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 2017  febbraio 15 Mercoledì calendario

Peugeot tratta la fusione con Opel. Il supergruppo franco-tedesco

PARIGI Il gruppo francese PSA, che produce le auto Peugeot, Citroën e Ds, è in trattative con General Motors per rilevare le attività europee del gigante americano, ossia i marchi Opel (tedesco) e Vauxhall (nome britannico per le stesse auto). Dopo la dichiarazione di un portavoce alla Afp, PSA ha confermato in un comunicato che sta esplorando «assieme a General Motors molte iniziative strategiche con lo scopo di migliorare profitti ed efficienza operativa, inclusa una potenziale acquisizione di Opel». In questo modo PSA raggiungerebbe le dimensioni ormai necessarie per competere a livello mondiale, diventando il secondo gruppo europeo dietro a Volkswagen e davanti a Renault.
Solo pochi anni fa, nel 2013, il gruppo PSA «era praticamente fallito», ha ricordato ancora di recente l’allora ministro del Rilancio produttivo, Arnaud Montebourg. Il grande stabilimento di Aulnay alla periferia di Parigi, che dava lavoro a 3000 persone, fu costretto a chiudere, e 240 mila posti di lavoro erano minacciati. Alla fine di quell’anno General Motors, che aveva acquisito poco prima il 7 per cento delle azioni e sembrava essere interessato al totale, cedette la sua quota scappando a gambe levate.
Fu decisivo l’aumento di capitale grazie ai cinesi e allo Stato francese. La famiglia Peugeot rimase con il 14% delle azioni, e un altro 14% venne comprato dal gruppo Dongfeng Motor. Terzo azionista lo Stato che entrò nel capitale con un altro 14% chiedendo in cambio l’estromissione dei Peugeot dal management.
Pochi mesi dopo la svolta: il primo aprile 2014 il gruppo è stato affidato a Carlos Tavares, ingegnere arrivato a Parigi dal Portogallo a 17 anni, che ha fatto tutta la carriera nel gruppo concorrente Renault-Nissan fino a diventarne il numero due dietro a Carlos Ghosn. Tavares aveva dichiarato in un’intervista di essere pronto a diventare il numero uno di una grande azienda come General Motors o Ford, e per tutta risposta due settimane dopo Ghosn lo licenziò.
Così Tavares, improvvisamente tornato sul mercato, è diventato in effetti numero uno, ma di PSA. E in poco tempo è riuscito a risanare il gruppo. Monomaniaco di automobili, assiduo pilota di corse storiche al volante di una Peugeot 504, Tavares aveva davanti due sfide fondamentali: offrire una dimensione globale a PSA, ancora troppo concentrata in Europa, e tentare il salto di qualità verso l’alto di gamma, il settore dove i margini sono più alti come dimostra la fortuna dei marchi tedeschi.
Da qui nasce qualche perplessità sull’operazione: Opel è saldamente radicata in Europa, e in Germania non è mai entrata nella gara per il primato nelle auto premium che si gioca fra Audi, BMW e Mercedes. L’interesse di PSA per Opel sembrerebbe quindi in contraddizione con la strategia di rilancio tracciata finora.
Tavares comunque potrebbe voler cogliere l’occasione per aumentare la taglia critica dell’azienda. Solo i grandi volumi permettono di ammortizzare i costi (con alcune eccezioni come il marchio svedese Volvo, di proprietà della cinese Geely, che è rimasto piccolo e senza alleati e ha grande successo).
L’ipotesi di un nuovo colosso franco-tedesco sembra avere colto di sorpresa i due governi. Parigi, che da terzo azionista probabilmente qualcosa sapeva, ha detto che vigilerà sul mantenimento dei posti di lavoro, mentre malumori maggiori arrivano da Berlino. La ministra dell’Economia Brigitte Zypries ha definito inaccettabili le trattative già in corso senza che il governo tedesco e i sindacati ne siano stati informati. Dal tentativo Fiat a quello della canadese Magna, negli ultimi anni la Germania ha sempre chiuso le nuove possibili strade per Opel.Stefano Montefiori

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La prima mossa del risiko Ue, le scelte di Marchionne 
Dietro a Volkswagen e davanti a Renault. I risvolti per Fiat Chrysler e per le alleanze 
È ufficiale, la trattativa per l’acquisizione di Opel da parte di Psa è stata confermata sia dal gruppo francese che da General Motors, a cui Opel appartiene. L’accordo dovrebbe essere finalizzato a breve, un consiglio di sorveglianza di Psa verrà annunciato nei prossimi giorni per definire i dettagli dell’operazione. Se la fusione andrà in porto rivoluzionerà nuovamente il panorama del settore automobilistico. Entrambe le società hanno alle spalle una ristrutturazione dolorosa – Opel ha chiuso la fabbrica di Bochum, in Germania, e Psa quella, alla periferia di Parigi, ad Aulnay – e hanno un target di clienti omogeneo, in un’area in gran parte europea. Seguono, attualmente, tre progetti industriali in comune: la nuova Opel Zafira è prodotta in Francia, in uno stabilimento Psa, la futura C3 Picasso sarà assemblata invece in Spagna, nella fabbrica di Opel insieme ad una piccola vettura. Questa possibile convergenza è il retaggio della grande alleanza strategica che era stata annunciata nel 2012 tra General Motors e Peugeot Citroën, per essere dismessa l’anno dopo, quando gli americani avevano ceduto la loro quota del 7% del capitale della società della Grande Armée. 
Carlos Tavares, divenuto nel frattempo capo di Psa, conosce molto bene i vantaggi che può apportare questo progetto, ha riportato, in meno di due anni, l’azienda al profitto, concentrandosi su un numero minore di modelli ma con maggiore reddito, e ha esperienza delle problematiche sociali ed industriali che accompagnano ogni fusione. Psa dispone di dieci impianti in Europa, di cui cinque in Francia, e ha venduto nel 2016 3,15 milioni di veicoli nel mondo con tre marchi : Peugeot, Citroën e Ds. La filiale europea di General Motors ha registrato lo scorso anno una perdita di 257 milioni di dollari da addebitare alle conseguenze dell’effetto Brexit. Senza questa influenza penalizzante e la svalutazione della sterlina, il bilancio, dopo sedici anni in rosso, sarebbe tornato positivo. Opel è passata attraverso il rilancio di modelli che hanno conseguito un buon successo, nel 2016 ha immatricolato circa 1,2 milioni di vetture, comprese quelle sotto il marchio Vauxhall, vendute in Inghilterra. Opel è assente tra i suv della fascia C, quella che consente di fare i maggiori volumi e di ottenere margini alti, i siti non lavorano a pieno regime, la loro capacità produttiva supera di poco il 60% contro la media del 70% dei concorrenti. Tutti questi fattori, con la speranza di tornare in attivo solo nel 2018, forse hanno convinto Mary Barra, il ceo di General Motors, a cedere la costola europea. Psa con questa operazione diventerebbe il secondo costruttore del Vecchio Continente dietro a Volkswagen, con oltre il 16% del mercato, scavalcando Renault. Non nasconde l’ambizione di aumentare la sua grandezza, avrebbe accesso alla tecnologia Opel, inclusa l’elettrica, e potrebbe ridurre i costi con un potere d’acquisto più favorevole verso i fornitori. 
C’è chi vede in questa fusione un vantaggio anche per Fiat Chrysler che potrebbe trovare la strada spianata per chiudere l’ipotetica fusione con General Motors. Uno studio ancora acerbo, Sergio Marchionne è fermamente concentrato sulla realizzazione del suo piano industriale 2018.
Bianca Carretto