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 2017  febbraio 11 Sabato calendario

Gli stadi pazzi per Tevez e Oscar nel paese dei 300 milioni di tifosi

SHANGHAI OGNI LIMITE ha una pazienza, diceva Totò, e il limite dei milionari dello Shanghai Shenhua è farsi impallinare per due volte, in casa, nei primi 45 minuti, facendo perdere la calma perfino ai serenissimi tifosi che hanno accolto con un sold out il calciatore più pagato al mondo, Carlos Tevez. Tutto esaurito, come no: compreso lo spirito di festa dell’inizio partita, i cori da stadio globalizzati anche quelli, il “Pò/ Popopopopò/ Pò’” rubato da Seven Nation Army che mai e poi mai Jack White avrebbe pensato potesse risuonare una notte di febbraio qui, all’Hongkou Stadium che annega nel mare degli striscioni blu. I biglietti che le app dei bagarini elettronici rivendono triplicandone il valore, una curva da 80 yuan, 10 euro, costa quasi come un distinti da 280, sono andati esauriti appena messi in rete, qualche giorno fa, quando il calendario non aveva ancora abbinato ai cinesi i birbanti australiani di questo Brisbane che se ne tornano agli antipodi col passaggio di turno in Coppa d’Asia nel marsupio e l’inaspettata soddisfazione di aver umiliato il campionissimo da 40 milioni di dollari. “Carlos chi?” twitta il sito ufficiale della squadra, ma lo sfottò è inutile: qui Twitter è oscurato, e poi i cinesi non hanno certo bisogno di farsi fare la lezione sui social, già quando la porta di Jamie Young è violata da Brandon Borrello, e siamo appena al secondo minuto, sono tutti a infilare improperi con i messaggini di WeChat. Allo stadio, qui, il telefonino è tutto. Radiolina di una volta, per controllare in diretta le altre partite. Privatissima telecamera, perché i cinesi registrerebbero anche tutto il match. Ma perfino fumogeno, petardo e fuoco d’artificio, visto che qui tutto questo ben di tifoso è vietato e l’unico modo di accendere la curva è fare appunto brillare i cellulari.
E pensare che quando tutto cominciò gli stadi erano gelidi e silenziosi come certi vecchi musei: era il 1977 e il circo dei Cosmos atterrò allo Stadio dei lavoratori, giusto quarant’anni fa. Pelè, Beckenbauer e Chinaglia, che si dice dribblasse angosciato anche il cibo locale, sgambettarono da Tokyo a Seul, ma fu a Pechino che il tour fece storia nella Cina che aveva appena sepolto Mao ma non s’era ancora risvegliata dal torpore assassino della Rivoluzione culturale. I cinesi, allora, restarono davvero muti fino al segnale dell’altoparlante: «Era come se qualcuno gli ordinasse quando potevano applaudire», ricorderà stupito Shep Messing, il portiere della squadra All Stars.
Un altro mondo. Anche in casa dei fratelli-coltelli del Sipg, l’altra squadra di Shanghai, la notte prima degli esami sfortunati di Tevez oggi è calda di tifo, come suggerisce lo striscione “Curva Nord”, con tanto di scritta in italiano. Le bandiere sventolano all’unisono quando Hulk, il brasiliano che in campo svetta proprio come un bestione, si ricorda di essere incredibile, infila da metà centrocampo i ragazzi dello Sukkhothai, che sono arrivati alla spicciolata solo poche ore prima dopo un’odissea per ottenere i visti nell’ambasciata cinese di Bangkok, e appena entrato in area smarca sulla destra Oscar, Mr. 25 milioni: diagonale che carambola sul palo interno e primo dei tre gol che rimandano indietro i poveri ospiti.
Il sito 163.com quantifica adesso in 300 milioni i tifosi di tutta la Cina, poco meno di un quinto della popolazione dei fan mondiale, 1 miliardo e 600mila. Quelli che avrebbero riempito gli stadi, durante l’ultima Super League, sarebbero invece 5 milioni e 800mila. È la tifoseria più imponente e più ricca d’Asia e i numeri rispecchiano l’attenzione crescente, come dimostra anche l’esorbitante cifra pagata da Li Ruigang per accaparrarsi i diritti tv della Super League, 1 miliardo e 200 milioni di dollari, cioè 80 volte di più del contratto precedente: un bel modo di alzare il prezzo per quando anche qui sbarcherà lo Squalo Rupert Murdoch con le sue Sky tv? Mister Li, per la cronaca, è lo stesso che accompagnò il presidente Xi Jinping durante l’ultima visita in Inghilterra, e che neppure due mesi dopo che il Tifoso in Capo era stato immortalato in un selfie con Sergio Aguero ha sborsato 400 milioni per assicurarsi il 13% del Manchester City. Soldi, soldi, soldi: anche così si infiamma il tifo. L’ultimo impero comunista è più che sensibile ai richiami dello star system, tant’è che i giornali di partito hanno dovuto moraleggiare contro l’“estravaganza” dei contratti da favola. Ma è proprio la favola ad attirare allo stadio anche tante, tantissime ragazzine. Statistiche ad hoc non ci sono ma a una rapida occhiata, in queste due notti di calcio a Shanghai, puoi contare una partecipazione davvero massiccia. Saranno il tre, quattro su dieci? Sono anche loro a strillare, eccome, “OSCAL, OSCAL!” quando il Sipg sfila disciplinatamente a salutare sotto la curva. Per Tevez no, stasera dalle tifose e tifosi dello Shenhua niente strillini, anzi. Ogni limite ha una pazienza e ci sono troppi poliziotti sugli spalti per immaginare che la rabbia possa un giorno trasformarsi, come troppe volte da noi, nella sommossa ultras: ma adesso ai cinesi vogliamo togliere il diritto di fare buuuuu almeno allo stadio?