Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  febbraio 13 Lunedì calendario

Murdoch Fox, Sky, i film e il Wall Street Journal. Così James e Lachlan insidiano il trono di papà

Rupert Murdoch compirà fra breve, l’11 marzo, 86 anni. Ma appare ancora saldamente in sella al suo impero mediatico che vale 62 miliardi di dollari, nonostante l’età e nonostante abbia cominciato, nell’estate 2015, a trasferire una parte dei poteri ai due figli maschi, James, 44 anni, e Lachlan, 45. 
Anzi, le ultime due campagne che Murdoch, «lo squalo», ha combattuto in prima persona e vinto – a favore della Brexit dalle pagine del quotidiano inglese The Sun e a favore di Donald Trump presidente con il canale tv Fox News – confermano il suo primato di mogul mediatico più influente al mondo. Il che non rende facile capire quando e come avverrà la successione vera e propria, fa notare il Financial Times in un lungo articolo sulla famiglia Murdoch. 
Quale dei due figli sarà il vero erede? 
Controllo ed espansioneJames ha la carica più alta nel gruppo, quella di amministratore delegato di 21st Century Fox, la società che vale 55 miliardi di dollari a Wall Street e controlla le reti e produzioni tv Fox, gli studi cinematografici e ha una quota del 39% di Sky, l’operatore europeo di tv, internet e telecom. Lachlan è co-presidente con il padre sia di 21st Century Fox sia della seconda società nata dalla scissione dell’impero nel 2013, News Corp, che in Borsa vale solo 7 miliardi di dollari e pubblica libri e giornali, fra i quali il Wall Street Journal e The Sun (vedi grafico). Il ceo di News Corp è Robert Thomson, ex direttore del WSJ.
Come capo di 21st Century Fox, James sta gestendo la sua prima grande operazione: il rilancio dell’offerta di acquisto del 61% di Sky non ancora posseduto, per 11,7 miliardi di sterline. Un primo tentativo non era andato a segno nel 2011, a causa dello scoppio dello scandalo delle intercettazioni illegali delle telefonate fatte dai giornalisti di News of the World, il tabloid londinese pubblicato da News International, sempre del gruppo Murdoch. All’epoca James era presidente sia di News International sia di Sky e fu costretto a dimettersi da entrambe le cariche e a trasferirsi in America per rifarsi un’immagine, mentre il padre chiedeva ufficialmente scusa al pubblico e alle autorità inglesi. 
Lo scorso ottobre James è stato rinominato presidente di Sky, anche se la maggioranza degli azionisti indipendenti aveva votato contro, citando il conflitto di interessi fra le due cariche proprio in vista dell’offerta di acquisto. «Se Fox facesse un’offerta d’acquisto di Sky, gli investitori avrebbero bisogno di un forte presidente indipendente per proteggere gli azionisti di minoranza e negoziare il miglior prezzo possibile», aveva argomentato Royal London, il più grande gruppo mutualistico di assicurazioni e investimenti del Regno unito, azionista di Sky e contrario alla nomina di James. 
Non è chiaro se stavolta la scalata avrà successo. Il ricordo dello scandalo del 2011 è ancora fresco: oltre centomila persone hanno firmato una petizione chiedendo al governo britannico di sottoporre l’offerta di acquisto all’autorità britannica di regolamentazione dei media, la Ofcom. 
Uno dei più vivaci oppositori dei Murdoch è l’ex leader dei Laburisti Ed Miliband, che cita un rapporto di Ofcom del 2012, sull’opportunità di concedere una licenza tv a Sky. È chiaro da quel rapporto, secondo Miliband, che Sky può avere la licenza solo se i Murdoch restano azionisti di minoranza e se il «delfino» James non assume un ruolo esecutivo. 
Tre fratelli, due poltrone
James è il più giovane dei tre fratelli e all’inizio non sembrava destinato a lavorare nell’impresa familiare. Da ragazzo aveva una reputazione da ribelle: pubblicava riviste underground mentre studiava ad Harvard e ha abbandonato l’università senza laurearsi per fondare una casa discografica hip hop; crede nel global warming ed è impegnato nelle cause ambientaliste come la moglie Kathryn. E insieme a lei ha sostenuto la candidatura di Hillary Clinton.
Lachlan, invece, fin da ragazzino era interessato al mondo del padre e ha lavorato come apprendista con i tipografi nei giornali del gruppo. Nel 2005 la grande rottura: l’erede abbandona il suo posto a New York al dipartimento tv di News Corp per andare in Australia – Paese d’origine dei Murdoch – probabilmente perché in contrasto con Roger Ailes, l’allora amministratore delegato delle reti Fox. Tornato nel gruppo nel 2015, ora Lachlan vive a Los Angeles e si occupa degli studios.
La sorella maggiore Elisabeth, 48 anni, era la favorita nella corsa al vertice dell’impero fino allo scandalo del 2011, quando criticò il comportamento del padre e di James. I rapporti tra padre e figlia migliorano solo con il suo divorzio, nel 2014, da Matthew Freud, molto amico di Tony Blair, l’ex premier e chiacchierato amante dell’ormai ex moglie di Rupert, Wendi. Ma Elisabeth non appare più interessata a un ruolo di comando nelle attività del gruppo.
Finora ha funzionato una specie di triumvirato, fra i due figli minori e Rupert, che gestisce Fox News da quando Ailes ha dovuto dimettersi lo scorso luglio, accusato di molestie a giornaliste. La struttura di comando deve ora resistere agli scossoni dell’industria in cui i Murdoch operano: il crollo della pubblicità sulla carta stampata; la tendenza dei giovani a non abbonarsi più alla tv a pagamento; la competizione di gruppi capaci non solo di produrre ma anche distribuire contenuti direttamente nelle case degli spettatori, come potrà fare il nuovo colosso AT&T-Time Warner, se andrà in porto la vendita del padrone di Hbo, Cnn e Warner Bros alla società telecom.