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 2017  febbraio 15 Mercoledì calendario

Trasgressioni Deneuve

BERLINO Avere una relazione con un camionista? «È una fantasia che non ho mai avuto», dice Catherine Deneuve in Sage Femme di Martin Provost. Una battuta così dentro di lei, che ci riporta al suo leggendario marchio di fabbrica: «Oui, je suis Catherine Deneuve». «Ma io non vivo come la gente pensa che debba vivere Catherine Deneuve». Fuma una sigaretta dopo l’altra, è fasciata in un abito di pelle nera, borsa Vuitton, orecchini, anello, bracciale: tutta dorata. Una signora dell’alta borghesia parigina. «La grande dame» del cinema francese torna alla Berlinale con un personaggio potente, Béatrice.
Un vulcano…
«Una donna libera, fuori dal senso comune, generosa, disattenta, egoista. Si spaccia come principessa ungherese quando è figlia di un portiere, vive al di sopra delle sue possibilità, se la passa male, è malata di cancro e quasi indigente ma ciò non le sottrae eleganza».
Nel film lei ha un debito affettivo.
«Ero stata l’amante di un uomo mollato prima che morisse. La figlia, Claire, interpretata da Catherine Frot, mi considerava la sua vera madre: riappaio nella sua vita come un fantasma dopo trent’anni».
Le due Catherine non potrebbero essere più diverse.
«Due facce della stessa persona. L’altra è integra, vive in maniera religiosa il suo lavoro da ostetrica».
Diventeranno amiche, Claire avrà una storia con un camionista.
«Lei rinasce con me, io non voglio morire da sola. Sono due figure tragicomiche. Ho poco in comune con quell’avventuriera, che è libera ma ha bisogno di Claire. Vive tutto con intensità e superficialità. Sembra che si diverta a nutrire il suo cancro. Fuma, beve, mangia carne rossa».
Luis Buñuel diceva di lei: è bella come la morte, fredda come la virtù.
«Ma lo disse tanto tempo fa! Nella sua libertà e dipendenza Béatrice può ricordare certi miei ruoli dalla doppia identità, a cominciare da Bella di giorno. Algida e peccaminosa, si diceva di me? Non mi sono mai considerata bella. Potevo sentirmi carina, desiderata, ma è un’altra cosa».
Lei è legata al grande cinema italiano.
«Visconti e Fellini non ci sono più. C’è Bellocchio, non è più tanto giovane, ma lavora eccome. Vuole sapere cosa mi manca? Le coproduzioni tra Italia e Francia. Non si fanno più. È cambiato il modo di filmare e di recitare, oggi hai la camera a 50 centimetri dal volto. Guardare nel passato non mi aiuta per il futuro. Il successo è arrivato presto, poi ho dovuto lottare per mantenerlo. Non amo le celebrazioni, i premi andrebbero dati all’inizio di una carriera. Preferisco vivere il presente. Non è facile invecchiare, soprattutto se sei un’attrice. Ma il mondo è pieno di gente che si innamora dopo essere andata in pensione».
È vero che lei ha ispirato «La La Land»?
«Sì, quel film mi è piaciuto, sono orgogliosa di aver ispirato un regista giovane come Damien Chazelle, che ha pensato al mio musical Les Parapluies de Cherbourg, il mio primo ruolo da protagonista. Era il 1964».
«È la donna che avrei voluto essere», disse di lei Gérard Depardieu.
«Lui ama la mia parte maschile, così come io amo la sua parte femminile. Devo ancora leggere il suo libro, L’innocente. So che è molto sincero. Gérard è una misteriosa magia del cinema, ci vediamo di rado, quando succede scatta una complicità straordinaria, inspiegabile. Ma i miei migliori amici non sono attori, giriamo il mondo, siamo inaffidabili. Nel cinema sono più amica dei tecnici. Le attrici guadagnano meno degli attori? Siamo un riflesso della società».
La vicenda giudiziaria di Roman Polanski non trova pace.
«È una cosa di tanto tempo fa, ci fu un accordo tra lui e la sua vittima. È una persecuzione, è tutto molto ingiusto».
Com’è vivere nella Francia di Marine Le Pen?
«Ma le elezioni non ci sono state e non credo che vincerà. Lei non è la benvenuta. In Francia viviamo in democrazia».