ItaliaOggi, 11 febbraio 2017
Le riserve cinesi hanno perso un quarto del loro valore dal 2014
Le riserve cinesi in valuta estera, ritenute le più importanti del mondo, sono scese a gennaio sotto la soglia simbolica dei 3 mila miliardi di dollari (2.810 miliardi di euro) secondo le cifre pubblicate martedì dalla Banca centrale della Cina (PBoC) e riprese dal quotidiano Le Monde.
Le riserve cinesi hanno raggiunto il punto più basso da sei anni a questa parte perdendo un quarto del loro valore scivolando dal picco storico del mese di giugno 2014 che era di quasi 4 mila miliardi di dollari (3mila settecento miliardi di euro).
Le ragioni di questa erosione sono note: per supportare la propria moneta, lo yuan, la Cina ha attinto abbondantemente dalle proprie riserve.
In concreto, la banca centrale interviene sui mercati vendendo le valute estere. Questa strategia ha registrato, però, un successo relativo. Nel 2016, lo yuan ha perso quasi il 7% rispetto al dollaro.
Non c’è da stupirsi, allora, che l’ex Impero di mezzo stia affrontando un’emorragia di capitali. Il rallentamento della crescita (+6,7% l’anno scorso) incoraggia privati e imprese a investire all’estero. Nel 2016, sono usciti dai confini della Cina capitali per circa 700 miliardi di dollari (658,6 mld di euro) secondo l’Istituto di finanza internazionale (Iif), una lobby di grandi banche.
A gennaio, però lo yuan ha smesso la sua discesa, anche se gli esperti si aspettano un ulteriore suo deprezzamento. Un circolo vizioso è già iniziato: le aspettative di ribasso del renminbi (altro nome dello yuan) causano l’uscita di capitali che a sua volta alimenta il deprezzamento della valuta cinese spingendo Pechino a ricorrere alle riserve in valuta estera per limitare il ribasso dello yuan. Ma così facendo il governo non rischia di trovarsi a corto di munizioni? Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha fissato a 2.800 miliardi di dollari la soglia precauzionale al di sotto della quale la Cina avrebbe difficoltà a rispondere in modo efficace ad un eventuale grande shock esterno, ha dichiarato al Le Monde Christopher Dembik economista di Saxo Bank.
Per difendere lo yuan, Pechino non solo ricorre alle riserve estere, ma in quantità ridotta da gennaio 2017 (12,3 mld di dollari pari a 11,5 mld di euro contro i 42 mld dollari di dicembre 2016 e i 70 mld di novembre), ma le autorità cinesi hanno moltiplicato le misure restrittive sui movimenti di capitali e hanno puntato alla riduzione di acquisti di beni dall’estero da parte delle imprese. Inoltre, il governo ha deciso di diminuire drasticamente gli investimenti oltreconfine in certi settori da parte delle industrie di stato e ha rafforzato i controlli e introdotto limitazioni per i privati che cercano di cambiare gli yuan.