La Stampa, 13 febbraio 2017
Il primo passo sarà la consegna di 12 motovedette per le pattuglie
Ci sono i tempi tecnici, replicano da Roma. Per quanto legittimamente la Libia morda il freno, soprattutto questa settimana in cui cade il duplice anniversario della rivoluzione del 2011 e del colpo di mano di Haftar, il Memorandum d’intesa firmato il 2 febbraio va implementato passo dopo passo. Dieci giorni fa, in cambio dell’impegno di Tripoli a controllare le proprie coste, l’Italia si è assunta la responsabilità di sostenere tecnologicamente la chiusura delle frontiere meridionali della Libia e di fornire training, equipaggiamento e assistenza per il pattugliamento delle acque di Mare Nostrum, da dove attualmente proviene il 90% dei migranti.
Tralasciando per il momento la complicata “partita del sud”, che richiede droni di sorveglianza e centri di accoglienza ma anche la collaborazione dei paesi confinanti, c’è da mettere in piedi il gioco di squadra per impedire l’andirivieni mediterraneo dei trafficanti di uomini. Tripoli sostiene di non avere mezzi sufficienti per bloccare i barconi e l’Italia ha garantito la restituzione a stretto giro delle 12 motovedette parcheggiate da tempo nel nostro paese per effettuare la manutenzione. Quattro di queste imbarcazioni si trovano già da un po’ a Biserta, in Tunisia, pronte alla consegna ma per ora ferme lì. Le altre sono in Italia perché, pare, non ancora ultimate.
La consegna delle motovedette, sebbene inserite nell’accordo ma di fatto in riparazione nel nostro paese da molto prima, sono il segno tangibile del cambio di passo sollecitato dai libici nei colloqui dell’ultima settimana (soprattutto da quella parte di libici a cui fa riferimento la Guardia Costiera). Anche perché, ad esclusione del capitolo «mezzi» e di qualche eventuale apparecchio tecnologico, tutti gli altri punti contenuti negli 8 articoli sottoscritti a Roma dal premier Gentiloni e dal suo omologo Sarraj richiedono un certo grado di pianificazione. Si parla di formazione, addestramento, supporto per energie rinnovabili, infrastrutture, sanità, trasporti, sviluppo delle risorse umane, «adeguamento e finanziamento dei centri di accoglienza usufruendo di finanziamenti disponibili da parte italiana e di finanziamenti dell’Unione europea», droni per monitorare le frontiere meridionali e dunque le rotte che passano dal Niger, dal Ciad e dal Sudan.
I contatti sono in corso, quotidiani, costanti. I flussi migratori incalzano. Il Memorandum è una lettera d’intententi che entrambe le parti hanno interesse a rendere operativa. Tripoli ha fretta anche perché c’è più di un segnale che l’ex premier irriducibile Khalifa Ghwell potrebbe tentare qualcosa nei prossimi giorni.