Libero, 15 febbraio 2017
Il trattato Europa-Canada brucerà 200mila occupati
Oggi è una giornata decisiva per le sorti del trattato di libero scambio fra Unione europea e Canada. A Strasburgo il Parlamento Ue è chiamato a pronunciarsi sul Ceta, acronimo di Comprehensive economic and trade agreement, Accordo economico e commerciale globale, destinato ad abbattere tutte le barriere doganali fra i Ventisette e lo stato nordamericano. Sì o no. Dentro o fuori: il voto previsto per oggi pomeriggio non prevede alternative. Dopo il naufragio dell’accordo gemello con gli Stati Uniti, il Ttip, silurato dal presidente americano Donald Trump, attraverso il canale preferenziale istituito dal Ceta molte multinazionali a stelle e strisce con sede pure in Canada contano di esportare verso il Vecchio Continente parecchie merci.
L’esito della votazione di oggi, scontato fino a qualche settimana fa, rischia di diventare un banco di prova per il neopresidente dell’assise europea Antonio Tajani. Il fronte del sì, finora compatto e agguerrito, si sfalda con il passare delle ore.
INTESA SBILANCIATA
La maggiore opposizione alla firma del Ceta, l’ha fatta finora il gruppo dell’Enl, Europa delle nazioni e della libertà, cui aderiscono fra gli altri la Lega Nord di Matteo Salvini e il Front National di Marine Le Pen. I punti attorno ai quali si sta ingrossando il fronte dei contrari sono sostanzialmente quattro: la finta tutela dei nostri prodotti Dop e Igp, i tribunali arbitrali, il canale privilegiato che si creerebbe per le grandi multinazionali a scapito delle piccole e medie imprese, gli effetti sul mercato del lavoro.
Il Canada, così come tutti i Paesi anglosassoni basati sul sistema dei marchi, non prevede il riconoscimento delle nostre indicazioni geografiche che al contrario sono giudicate delle mere «barriere non tariffarie» al libero commercio dei prodotti. Il Ceta riconosce comunque 41 fra Dop e Igp italiane sulle 300 totali, ma prevede che ai tarocchi fatti in Nord America venga ugualmente riconosciuta la libera circolazione nel Vecchio Continente. Così, a fianco del Parmigiano Reggiano originale, potrà circolare il Parmesan, assieme al vero San Daniele friulano ci sarà quello prodotto nell’Ontario. E via dicendo.
Nonostante le modifiche puramente cosmetiche con cui agli Isds (Investor-state dispute settlement) sono state sostituite le Ics, Investments court system, rimane inalterato il sistema delle Corti arbitrali internazionali attraverso le quali anche una singola azienda può citare in giudizio uno Stato europeo o una Regione «colpevole» di aver introdotto norme giudicate «discriminanti» nei confronti del singolo esportatore canadese. Visti i costi dei 15 arbitri che li comporranno (5 scelti dalla Ue, 5 dall’azienda e 5 da Paesi Terzi) si tratta di canali riservati de facto alle multinazionali.
L’intero trattato è studiato su misura per i grandi operatori economici. L’87% delle piccole e medie imprese europee non ha alcuna esigenza di operare su mercati mondiali così grandi e complessi. Sui quasi 21 milioni di Pmi europee, il 93% delle quali ha meno di 10 dipendenti, soltanto 619mila esportano al di fuori dell’Unione. E più che trarre un vantaggio dal Ceta, con la scomparsa dei dazi doganali sono esposte alla nuova concorrenza delle multinazionali d’Oltreoceano che aggrediranno i nostri mercati, proprio in virtù delle aperture previste dal trattato.
Se da un lato i calcoli più ottimistici sugli effetti del Ceta prevedono la creazione di nuovi posti di lavoro nella Ue nell’ordine dello 0,08%, altri studi parlano invece di una perdita di circa 204mila posti nell’intera Unione europea: 45mila in Francia, 42mila in Italia e 19mila in Germania. E non è un caso se proprio ieri è scesa in campo anche la Cgil, con Susanna Camusso che ha chiesto agli eurodeputati di votare «contro la ratifica dell’accordo».
I NUMERI IN AULA
Sulla carta l’esito del voto dovrebbe essere quasi scontato. Ma il fronte del Sì è molto meno compatto di quanto si potrebbe pensare. Nel gruppo dei socialisti le defezioni annunciate sono parecchie, soprattutto fra i deputati francesi e belgi. E non si può escludere neppure qualche ripensamento nella pattuglia degli europarlamentari Pd, anche se il capogruppo Gianni Pittella ha lanciato più d’un richiamo all’ordine. Il Partito popolare europeo è favorevole e la componente di Forza Italia dovrebbe riservare poche sorprese.
Il fonte del no è composto da Enl (Lega e Front National), Efdd (schieramento cui aderisce il Movimento 5 Stelle), Verdi e Gue (Sel, Podemos e Tsipras), ma potrebbe ingrossarsi in aula vista l’opposizione sociale che monta soprattutto in Francia e Austria.
Intanto c’è da registrare uno slittamento di 24 ore nell’apparizione del premier canadese Justin Trudeau a Strasburgo. Inizialmente il suo intervento in aula era previsto per oggi, poco prima del voto finale, come accade con tutti i capi di governo dei Paesi extra Ue. Ma nonostante la mediazione di Tajani i canadesi sono stati irremovibili e Trudeau pronuncerà un discorso solenne a cose fatte, nella giornata di domani. Una prassi riservata finora soltanto ai capi di Stato.