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 2017  febbraio 13 Lunedì calendario

«Io, bibliotecaria minacciata per aver denunciato droga e violenze in Ateneo»

«È successo anche questo: un giorno un tizio si è masturbato davanti a una ragazza, all’interno della biblioteca, come se niente fosse. Lei è scappata fuori in lacrime mentre dentro scoppiava un pandemonio. Un’altra volta ho avvertito una ragazza che la stavano derubando: sono stata inseguita e minacciata di botte».
Storie di tutti i giorni negli spazi della biblioteca della facoltà di Lettere a Bologna, negli stessi luoghi che nei giorni scorsi sono stati teatro dei tafferugli tra i collettivi studenteschi che occupavano i locali e imponevano la loro legge e le forze dell’ordine.
Emilia Garuti, 22 anni, per aver reso pubblico quello che in tanti sapevano ma tacevano, è diventata subito bersaglio di dileggio e velate minacce. Da ieri nella sua pagina Facebook vengono «depositate» frasi e giudizi poco rassicuranti. «Spero di non dover cambiare le mie abitudini di vita, per questo». In realtà non è sola. Le ultime violenze sembrano aver compattato un fronte di studenti e personale universitario che ha deciso di dire basta. Una petizione in questo senso sul sito «change.org» ha raccolto in poche ore 6.500 adesioni e altri, dopo Emilia, hanno deciso di far sentire la loro voce. A dispetto di quanti, ad esempio la Cgil di Bologna o altre associazioni, hanno criticato l’intervento della polizia nei locali dell’università e altre misure di scurezza.
«Ma se queste persone passassero qui una sola mattinata, vi garantisco che cambierebbero idea al volo». Emilia ha un legame particolare con la biblioteca di Lettere: la frequenta assiduamente in quanto iscritta alla facoltà di arti visive. Ma per quattro mesi ha svolto lì dentro anche un tirocinio come bibliotecaria, per ottenere crediti formativi; quegli spazi, insomma, sono un po’ una sua seconda casa. E allora proviamo a descrivere l’aria che tira. «La biblioteca nel corso degli anni ha prolungato i suoi orari, prima oltre le 17, poi fino alle 24. Uno sforzo compiuto proprio per garantire a tutti la possibilità di studiare. Ma dal pomeriggio il personale se ne va, restano solo i custodi. E in quelle ore le stanze diventano terra di nessuno. O meglio: hanno cominciato a entrare i punkabbestia e gli altri gruppi che stazionano nella piazza lì davanti, facendo i loro comodi». Da lì poi, per chi vuole dedicarsi ai libri, la situazione diventa insopportabile: «I bagni vengono usati come luoghi di spaccio o per drogarsi – racconta Emilia – più volte sono state trovate siringhe usate e i servizi sono rimasti chiusi per giorni. I borseggi e i furti sono all’ordine del giorno, i materiali della biblioteca danneggiati, persino i libri».
E quando il rettorato decide di introdurre misure di controllo, ad esempio facendo arrivare guardie giurate, la situazione peggiora: «Oltre ai punkabbestia – racconta ancora la studentessa – sono comparsi i collettivi anarchici: sono cominciate le occupazioni, le assemblee, le risse tra gruppi rivali; minacce e insulti erano all’ordine del giorno. Un inferno».
Il culmine viene raggiunto quando l’ateneo bolognese si convince a installare dei tornelli all’ingresso della biblioteca: chi entra, deve avere un badge. È cronaca dei giorni scorsi: prima gli antagonisti decidono di sabotare i dispositivi all’ingresso, poi li smontano e occupano la biblioteca. A quel punto il rettore chiama la polizia e fa sgomberare i locali con la forza. Gesto che non suscita in città reazioni unanimi, diciamo così: vengono rievocate le atmosfere del ‘77, la Bologna del sindaco Zangheri che diventa un campo di battaglia, la repressione ordinata da Cossiga. Altri tempi. Più banalmente la biblioteca e i suoi frequentatori sono ostaggi di una ventina di persone, non di più.
«Anche noi studenti avremmo fatto a meno di vedere i poliziotti fare irruzione – confessa ancora Emilia – ma al punto a cui eravamo giunti, che alternative c’erano? I collettivi ci dicono che deve essere garantito il diritto allo studio, ma loro sono i primi a negarcelo, impedendoci l’uso della biblioteca, spaccando tavoli e strappando i libri che altri hanno contribuito a pagare. Troppo comodo criticare i tornelli e le misure di sicurezza appellandosi a principi astratti. Calatevi nella realtà e poi ne riparliamo».