la Repubblica, 13 febbraio 2017
Lo strano congresso di Podemos 2.0 che divide la sinistra
MADRID Dal volto affranto di Iñigo Errejón dopo la proclamazione dei risultati – mentre il trionfatore Pablo Iglesias s’allontana dal palco abbracciato a due scudieri, la fidanzata Irene Montero e il compagno dell’infanzia Rafael Mayoral – si capisce che l’ex numero due di Podemos s’era anche illuso di vincerlo questo strano Congresso. Una assise 2.0 – dicono qui – perché rispetto alle classiche assemblee di partito non ci sono delegati. Né battaglia verbale sui programmi e tantomeno dibattito, come aveva profetizzato a suo tempo il Nanni Moretti del “No, il dibattito no!”. La maggior parte dei partecipanti, circa 10 mila persone nel palazzo di Vistalegre, a Carabanchel, uno dei più popolosi quartieri di periferia di Madrid, era pubblico pagante. L’entrata, per i militanti di base che vogliono assistere al brevissimo spettacolo che si svolge sul palco, costa da 1 a 5 euro (quota sostenitore). Il tempo per esporre le proprie ragioni è addirittura esiguo, massimo dieci minuti. E ognuno dei tre capi-lista parla alla platea, non discute le tesi dei suoi avversari. Il tribuno e la massa. Così quando esponiamo le nostre perplessità a Carmen, fotografa e giornalista militante che siede accanto a noi, sul senso del Congresso e “sull’epurazione delle parole”, lei ci fulmina con lo sguardo. «La nostra – dice Carmen – è democrazia diretta. Abbiamo votato in 150mila». Bene, ma allora a cosa serve questo guscio vuoto di Vistalegre II? Forse solo ad ascoltare l’urlo della base che di fronte al tandem Iglesias/Errejón che andava ufficialmente in pezzi gridava “Unità, unità”. O forse no.
Podemos rivendica i 155mila voti online dei militanti iscritti che hanno disegnato il nuovo “Consejo Ciudadano”, la direzione del partito, composto da 62 consiglieri (37 a Iglesias, 23 a Errejón e 2 agli anticapitalisti di Miguel Urbán) come una grande prova di democrazia. Anche se adesso con la maggioranza assoluta Pablo Iglesias può comporre come vuole l’unico organo che veramente conta, cioè l’esecutivo di 12 persone. La minoranza interna vale circa il 33 percento, un terzo, e per ora Errejón si è rifiutato di dimettersi da segretario politico e da portavoce del gruppo parlamentare in attesa che Iglesias rispetti, formando il nuovo esecutivo, la promessa di pluralismo nella cupola di Podemos. Ma i fedelissimi di Iglesias, già ieri sera premevano affinché, dopo la sconfitta, Errejón facesse un passo indietro. «Non può più essere in Parlamento il portavoce di una linea politica che non condivide», dicevano dal team del trionfatore, «meglio che sia lui a dimettersi che noi a destituirlo». Si vedrà nei prossimi giorni. Ieri sera la battuta che circolava di più era il titolo dell’editoriale di El País: “Rajoy vince due congressi nello stesso fine settimana”.
Insieme a quello di Podemos infatti si è svolto a Madrid anche il congresso del Partito popolare, il centro destra spagnolo. Molto più “classico” quest’ultimo, nel quale il presidente del governo di minoranza in carica Mariano Rajoy ha vinto senza troppe difficoltà. Ora il trionfo di Iglesias avrà l’effetto – è il commento degli osservatori – di radicalizzare ancora di più le posizioni di Podemos allontanando la prospettiva di un accordo, caro invece a Errejón, con l’altra forza, i socialisti del Psoe, con la quale si divide l’appoggio degli elettori di sinistra – oltre il 40% – del Paese. Divisione a sinistra che fa evidentemente il gioco di Rajoy. Pablo Iglesias ha ottenuto il 64% dei consensi per il voto della nuova direzione, e l’89% nella conferma come leader del partito. Vuol dire che anche la minoranza di Errejón ha votato, come aveva promesso, per Iglesias segretario. Forse nella speranza, in un gesto di unità, di conservare un peso non testimoniale nei nuovi organi dirigenti. «Ho l’impressione che abbiano vinto i bolscevichi e che inizieranno le epurazioni», commenta sorridendo Iñaki, un anziano collega, mentre s’avvia a prendere un caffé al “Paradiso del prosciutto”, l’unico bar aperto vicino al Congresso.