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 2017  febbraio 10 Venerdì calendario

Un giorno una maga disse a Christian Dior

Quando si legge una biografia di Christian Dior, a colpire non è solo la sua capacità di rinnovare continuamente la sua creatività, ma anche l’incredibile superstizione. Non faceva un passo se prima non aveva consultato Madame D, la sua chiromante. Tarocchi e magia, come racconta Isabelle Rabineau nel volume Le molte vite di Christian Dior (Lindau, pp. 392, euro 28), lo affascinarono fin da piccolo. E proprio nella prima pagina delle sue memorie racconta che da ragazzino a una fiera di paese una maga gli predisse: «Ti troverai senza denaro, ma le donne ti aiuteranno e determineranno il tuo successo. Dalle donne trarrai grandi profitti». E così, evidentemente, è stato.
Oggi, a 70 anni dal suo debutto (era il 12 febbraio del 1947 in un palazzo di Avenue Montaigne, nell’elegante ottavo arrondissement di Parigi) le donne continuano a portar bene al suo marchio e, per la prima volta, una stilista è arrivata alla guida della maison. Romana, per otto anni alla direzione artistica di Valentino, Maria Grazia Chiuri è stata nominata direttrice artistica dell’atelier Dior. Approdata a Parigi, ha messo su una collezione in neanche due mesi. E per la sua prima collezione Dior la stilista è voluta partire proprio dall’amore di Monsieur per le donne e la magia. Anche se a saltare all’occhio è la sartoriale essenzialità delle sue creazioni che descrivono olimpionici corpi contemporanei, nei dettagli tornano i portafortuna amati da Dior: la stella, il numero 8, l’ape, il trifoglio, i tarocchi.
Chiuri prende spunto dall’universo esoterico di Monsieur, adeguandolo alla contemporaneità e, come dice lei stessa, «raccontando le donne di oggi, accompagnandole nelle loro trasformazioni e nel superamento di categorie stereotipiche: maschio/femmina, giovane/vecchio, ragione/sentimento». Il risultato è una collezione dove un immaginario romantico convive con la purezza delle uniformi sportive della scherma. «Ho agito con assoluta libertà e apertura rispetto ai codici di Dior» continua Chiuri «e mi sono mossa come un curatore tra oggetti e segni, costruendo la collezione come un guardaroba». Con armonia e leggerezza.