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 2017  febbraio 10 Venerdì calendario

Sogni e realtà di una donna telecommuter

Il sogno di molti è lavorare da casa, ma le donne sono una categoria per cui questo tipo di flessibilità è spesso un bisogno. Secondo uno studio pubblicato dal Washington Center for Equitable Growth, un centro di ricerca americano, con i costi ormai proibitivi per la cura dei figli in età prescolare molte donne sono disposte ad accettare tagli salariali intorno all’8 per cento, pur di lavorare da casa. Chi non riesce a spuntarla spesso è costretta a lasciare il lavoro. Sempre secondo questo studio, quasi un terzo delle donne con un diploma di laurea abbandona la professione quando ha un bambino. La percentuale è leggermente inferiore per quelle con un livello di istruzione più basso, perché lavorare è spesso necessario per la sopravvivenza. La cura dei figli, dunque, è uno dei motivi della sperequazione dei salari tra donne ed uomini: le prime non solo accettano meno soldi pur di avere la flessibilità necessaria per occuparsi dei figli, ma spesso non possono permettersi di continuare la propria carriera quando diventano madri. Ed ecco che la possibilità di lavorare a casa, e ad esempio diventare una telecommuter, potrebbe ridurre lo scarto salariale tra maschi e femmine. È chiaro che nessun datore di lavoro è disposto a farlo, a meno che non gli vengano offerti incentivi. Tutti infatti sono contrari al modello del telecommuter e richiedono la presenza dei propri impiegati per almeno tre quarti del tempo.
Ci sono poi alcuni mestieri e professioni che non si prestano a questo tipo di flessibilità, basti pensare alle infermiere, ai medici, alle maestre di scuola. Soluzione del problema? Sgravi fiscali o abbattimento dei costi dei nidi. Ecco perché rimane difficile, anche nel secolo della tecnologia, realizzare il sogno del telecommuter.