rivincere le elezioni. L’ipotesi, anzi, è perfettamente confacente alla surrealtà italiana, ed è un sintomo tra i tanti (anche se particolarmente vistoso) della pazzia che dilaga nel Paese, la sinistra rinchiusa in un antro a discutere se il calendario va tenuto diritto oppure a rovescio (Lewis Carroll, ve l’avevo detto), la destra schizofrenica che in una mano brandisce la clava di Salvini e nell’altra il portafogli (ormai vuoto) di nonno Silvio, il terzo polo che governa Roma come se fosse una iattura, e ad ogni refolo di ponentino impallidisce e vacilla come Ofelia.
In tutto questo la sola cosa evidente è che Gentiloni a Palazzo Chigi è appena una parentesi. Lui vive ancora nel romanzo borghese classico, magari un poco noioso ma ben strutturato. Il tipico intruso.