Gazzetta dello Sport, 15 febbraio 2017
La scissione di Bersani
Lo spappolamento del Pd è in corso. Ieri Bersani in Transatlantico ha dichiarato: «Qui non è questione di calendario. Il calendario è una tecnica. Qui il problema è se siamo il Pd o il PdR (Partito di Renzi). La scissione è già avvenuta. E io mi chiedo come possiamo recuperare quella gente lì. Da Renzi dopo averlo sentito ieri non me lo aspetto. Ma da chi è intorno a lui sì. Chi ha buonsenso è il momento che ce lo metta perché siamo a un bivio totale e andiamo incontro a problemi molto seri. Voglio bene al Pd fino a quando è il Pd. Ma se diventa il PdR, non gli voglio più bene. Chiedo di sapere se il partito sostiene il governo di un Paese di sessanta milioni di abitanti oppure no. Si attrezzassero per una discussione a fondo ed eventualmente correggere la linea politica. Ma ieri ho visto solo dita negli occhi. Sarebbe meglio che il congresso iniziasse a giugno. Innanzitutto bisogna garantire l’ordinaria amministrazione di questo governo. Non si può lasciare aperto questo interrogativo sulla durata della legislatura e su quando si va a votare. Bisogna riconnettersi con il Paese e invece qui si parla ancora dei capilista bloccati. Se perdiamo questo treno andiamo incontro a una roba sgradevole. Non accetto che siamo un partito che lascia un punto interrogativo su quello che facciamo, stiamo parlando di far dimettere Gentiloni in streaming. Non è possibile. La gente va a votare quando pensa di poter decidere, altrimenti non ci va. Ma non è che non va e sta tranquilla, non ci va e ti fa un mazzo così... Stiamo a parlare di capilista bloccati? Noi diamo i numeri... Fondamento della governabilità non in Botswana ma in un Paese europeo è avere un minimo di connessione tra popolo e governabili».
• Accidenti. Non ho capito la storia del calendario.
Renzi vuole andare al congresso al più presto. I tempi previsti sono i seguenti: assemblea sabato e domenica prossimi, con dimissioni del segretario. Se le dimissioni saranno accettate, il partito sarà affidato a Orfini o a un organo collegiale, e se saranno respinte Renzi resterà il capo del Pd fino a che l’iter congressuale non si sarà concluso. Subito dopo comincerà il lavoro dei circoli che dovranno preparare le diverse candidature al congresso, dove saranno scremate in vista della Convenzione nazionale.
• In quanti potranno candidarsi alla segreteria?
Alla Convenzione saranno ammessi solo i primi tre candidati che avranno raccolto almeno il 5% dei voti. I tre presenteranno le loro piattaforme programmatiche e poi si apriranno i gazebi per far votare iscritti ed elettori. I circoli, secondo Renzi, devono finire entro marzo, le primarie dovrebbero svolgersi l’8 aprile, quindi si proclamerà il nuovo segretario. Se sarà Renzi si avvierà la procedura per andare alle elezioni: crisi di governo, verifica dell’impossibilità di una nuova maggioranza da parte di Mattarella, scioglimento delle Camere, infine voto entro 70 giorni al massimo (art. 61 della Costituzione). Andare alle urne a giugno sembrerebbe difficile (Maria Teresa Meli ha scritto ieri che il segretario ci ha rinunciato). Parrebbe realistico prevedere il voto a settembre.
• Mi pare che la legislatura scada più o meno sei mesi dopo. Ha senso tutta questa cagnara per sei mesi?
Renzi crede che far scattare i vitalizi per i parlamentari, benché si tratti di pochi soldi e da riscuotere eventualmente fra una trentina d’anni, fornisca benzina al fuoco di Grillo. C’è poi il problema delle tasse, inevitabili nella prossima finanziaria per via della faccia cattiva della Ue. Votando a settembre le tasse sarebbero ancora di là da venire.
• Bersani dice che non è una questione di calendario, e invece sembrerebbe proprio una questione di calendario.
Bersani vorrebbe il congresso a giugno e una discussione ampia e lunga, con scadenza naturale della legislatura. Gli pare inconcepibile che la direzione del Pd sancisca, implicitamente, la morte del governo Gentiloni. Fassino, salendo alla tribuna alla fine della direzione di lunedì, lo aveva detto: «Attenti, votando la mozione numero 2 ci vincoliamo a tenere in vita il governo Gentiloni fino all’ultimo». Bersani dice che Renzi e i renziani non hanno più il contatto con il paese, il che può anche essere vero. Ma è un fatto che da quando Renzi s’è insediato - qualunque cosa si pensi di quello che ha fatto - la minoranza ha lavorato a mettergli i bastoni tra le ruote, cioè a cercare pretesti per distinguersi e dividersi. Questa della data del congresso sembra essere l’ultima trovata. Il contatto col paese non ce l’ha forse Renzi, ma certo non ce l’hanno nemmeno le formazioni a sinistra di Renzi. Bersani, in una situazione che pareva delle più favorevoli, è riuscito a non vincere le elezioni del 2013. Il 10% ipotizzato per un’eventuale lista D’Alema, sulla base delle esperienze vissute dagli scissionisti del passato si direbbe una pia illusione.
• Chi può essere il terzo candidato alla segreteria, oltre a Renzi ed Emiliano?
Forse l’attuale ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che lunedì è uscito dalla sala della Direzione in modo da non votare, ma che formalmente fa ancora parte della maggioranza. Anche lui pensa che il congresso subito sia un errore e vorrebbe piuttosto una Conferenza programmatica «in modo da risolvere i nostri problemi identitari e precisare la nostra proposta politica». Alla domanda che gli è stata fatta nelle numerose interviste di ieri - cioè se si candiderà o no a segretario - ha risposto: «È un problema che mi porrò soltanto quando inizieremo a discutere sulla proposta da fare al Paese».