D - la Repubblica, 11 febbraio 2017
Tags : Olanda Carceri
L’Olanda ha un non-problema
Ci sono diverse teorie per spiegare il fenomeno della chiusura delle carceri olandesi (22 negli ultimi 6 anni, altre 5 previste per il 2017-18). C’è per esempio la carenza di detenuti, meno 43% dal 2006 a oggi. Secondo il governo, gongolante perché il basso tasso di incarcerazione (69 persone ogni l00mila abitanti) ha portato i Paesi Bassi ai vertici della classifica europea con i paesi scandinavi, grande merito va alla strategia che ha sostituito l’incarcerazione con lavori sociali e braccialetto elettronico (così il numero di detenuti minorenni è crollato del 55%). Lo stesso era accaduto in Svezia nel 2011, a seguito della decisione della Corte Suprema di trasformare le condanne per reati di spaccio dalla detenzione ai servizi sociali.
Qualcuno sostiene che il primato olandese è dovuto alla riabilitazione dei detenuti. Secondo il direttore aggiunto del carcere di massima sicurezza di Norgerhaven, Jan Roelof van der Spoel, il merito va alla “personalizzazione” del reinserimento sociale. «Abbiamo programmi “sartoriali”», spiega. «Droga, alcol, aggressività caratteriale, dipendenza dal gioco: concentriamo le terapie sul problema dell’individuo, ciò che lo ha portato al crimine. Nel caso dei recidivi abbiamo abbassato la percentuale al di sotto del 10%». Anche le umanissime condizioni di detenzione aiutano gli olandesi a non rientrare in prigione dopo la fine della sentenza espiata. A Norgerhaven i carcerati vanno da soli in biblioteca, in clinica o in mensa e per farlo attraversano il parco del carcere, pieno di alberi, tavoli da pic nic e campi di pallavolo: «Il movimento all’aria aperta e la responsabilizzazione aumentano il desiderio di collaborazione», aggiunge il direttore. È una situazione che però secondo alcuni ha dei lati oscuri. Pauline Schuyt, docente di diritto penale all’università di Leida, ritiene che dietro il calo nel numero dei detenuti ci sia soprattutto un cambiamento nelle priorità della polizia: «Prima si occupavano anche del traffico di droga, ora si concentrano sui reati di terrorismo e la tratta di esseri umani». Anche René van Swaaningen, docente di criminologia all’Università Erasmus di Rotterdam, è scettico. «Questo crollo della popolazione carceraria avrebbe dovuto essere previsto: i più giovani commettono reati per i quali non si incarcera più. O li commettono on line e non siamo ancora attrezzati».
Fatto sta che per risolvere il problema del surplus del personale carcerario e degli edifici inutilizzati, l’Olanda importa detenuti (da Norvegia e Belgio), sfrutta gli spazi per i rifugiati (oltre 50mila accolti nel 2016) o li trasforma in alberghi (a Roermont le 105 celle della Het Arresthuis, datata 1863, sono diventate 40 suite). Si tratta di una situazione “di lusso” rispetto a quella di altri paesi. In Italia, anche se non siamo più ai livelli di sovraffollamento di qualche anno fa, il numero di detenuti rispetto a quello dei posti letto regolamentari è ancora del 106%.