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 2017  febbraio 11 Sabato calendario

Grecia, intesa Ue-Fondo monetario

La Grecia, oggetto di un terzo pacchetto di aiuti finanziari, sta continuando a tenere sul chi vive i propri creditori. Che ieri hanno incontrato il ministro delle Finanze greco Euclides Tsakalotos per trovare un accordo con cui chiudere la seconda verifica dell’attuale piano di aggiustamento, e sborsare nuovi prestiti. L’incontro straordinario è stato definito «costruttivo»; «progressi sostanziosi» sono stati fatti, ma i nodi principali non sono stati sciolti.
Il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem si è incontrato qui a Bruxelles con il ministro Tsakalotos e i rappresentanti delle organizzazioni internazionali che stanno monitorando l’andamento dell’economia greca. I creditori del Paese si sono accordati per chiedere ad Atene nuove misure di risanamento che tengano conto anche dell’impatto negativo sull’economia della richiesta di una ulteriore stretta al bilancio. Per ora la richiesta, che include tagli alle pensioni, non è stata accettata dal governo greco.
L’obiettivo dei creditori è assicurare un avanzo primario del 3,5% del prodotto interno lordo in modo che tra le altre cose il Fondo monetario internazionale possa tornare a partecipare al programma di aggiustamento economico. Nell’agosto del 2015 l’organizzazione internazionale si era voluta cauta perché convinta che il debito del Paese – circa il 180% del Pil – fosse troppo elevato. Aveva quindi chiesto una ristrutturazione del passivo o un aumento delle misure anti-deficit.
Poiché i Paesi creditori sono contrari alla ristrutturazione d’emblée del debito, si sono accordati su nuove forme di risanamento (pari al 2% del Pil greco), che verrebbero pre-adottate per assicurare che l’obiettivo di surplus primario sia effettivamente raggiunto. In ballo c’è la seconda verifica dell’attuale programma (2015-2018) da 86 miliardi di euro e quindi un nuovo esborso di prestiti, prima che in luglio vengano a scadere obbligazioni pubbliche per un totale di sei miliardi di euro.
In un breve comunicato ieri sera, il portavoce del presidente Dijsselbloem ha spiegato: «Vi è chiaro accordo sul fatto che una tempestiva finalizzazione della seconda verifica è nell’interesse di tutti. Abbiamo fatto progressi sostanziosi e siamo vicini a un terreno comune». L’Eurogruppo tornerà a occuparsi della questione nella sua riunione del 20 febbraio, nella speranza che entro allora le parti abbiano trovato una intesa. La trattativa avviene mentre ad Atene le tensioni politiche si toccano con mano.
Il governo del primo ministro Alexis Tsipras è drammaticamente diviso sulla strada da percorrere. Alcuni esponenti governativi, tra cui il ministro Tsakalotos, sono probabilmente convinti che il risanamento chiesto dai creditori sia il male minore pur di calmare l’andamento dei mercati, e contribuire a una riduzione dei rendimenti obbligazionari a due anni che dinanzi alle tensioni tra la Grecia e i suoi partner sono saliti ai massimi da cinque mesi, poco sotto il 9%.
Altri membri del governo non vogliono sottostare alle richieste dei creditori per paura di subire la contro-reazione degli elettori greci, e minacciano elezioni anticipate in modo da ricattare i partner europei. L’incertezza politica in Grecia non è da meno rispetto a quella che si vive in alcuni Paesi della zona euro. I ministri delle Finanze dell’Unione monetaria vogliono chiudere il negoziato con Atene alla prossima riunione ministeriale, prima di delicate elezioni politiche in Olanda, Francia e Germania.
La partita si giocherà la prossima settimana quando una missione dei creditori si recherà in Grecia per trovare un accordo sulla seconda verifica del terzo programma economico. Spiegava ieri sera, alla fine della riunione, un negoziatore: «L’Fmi è oggi pienamente coinvolto nelle discussioni. Se il governo greco dovesse accettare il pacchetto proposto dai creditori, vi sono buone possibilità perché il Fondo torni a partecipare pienamente al programma di aggiustamento economico», come voluto da molti Paesi.