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 2017  febbraio 13 Lunedì calendario

Addio ad Al Jarreau, leggendaria voce jazz e rhythm and blues

IL FIGLIO Ryan ha raccontato di averlo sorpreso mentre qualche giorno fa in ospedale cantava il tema di Moonlighting a un’infermiera. Nulla poteva far presagire tanta velocità nella morte di Al Jarreau, nonostante fossero noti i problemi respiratori e cardiaci di cui aveva sofferto nel recente passato. Ricoverato in ospedale a Los Angeles per accertamenti, il cantante americano aveva cancellato il tour che lo attendeva, dopo 50 anni d’ininterrotta attività sul palco. Sono ancora ignoti i motivi della sua morte a 76 anni.
Artista dalla voce insieme delicata e versatile, Jarreau era soprattutto noto per la sua attitudine jazz anche se aveva registrato diversi successi pop, oltre che in ambito rhythm’n’blues e soul: tra i maggiori, We’re in this love together, After all, Boogie down e Never givin’ up. Questo suo eclettismo artistico lo portò a vincere sette Grammy in categorie diverse, unico caso di cantante premiato dalla Recording Academy in tre diverse categorie.
Come molti altri cantanti della sua generazione, aveva cominciato a cantare nel coro della chiesa in cui il padre era ministro e la madre suonava come pianista. Dopo la laurea in psicologia e un master in riabilitazione vocale, cominciò a cantare in un trio guidato dal pianista George Duke, anche lui apprezzato jazzista con il gusto per il mainstream.
La notorietà per lui arrivò nel 1975 con We got by, album jazz in cui mise per la prima volta in luce la sua bravura nel vocalese, tecnica che trasforma la voce in uno strumento in cui si sarebbe distinto come uno dei maestri. Ma il successo popolare arrivò nel 1981 con Breakin’ away che arrivò nella top ten americana e contiene il suo primo hit internazionale We’re in this love together.
La sua carriera prese una direzione molto più pop grazie all’incontro con uno dei musicisti più importanti della scena dance negli anni Ottanta, il chitarrista e produttore degli Chic Nile Rodgers, con il quale nel 1986 realizzò l’album L is for lovers, ma soprattutto dopo aver realizzato il tema principale della colonna sonora della serie televisiva americana Moonlightining.
Nel 1985 fu uno degli artisti chiamati da Quincy Jones nel supergruppo “United Support of Artists (USA) for Africa” per cantare accanto a Bruce Sprigsteen, Bob Dylan, Ray Charles e altri la canzone scritta da Michael Jackson e Lionel Richie per l’ album di beneficenza We are the world che vendette più di 20 milioni di copie.
Negli anni Novanta la sua stella sembrava offuscata quando decise di tornare a lavorare con Tommy LiPuma, il produttore del suo album di debutto. Nacquero tre dischi di grande successo: Tomorrow today del 2000, All I got del 2002 e Accentuate the positive del 2004. La passione per il jazz e la collaborazione con i suoi protagonisti lo portarono alla registrazione del bellissimo Givin’ it up in duetto con George Benson nel 2006, un album che ottenne tre nomination ai Grammy Awards. Nel 2012 la sua ultima uscita discografica, un doppio live Al Jarreau and the Metropole Orkest, affiancato da un’orchestra olandese. Quasi a testimoniare la sua lunga passione per il palco.