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 2017  febbraio 11 Sabato calendario

Quando ad Asti c’era l’oceano popolato di balene e coralli

È l’affascinante storia di quando nell’Astigiano, da 5 a 2 milioni e mezzo di anni fa, al posto delle colline del vino c’era il mare padano.
Balene, delfini, conchiglie che popolavano quel mare, da qualche tempo hanno «trovato casa» in centro città, nel museo paleontologico del Michelerio, e da ieri «abitano» in uno spazio più grande, sotto le volte in mattone dei sotterranei dello storico palazzo di corso Alfieri.
Chiave di lettura
Un patrimonio di fossili inestimabile, per storia e valore, che fa conoscere il territorio con una particolare chiave di lettura. Colpiscono le dimensioni e gli scheletri rimasti quasi intatti, come quello di 8 metri con cranio e mandibola allungata della «Viglianottera» (così l’hanno chiamata gli alunni delle scuole), la balena arrivata ad Asti nel 2013 dentro sette casse provenienti dal museo regionale di scienze naturali di Torino. Era stata ritrovata nel 1959, nel Sud della provincia, a Vigliano, durante gli scavi per la posa di una conduttura d’acqua. «Una ricchezza di reperti – spiegano il paleontologo Piero Damarco e il presidente del parco paleontologico astigiano Gianfranco Miroglio – che si deve alla morfologia del territorio, fatto di sedimenti sabbiosi che hanno conservato perfettamente i reperti».
Il gigante Tersilla
L’altro cetaceo porta il nome di Tersilla, la signora che la ritrovò nel 95, a San Marzanotto durante gli scavi per la strada che porta alla sua vigna. È un esemplare unico per la conformazione del cranio e, secondo gli esperti, rappresenta un anello nell’evoluzione delle balenottere. C’è poi il delfino di Settime dalla forma snella e affusolata, diversa da quella che siamo più abituati a vedere. E ancora quello ritrovato a Belangero. Qualche osso riporta poi al cetaceo fossile di Portacomaro, ritrovato sulla collina che guarda la casa dei nonni di papa Francesco.
Nella vetrine dedicate al mare astigiano ci sono poi collezioni di conchiglie, resti di vertebrati, foglie fossili e molto altro, un mondo che riporta alla quotidianità delle nostre campagne dove i contadini sono soliti imbattersi in questo genere di ritrovamenti.
L’acquario preistorico
Accanto agli scheletri di balene e delfini c’è un’altra chicca, l’acquario preistorico. Uno spicchio vivo di mare tropicale ricrea l’ambiente della barriera corallina. Questa volta, quindi, non si deve immaginare il mare aperto con i grandi cetacei protagonisti incontrastati. C’è la ricostruzione di un mondo sommerso, un fondale ricco di biodiversità in cui i coralli offrivano riparo a pesci, molluschi e crostacei. La spettacolare vasca marina, con una capacità di oltre 3 mila litri, ospita coralli di ogni forma e colore che probabilmente abitavano il «mare padano».
Un altro modo di raccontare quel mondo di milioni di anni fa che piace ai bambini, scolaresche che sono state le prime ad inaugurare le nuove sale. Museo aperto ai visitatori dal lunedì al giovedì, dalle 10 alle 16, e il fine settimana, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. Intanto si pensa al taglio del nastro ufficiale; l’evento sarà a marzo.