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 2017  febbraio 04 Sabato calendario

Il fiasco del software anti-pornografia

Pechino non ha mai peccato di ingenuità nei confronti della Rete, e comunque meno di quanto capitasse ai leader occidentali. Quando Hillary Clinton, fresca di nomina alla Segreteria di Stato nel 2008, confessava di non saper nemmeno inviare una mail dal suo Blackberry, il Politburo cinese stava già rivedendo la regolamentazione in materia di pornografia, e pianificando un’operazione di controllo per mezzo di un software distribuito su ogni computer del Paese con obiettivi sia di propaganda, sia di vigilanza.
Un’indagine svolta dall’Università del Fudan a Shangai, aveva rilevato che il 70% delle studentesse non riteneva peccaminosi i rapporti occasionali; il 46% delle ragazze che si erano rivolte al servizio di assistenza per adolescenti incinte, per di più, dichiarava che l’incidente doveva essersi consumato con partner conosciuti su Internet. Gli emendamenti del 2009 sulle proibizioni che gravavano sulla pornografìa, potrebbero essere stati la deduzione che qualche svago online in più, avrebbe distolto l’interesse del pubblico dagli scandali della corruzione politica.
Ma il vero predecessore del progettodi controllo globale per il 2020, etichettato «Sistema di Credito Sociale», risale a sua volta al 2009, ed è basato su un software battezzato GreenDam. In cambio delle misure liberali in tema di pornografia, il governo aveva preteso di far installare in ogni computer venduto nel Paese un programma che verificasse il materiale visionato dagli utenti. Nei piani, il dispositivo si sarebbe dovuto comportare come una spia intelligente: il criterio di censura non doveva limitarsi a bloccare il passaggio di contenuti segnalati in un catalogo precompilato. Doveva invece seguire ogni interazione del soggetto, per intuire se il comportamento praticato fosse lecito o no. In altre parole, GreenDam avrebbe dovuto conoscere in ogni particolare la sua vittima, per applicarle un codice di restrizioni personalizzato.
Le modalità di intervento del software erano più brutali di quelle applicate da Equitalia: una volta stabilita l’illegittimità dell’operazione avviata dall’utente, il programma chiudeva di colpo il browser con cui il proprietario del computer stava navigando, o il dispositivo di videoscrittura o di lettura impiegato. Il problema è che il contrappunto di tanta fermezza, non era la prova di acume che il governo aveva auspicato: GreenDam interveniva in automatico sul browser a ogni compilazione di un indirizzo che cominciasse per F, o su ogni fotografia in cui riscontrasse una certa estensione del colore rosa. Va da sé, invece, che i nudi di uomini e donne con pelle scura non incontravano difficoltà ad aggirare la censura.
Se le prestazioni dell’infrastruttura informatica del Sistema di Credito Sociale fossero ancora queste, i truffatori cinesi potrebbero dormire sonni tranquilli. Sarebbero invece meno distese le notti dei cittadini ingenui. Ma dal 2009, oltre alla fine della produzione di cellulari Blackberry, sono trascorsi miliardi di interrogazioni su Baidu e miliardi di acquisti su Alibaba. Il futuro (imminente) dell’intelligenza artificiale non è più quello di una volta.