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 2017  febbraio 13 Lunedì calendario

Da cimento a sport estremo il nuoto ha scoperto il brivido

Ancora resistono le infradito di pelouche a bordo vasca, i cappellini di lana dentro le saune nordiche del riscaldamento. Difficile capire dove inizia l’ultima frontiera dello sport e dove finisce la tradizione del cimento, ma il nuoto in acque gelide è il brivido dell’inverno.
Vere e proprie gare sotto i 5 gradi, spesso molto sotto, da un minimo di 25 metri a un massimo di mille e c’è una federazione internazionale nata nel 2009, un mondiale inaugurato nel 2016, un circuito che in questa stagione si è allargato e allungato: ancora qualche tappa in giro per il mondo a caccia di acque fredde poi a inizio marzo si saluta e si aspetta il prossimo dicembre. Soprattutto si prepara la candidatura olimpica.
Una volta era il battesimo del nuovo anno, a bomba dentro il lago brinato con il cappello di Babbo Natale e gli amici fuori con le birre e l’accappatoio colorato. Esibizioni di fisici allenati e di pance ostentate, il pic nic delle feste di Natale con un tuffo nel coraggio. Le origini della nuotata nel ghiaccio arrivano dall’Est, si chiama anche «bagno alla russa»: l’immersione nel freddo nel giorno dell’Epifania, ma nel mondo e in Italia è diventato folklore. Moli ricoperti di nevi, gente con il piumino e i guanti che applaude chi osa temprare il fisico ed emerge più forte di prima. Mitologia e credenze che hanno dato il via a una nuova attività, il nuoto nelle acque gelide. Pratica ormai diventata sport.
I Mondiali della disciplina sono giovanissimi, 104 partecipanti nella seconda edizione organizzata in Baviera, alla fortezza di Burghausen, il mese scorso. Corsie in una vasca da 2,5 gradi, niente mute e niente pomate riscaldanti: è nuoto, non triathlon e la dimensione estrema non può tradire la natura dello sport. Non si tratta di resistere ma di dare il meglio sulle varie distanze in condizioni difficili. Una sfida al cronometro e alla volontà perché la temperatura è scritta sulla porta dello spogliatoio e non invita certo a gareggiare e ci sono donne che escono da quell’acqua tutte rosse, come se si fossero scottate, e uomini con i piedi tagliati dal freddo. C’è chi sostiene che sia pericoloso e chi teme che il recente successo arrivi proprio dal richiamo del pericolo. Una sorta di rischio calcolato, come nel parapendio, anche se questo sport in crescita ha altri parenti, come l’ultramaratona o l’Ironman: altre gare partite da discipline olimpiche e diventate extralarge. Più chilometri, più difficoltà, più energie solo che stavolta non si espande il formato o la lunghezza della competizione, si cambiano le carte, il contesto e il nuoto diventa invernale e cerca un posto ai Giochi di Pechino 2022. Il progetto c’è, le possibilità anche, il numero ancora no perché devi dimostrare di avere un seguito, dei tesserati, di muovere l’interesse, esibire degli atleti di punta e questo è ancora un mondo da esplorare.
Al momento chi gareggia nelle prove più importanti è un over 40 che ovviamente fa tutt’altro nella vita. I fisici rotondi aiutano ad affrontare i pochi gradi, ci si prepara a reggere l’urto, non sempre a una vita da sportivi: i campioni del freddo mettono su chili prima di buttarsi.
Non è più il cimento, non è ancora l’Olimpiade e non si sa che cosa diventerà, ma il nuoto in acque gelide sta mutando e le prossime tappe servono per confronti e conteggi. Ci vogliono regole precise e un movimento che corteggi l’estremo invece dell’assurdo. Ci sono blog di praticanti della prima ora inferociti contro «distanze da infarto» e non è un colorito modo di dire perché qualcuno dei problemi li ha avuti davvero. Ma in realtà non si tratta di sfinirsi, piuttosto di mettersi alla prova. Nel bel mezzo di un gelido inverno, il nuoto ha scoperto il brivido.