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 2017  febbraio 11 Sabato calendario

La sinistra al pianoforte e i precari arrabbiati. La faida dentro Podemos

MADRID «Quelli di Errejón – dice con aria disgustata Iván, operaio precario, 35 anni – da ragazzini andavano a lezione di pianoforte. Sono la versione spagnola della gauche caviar dentro Podemos». Dopo mesi di colpi bassi e stilettate le due anime del partito nato dalla effervescente stagione degli Indignados (maggio 2011) si presentano oggi a un Congresso, “Vistalegre II”, dal nome del palazzetto dello Sport di Madrid, dove per l’assenza di accordi preliminari, rischiano perfino la scissione, o comunque l’abbandono di chi, dei due maschi alfa – Pablo Iglesias o Iñigo Errejón -, sarà costretto a soccombere nel voto popolare online dei 450mila militanti registrati. Uno scenario impensabile a priori per un partito nato tre anni fa, che vanta nei sondaggi il primo posto a sinistra davanti a un vacillante Psoe, ha il 21 per cento dei voti, 71 seggi, e governa, in coalizione, nei Comuni di Barcellona e Madrid.
Iniziata in sordina, quando prima delle ultime elezioni a giugno dell’anno scorso Iglesias impose l’accordo elettorale con i post- comunisti, la guerra interna è andata via via inasprendosi fino a diventare non solo politica ma culturale e identitaria. Prima i segni: il pugno chiuso di Pablo, la “V” di Iñigo.
Poi i referenti: la sindacalista in lotta della Coca Cola, per Pablo; la giovane star videomaker di You-Tube, per Iñigo. E infine il territorio: per Pablo, le zone povere e degradate di Madrid come Lavapiés o Vallecas (dove vive in una casa ereditata dalla nonna), mentre il regno di Iñigo sono i quartieri di classe media socialista, come Argüelles. Ossia il sud, ad alta concentrazione di migrazioni interne e esterne, e il nord benestante di Madrid. Ma perfino l’abbigliamento: le camicie a quadri di Iglesias e le Ralph Lauren, celesti e fighette, di Iñigo. Bruno, economista, 50 anni, spiega che dentro Podemos i seguaci di Iglesias sono, a maggioranza, lavoratori precari giovani che non hanno trovato occupazione vincolata al loro livello di studi, tecnici o universitari, e sposano attitudini più dure e rivoluzionarie. Mentre quelli di Errejón sono più trasversali e meno articolati politicamente. Sinistra light. Come la sua ex, oggi portavoce al Comune di Madrid, Rita Maestre. Padre agente tributario, madre funzionaria comunale e studi nell’esclusivo Liceo italiano della capitale. Beautiful people del partito che ha cambiato la politica spagnola, commenta qualcuno, «quelli di buona famiglia che cadono sempre in piedi». Insomma, nel backstage di Podemos, con lo scontro che oppone il líder máximo, accusato di voler azzerare qualsiasi dissenso interno, con il suo numero due, sarebbe in corso nientemeno che una lotta di classe. Che adesso viene letta quasi come un paradigma della storia dei movimenti di sinistra. Gramsciani contro populisti, bolscevichi contro menscevichi, rivoluzionari contro riformisti. Così nel progetto di Podemos, Iglesias diventa il profeta dell’avanguardia chiusa e omogenea che vuole prima di tutto riaccendere le proteste cittadine, le rivolte di strada, mentre Errejón privilegia le istituzioni e le alleanze, come quella con il Psoe, senza nessuna condizione in cambio.
Meno di dieci anni fa, quando frequentavano Scienze politiche, Iglesias, la sua compagna Tania Sanchez e Errejón, andavano spesso di pomeriggio a casa di Manuel Monereo, anziano politico e avvocato, noto nel Partito comunista clandestino degli anni della dittatura, a discutere di tattica e strategia. Allora erano inseparabili. Poi nel “teatro del barrio” di Lavapiés fondarono Podemos. Oggi Pablo e Tania, sono separati e nemici, lei appoggia Iñigo. Ma anche altri esponenti della prima ora hanno preso strade diverse. Due fondatori come Carolina Bescansa e Nacho Alvarez si sono dimessi per evitare di prendere parte alla rissa tra le due fazioni. Mentre un maître à penser di Podemos, il filosofo Carlos Fernández Liria, lancia i suoi strali – soprattutto contro Iglesias – accusando gli attuali dirigenti di «giocare per assoluta irresponsabilità con le illusioni e le speranze di milioni di persone» e mettere a rischio un disegno politico importante non solo per la Spagna ma per l’Europa.
In tre anni da partito politico sono cambiate molte cose e oggi la Spagna assiste alla guerra di Podemos come fosse una telenovela di vendette tra ex amici o qualcosa di più serio come le scelte strategiche del futuro mentre nei sondaggi il movimento continua a consolidarsi come seconda forza del Paese, sempre davanti al Psoe. Però il Congresso non ha l’aria di trascorrere indolore. Se dovesse perdere, Iglesias ha già detto che metterà il suo seggio parlamentare a disposizione del partito. Se a essere sconfitto sarà Errejón, dovrà lasciare la carica di segretario politico e numero due. Dopodomani Podemos sarà comunque un’altra cosa, un’altra pelle. L’ultima mediazione tentata dal team di Iglesias è stata quella di offrire a Errejón la candidatura a sindaco di Madrid. Soluzione respinta. Si va alla conta dei voti. Se Podemos sarà più bolscevico o più menscevico lo sapremo presto.