il Fatto Quotidiano, 12 febbraio 2017
Ulivi malati, non si può dare la colpa alla Xylella
L’ultimo monitoraggio sugli ulivi pugliesi colpiti da disseccamento rapido (il CoDiRO) smentisce l’esistenza di una relazione tra la malattia e la Xylella, il batterio ritenuto il killer degli ulivi dal 2013.
Per impedire contaminazioni ad altri territori, nel 2014 l’Ue aveva chiesto il taglio di migliaia di ulivi, poi bloccato da un sequestro della procura di Lecce, nell’ambito di un’inchiesta che vede indagati anche 5 dei ricercatori impegnati negli studi su Xylella salentina. I timori di diffusione hanno portato a vietare commercio e spostamento delle piante dal Salento al resto d’Europa – se non in casi specifici e sotto rigorose misure di controllo – e del mancato coinvolgimento di altri laboratori nelle analisi dei campioni di ulivi pugliesi (previsto dalla normativa fitosanitaria del 2005) che avrebbe permesso di sveltire le analisi.
L’importanza della correlazione
Il monitoraggio da giugno 2016 a gennaio 2017 indica che Xylella era presente solo nel 6,5 per cento di 1.536 piante malate campionate nella zona infetta, secondo i dati forniti al Fatto Quotidiano dalla Regione Puglia. Una percentuale troppo bassa per certificare l’esistenza di una correlazione tra batterio e malattia, secondo gli standard scientifici internazionali. La correlazione dà un indizio significativo sulla possibilità che sia Xylella la causa della malattia: se il batterio viene trovato in tutte le piante malate e non in quelle sane, c’è un’alta probabilità che sia lui il killer. I dati dell’ultimo monitoraggio lasciano dunque aperte molte domande. Cosa induce i sintomi delle 1.436 malate e senza Xylella?
Ad agosto il Fatto ha raccontato che scienziati statunitensi a fine anni ’70 dimostrarono che Xylella causava malattia nella vite: l’avevano trovata nel 97 per cento di 116 piante malate. Una percentuale che dava un forte indicazione sul ruolo del batterio nel causare la malattia. Confermato poi da ulteriori test. Al contrario, nel 2014 uno studio sugli ulivi della California colpiti da disseccamento come in Salento, riscontrò la presenza di Xylella solo nel 17 per cento dei 198 ulivi malati nel campione. Secondo gli autori, una percentuale talmente bassa da escludere qualunque correlazione tra batterio e malattia. Ulteriori test confermarono che non era Xylella la causa dei disseccamenti in California.
Le contraddizioni dell’Unione europea
Il 6,5 per cento è un dato che contrasta con quanto dichiarato da Efsa, l’agenzia dell’Ue per la sicurezza alimentare. Ad aprile 2016, a conclusione di uno studio pilota su Xylella salentina commissionato dalla stessa agenzia a ricercatori pugliesi, Efsa dichiarava l’esistenza di una “correlazione forte” tra batterio e disseccamento (lo studio non è mai passato al vaglio della comunità scientifica internazionale e ad oggi nessuna rivista ne ha pubblicato i risultati).
A giugno 2016, la Corte di Giustizia Europea si era pronunciata a favore dei tagli degli ulivi pugliesi proprio sulla base della correlazione: “Sebbene i pareri scientifici non abbiano dimostrato l’esistenza di un sicuro nesso causale tra il batterio Xylella e il disseccamento, risulta però da questi stessi pareri che esiste una correlazione significativa tra tale batterio e la patologia”. E a maggio 2016, scriveva l’Accademia dei Lincei: “L’agente causale [della malattia] è Xylella fastidiosa, una conclusione non più discutibile.” I dati del monitoraggio nella zona infetta smentiscono per ora l’esistenza di tale correlazione.
Nessuna espansione dell’area infetta
Dal monitoraggio risulta anche che Xylella non si sta diffondendo a Nord. Per quanto riguarda la zona di sorveglianza, “abbiamo campionato 128mila ettari a partire dall’estremo nord (una fascia lunga 30 chilometri) giù verso la zona infetta,” spiega Gianluca Nardone, ordinario di Economia agraria all’Università di Foggia, a capo del dipartimento agricoltura della Regione Puglia. “Su 119mila campioni, sono state trovate 25 piante infette, di cui una nella zona cuscinetto.” L’area per cui è previsto di estirpare anche tutto ciò che si trovi nel raggio di 100 metri. In totale, lì sono stati tagliati 13 ulivi e qualche decina di acacie e oleandri. Il monitoraggio non è concluso, ma i dati indicano che “con buona probabilità, l’area possa considerarsi indenne,” dice Nardone. Che è ciò che chiede l’Ue per evitare che il batterio metta sotto scacco altri territori.
Eppure veniva dato per certo che il batterio si stesse espandendo a Nord del Salento. Nardone spiega che per saperlo, bisogna cercare Xylella nelle medesime piante nel tempo, confrontando i risultati da un anno all’altro. “Ma è la prima volta che campioniamo queste piante,” dice. Quindi solo il prossimo anno, analizzando le stesse piante, si potrà dire se Xylella avanza o no. Per la zona infetta, spiega che a occhio si rileva un aumento significativo delle piante sintomatiche. Ma non si può dire nulla sull’avanzamento del batterio.
“Quando si afferma che il batterio avanza, si ripete quello che dice Bruxelles, ma è una posizione politica, non scientifica,” aggiunge. Come lo è quella di analizzare massicciamente l’area di sorveglianza alla ricerca di Xylella e solo di striscio quella infetta. Quello che chiede la scienza è che si studi la zona infetta per stabilire quali sono le cause del disseccamento dell’ulivo. “Il 2017 sarà l’anno in cui verrà finalmente monitorata a tappeto,” avverte Nardone. La Regione sta cercando il sostegno economico europeo per il monitoraggio sistematico dell’area infetta.
I vincoli a fare ricerca sul campo
Oltre ai soldi, servono più laboratori. Sono 6 quelli accreditati ad effettuare le analisi. Tutti all’interno della Regione. Il ministero dell’Ambiente proibisce che i campioni, sebbene sigillati, vengano mandati fuori dalla Puglia. Ma né l’Europa né il governo italiano hanno ritenuto di bloccare, dal 2014 ad oggi, la vendita delle olive pugliesi ad altre regioni italiane, come conferma Nardone al Fatto.
Foglie e rametti presenti nei carichi di olive (non certo sigillati) potrebbero diffondere Xylella, se risultassero contaminati al momento della raccolta. Neanche il nuovo piano nazionale anti Xylella varato il 1 febbraio menziona la questione. Al momento, spiega Nardone, “non esistono dati su quante olive sono state vendute fuori regione e a quali regioni, né tantomeno quante provengono dal Salento.”