ItaliaOggi, 15 febbraio 2017
Lo sciopero nella più grande miniera di rame del mondo manda alle stelle il prezzo dell’oro rosso
Può lo sciopero in una miniera cilena provocare un tornado sul mercato mondiale del rame?
La risposta è sì. Perché la miniera in questione, quella di Escondida, nel mezzo del deserto di Atacama, a nord del Cile, è la più importante al mondo per l’estrazione del rame.
A dire sì allo sciopero «a oltranza», dopo diverse settimane di negoziati infruttuosi, è stato il 99,9% dei 2.500 minatori di Escondida.
La protesta ha costretto la compagnia mineraria anglo-australiana Bhp Billiton a sospendere totalmente, per almeno due settimane, la produzione.
E a invocare la clausola cosiddetta di forza maggiore, alla quale possono ricorrere i produttori di materie prime nel caso in cui si trovino nell’impossibilità di rispettare i propri contratti per ragioni che sfuggono al loro controllo. L’annuncio ha fatto volare i prezzi del rame a Londra, mentre i mercati si inquietano per le potenziali difficoltà di approvvigionamento, visto che la miniera di Escondida, da sola, rappresenta il 5% dell’offerta mondiale di rame.
Dal canto suo, il governo di centro-sinistra di Michelle Bachelet teme le ripercussioni che questa vicenda potrebbe avere su un’economia già indebolita. «Questo sciopero potrebbe colpire il prodotto interno lordo ben più degli incendi, i più gravi nella storia del Cile, che hanno devastato le foreste del paese a fine gennaio», stima il ministro delle finanze Rodrigo Valdes.
Il Cile detiene il 20% delle riserve mondiali di rame, mentre la miniera di Escondida assicura il 25% della produzione di «oro rosso» cileno, ossia 927 mila tonnellate all’anno. Pari all’1% del pil del paese e al 10% delle esportazioni nazionali.
I minatori, che lavorano dodici ore al giorno per sette giorni (e poi hanno diritto a una settimana di riposo), chiedono un aumento del 7% dei loro salari e un bonus di 25 milioni di pesos (circa 37 mila euro) ciascuno. La direzione propone invece un bonus di 8 milioni di pesos e nessun aumento salariale.
Per i cileni un posto nelle miniere di rame è stato a lungo considerato un privilegio dal punto di vista del salario e dei vantaggi sociali. Escondida, in particolare, ha i lavoratori meglio pagati del paese, con salari medi di 150 mila dollari (141 mila euro) all’anno.
Gli scioperi potrebbero moltiplicarsi in Cile nel 2017, anno di rinnovi contrattuali. Tuttavia i gruppi minerari non sono più generosi come in passato con i propri lavoratori, complice il crollo del prezzo del rame sui mercati internazionali seguito all’affanno della domanda della Cina, principale consumatore e importatore di oro rosso nel mondo. A fine 2016, nella prospettiva di nuovi cantieri infrastrutturali negli Usa dopo l’elezione di Donald Trump, i prezzi sono tuttavia risaliti a 6 mila dollari la tonnellata. Ben lungi però dai 10 mila dollari registrati nel 2010.