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 2017  febbraio 13 Lunedì calendario

Accise, bollo e mantenimento: i dolori per gli automobilisti

La casa, il grande amore degli italiani, è il bancomat del governo? Mai quanto la voracità del fisco che, sempre alla ricerca di risorse, si sfoga mettendo le mani nel portafoglio degli automobilisti tra accise sul carburante, bollo e altre spese di mantenimento. Tanto che nel confronto europeo dei costi legati alla proprietà di una vettura, l’Italia si piazza al secondo posto dopo la Norvegia. Nel BelPaese si spendono 678 euro al mese per le vetture a benzina e solo 621 euro per quelle diesel. Ma, secondo lo studio Car Cost Index realizzato da LeasePlan, i proprietari non possono fare nulla per abbassare queste spese che per l’84% sono di natura fissa: il 37% è, infatti, rappresentato dal deprezzamento (appena si esce dal concessionario scatta la svalutazione), il 20% da imposte di circolazione e Iva e il 16% dal carburante.
Guidare un’auto fa, quindi, rima con costi di gestione che riescono a far schizzare il peso fiscale sostenuto dall’intero comparto automotive a ben 71,6 miliardi di euro. Come dire che gli automobilisti sborsano ogni anno l’equivalente di due finanziarie. E, così, si capisce anche il motivo che, nella classifica delle tasse più odiate, tiene stabilmente il bollo ai primi posti insieme al canone Rai e all’aggio esattoriale. Che, tuttavia, è sempre una voce tristemente familiare quando si riceve una cartella esattoriale per non aver pagato il bollo. Una tassa di circolazione e non più di possesso (anche se la macchina è in garage per 365 giorni all’anno, il bollo va comunque pagato) che si prescrive in tre anni senza che, entro tale termine, venga notificato un sollecito di pagamento. Per esempio, se la scadenza è luglio 2016, i tre anni iniziano dal 1° gennaio 2017 e terminano il 31 dicembre 2019.
È da diversi anni che si cerca di abolire il bollo. Ultimo in ordine di tempo c’ha provato l’ex premier Renzi tramite l’inasprimento delle accise sul carburante (circa 15 centesimi per ogni litro venduto) e dopo aver già dato l’ok alla rottamazione delle cartelle esattoriali. Ma la proposta, sicuramente popolare, è stata nuovamente accantonata, perché non si è trovato il modo di compensare il mancato gettito delle Regioni, come già fatto con i Comuni dopo l’abolizione dell’Imu sulle abitazioni principali. La tassa, che grava su quasi 50 milioni di veicoli, insieme all’addizionale Irpef, rappresenta infatti l’unica entrata di cui le Regioni dispongono per far fronte alle spese extra sanitarie (sociale, lavoro, trasporti e infrastrutture) coprendo il 30% di questa parte di bilancio. E lo scorso anno, gli Enti locali hanno incassato 5,6 miliardi di euro (di cui 955 milioni solo in Lombardia), un tesoretto che non hanno nessuna intenzione di mollare. Fino ad allora, la tassa si continuerà a pagare in ragione dei kW dell’auto e sulla base di tassi variabili per categoria ambientale (Euro 0, 1, 2, …) che varia da Regione a Regione.
Ma se il bollo è odiato è anche colpa del sovrapprezzo che si è costretti a versare e che varia parecchio a livello territoriale. Facciamo l’esempio del Lazio, dove si sborsano in più 1,5 euro negli uffici postali, 1,87 euro se si utilizza l’Internet banking o si va dal tabaccaio e 0,75 euro se si decide di pagarlo on line sul sito dell’Aci, che riscuote la tassa automobilistica per conto di una decina di Regioni, oltre che per le Province autonome di Trento e Bolzano. Ma l’Aci pretende molto di più se il saldo avviene con carta di credito: un costo aggiuntivo dell’1,2% sul bollo pagato. In pratica se l’importo è di 300 euro, si aggiungono 3,6 euro di commissioni. Chi paga, invece, con il bancomat negli uffici ha una commissione fissa di 20 centesimi. Il motivo? L’ente pubblico dalla doppia natura (pubblica e privata) non può accollarsi questi balzelli imposti dalle banche e che le associazioni dei consumatori hanno sempre giudicato indebite. Così come l’Antitrust che lo scorso dicembre ha perfino multato l’Aci per 3 milioni di euro. Provvedimento poi sospeso dal Tar del Lazio. Intanto, però, sul sito dell’Aci la sola commissione richiesta per il pagamento del bollo con carta di credito è stata ridotta a 75 centesimi.
Altra storia è quella accaduta il 31 gennaio, quando la fetta più ampia dei titolari di automobile avevano in scadenza l’annualità e si sono visti addebitare un importo maggiorato del 30%. Tutta colpa dei sistemi di calcolo gestiti dalla Sogei che sono andati in tilt. Ora per ottenere il rimborso bisogna presentare un’istanza con la copia della ricevuta di pagamento. Ma il destinatario non è lo stesso in tutta Italia: per Friuli Venezia Giulia e Sardegna, l’istanza va presentata all’Agenzia delle Entrate; tutti gli altri alla propria Regione. E chi, a causa del guasto, non ha pagato? Mettendosi in regola entro il 15esimo giorno, si paga lo 0,1% in più di sovrapprezzo per ogni giorno di ritardo. Anche perché se senza assicurazione e revisione non si può circolare, se non si paga il bollo in tempo si devono solo aggiungere all’importo gli interessi e una maggiorazione.