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 2017  febbraio 13 Lunedì calendario

Il tempio di luce che sembra un’astronave

Un Ufo, un’astronave aliena atterrata su una collina, così sembra al primo colpo d’occhio in questi scatti il tempio buddista di Wat Phra Dhammakaya alla periferia della capitale thailandese. Impressiona per la sua forma a sferoide e per la luminosità della cupola, che degrada sino a terra, coprendo con le sue falde laterali e frontali il terreno.
Davanti, sotto la palla di luce, si stende un’enorme folla di fedeli, ordinatissimi in sequenze cadenzate; ciascuno regge in mano una sorta di candela inserita in un contenitore di vetro trasparente. Strumento che fa di ognuno di loro una grande lucciola brillante, immediatamente visibile agli astanti. Ci sono anche un migliaio di monaci ricoperti con le loro tuniche arancioni e i capelli rasati, che conferiscono al raduno la forma di un grande happening religioso. Una scenografia che impressiona, e a tratti, con l’esposizione dei vessilli e dei gonfaloni, ricorda, seppur lontanamente, le adunate naziste, anche loro svolte la notte e illuminate da fiaccole e da migliaia di candele.
Un rito seducente, quello celebrato alla periferia di Bangkok. La cerimonia, il Makha Bucha, è una delle grandi feste religiose buddiste; ha origine all’interno di un culto religioso sorto nel 1970 e legato alla tradizione Dharmakara, per cui un bodhisattva promise molto tempo fa che quando si sarebbe risvegliato e fosse diventato Budda Amitabha avrebbe creato una terra beata per salvare gli esseri viventi dalla sofferenza.
La setta thailandese che lo produce è molto discussa, e nel contempo assai potente grazie alle ingenti offerte in denaro che raccoglie costantemente. I fedeli indossano delle divise e s’inginocchiano su tappetini di plastica.
Tengono le mani giunte e meditano tutti insieme; tra loro anche ragazzi e bambini. Il loro numero appare negli scatti fotografici immenso; si è calcolato che ogni anno vi partecipa poco meno di un milione di devoti, una celebrazione collegata alle fasi lunari, quelle che cadono nel mese di febbraio. Nei paesi theravada della religione buddista l’inizio del sangha, ovvero della comunità buddista, viene celebrata quando cade la luna piena del terzo mese lunare. La cupola luminosa appare come un sole e insieme una luna poggiata a terra; è una bolla luminescente e al tempo stesso una nave spaziale su cui salire per decollare diretti verso il Paradiso promesso.
La suggestione del rito, ritratto in questi magnifici scatti fotografici, risiede nelle dimensioni della folla e nel suo ordinamento. Come nelle grandi feste religiose tradizionali, sono i partecipanti a dare forma alla scenografia. Qui la sequenza dei posizionamenti e i movimenti preordinati producono un fascino incredibile. Questo spiega anche l’attrazione che le fotografie suscitano in chi le guarda, fino al desiderio di prendervi parte, di far parte della massa umana che mette in scena la cerimonia.
Come ha scritto in Massa e potere Elias Canetti, quella delle folle umane radunate è un enigma senza apparente soluzione. Se si vuole capire cosa è il potere, non solo di suggestione, ma il potere che agisce davvero sugli uomini, bisogna osservare queste immagini. La religione e la politica si sono fondate, e ancora si fonderanno nel futuro, su quel quid imponderabile che lo scrittore ha cercato di descrivere nella sua fondamentale opera.