Gazzetta dello Sport, 11 febbraio 2017
Patata bollente
Libero ha messo in prima pagina una foto svettante di una Virginia Raggi radiosa e, accanto, il titolo: «Patata bollente», con evidente doppio senso: il caso Roma è effettivamente una «patata bollente» che sta scottando la sindaca e il suo mentore Beppe Grillo; nello stesso tempo, in italiano, la «patata» è un termine che allude al sesso femminile, anche se non è compreso nel celebre sonetto “La madre delle sante” scritto da quel bigotto del Belli il 6 dicembre 1832...
• Che dice, il sonetto?
Lei mi vuol far licenziare... Ma diffondiamo, diffondiamo, facciamo cultura: «Chi vvò cchiede la monna a Ccaterina, / pe ffasse intenne da la ggente dotta / je toccherebbe a ddí vvurva, vaccina, / e ddà ggiú co la cunna e cco la potta. / Ma nnoantri fijjacci de miggnotta / dìmo scella, patacca, passerina, / fessa, spacco, fissura, bbuscia, grotta, / fregna, fica, sciavatta, chitarrina, / sorca, vaschetta, fodero, frittella, / ciscia, sporta, perucca, varpelosa, / chiavica, gattarola, finestrella, / fischiarola, quer-fatto, quela-cosa, / urinale, fracoscio, ciumachella, / la-gabbia-der-pipino, e la-bbrodosa. / E ssi vvòi la scimosa, / chi la chiama vergoggna, e cchi nnatura, / chi cciufèca, tajjola, e ssepportura.»
• «Patata» non c’è
Patata, se vogliamo, è un termine piatto, privo di colore, irricevibile da un funambolo della parola romanesca come il grande poeta. Vittorio Feltri non è un grande poeta.
• Raccontiamo il fatto.
Dunque, col termine «patata bollente» Feltri ha alluso, oltre che al pasticcio romano sotto la specie politica, anche alle avventure sentimentali della medesima Raggi, avventure svelate dall’assessore suo Berdini e che in un Paese portato ad esempio per la libertà della sua stampa - come l’Inghilterra - avrebbero dato luogo a fior di inchieste tese ad accertare solamente (e sottolineo: solamente) se la Raggi andava effettivamente a letto con Romeo o eventualmente con Marra o casualmente con tutt’e due, e magari pure con Frongia. Che non sono fatti esclusivamente suoi, dato che ci sono di mezzo promozioni, aumenti di stipendio, distribuzione di poteri e polizze. Da noi invece quel titolo ha suscitato una valanga di reazioni, reazioni di condanna, sia chiaro, in difesa, suppongo, della donna in quanto tale, dato che, per esempio secondo la Boldrini (ma non solo), ogni donna dovrebbe risentirsi per questi doppi sensi sessisti, volgari e umilianti. È politicamente degno di nota che le espressioni di solidarietà verso la sindaca siano venute anche da molti esponenti del Pd, nessuno dei quali ha voluto ricordare che all’iperbole sessuale ha dato un contributo decisivo lo stesso Grillo, il quale convocò in una piazza di Bologna una manifestazione oceanica che aveva come programma politico quello di spedire un gigantesco vaffanculo a tutti quanti, e specialmente ai democratici.
• E adesso Grillo che dice?
«Massima solidarietà alla nostra Virginia. Questa è l’informazione italiana». Poi ricorda che Libero «nel 2016 ha perso il 16,3% dei suoi lettori rispetto al 2015. Il 2017 è appena iniziato». La Raggi annuncia querele con richiesta di risarcimento. Di Maio: «Non so se sia sessismo o semplice idiozia, in ogni caso mi fa schifo. La mia solidarietà a Virginia Raggi. La stampa ha superato ogni limite». Questo concetto, espresso da Di Maio anche sulla bacheca di Facebook, aveva prodotto, ieri sera intorno alle 20, più di dodicimila “like” e di 6.798 condivisioni. Anche la Lombardi, gran nemica della Raggi, ha solidarizzato con la sindaca. Se vogliamo valutare il titolo di Feltri, nemico dei grillini, sotto il profilo politico, diciamo che è stato un errore. Per un pomeriggio, nel nostro piccolo stagno, invece di star dietro ai casini combinati fino ad oggi dalla signora, ci siamo dovuti dedicare alla battuta del direttore di Libero che ha avuto l’effetto di ricompattare le varie tribù a cinque stelle.
• Feltri come si difende?
M5s e Pd gli hanno chiesto di chiedere scusa. Feltri si rifiuta: «Ma perché dovrei chiedere scusa? Questo stesso titolo lo feci il 15 gennaio 2011 su Libero, dove ero tornato da poco come direttore editoriale, per il caso Ruby rubacuori. L’occhiello era: “Silvio rischia grosso”. Il titolo: “La patata bollente”. E ancora: “Sul caso Ruby offensiva finale dei pm di Milano, processo al premier per sfruttamento della prostituzione minorile. Interrogate cento ragazze, 600 pagine di intercettazioni ma Berlusconi sfida i giudici: solo fantasie, lasciatemi governare o si va al voto. Lo stesso titolo, “la patata bollente”, fatto su Ruby e con foto di Ruby va bene, se invece lo facciamo sulla Raggi non va bene? Come mai? Il doppio senso, eventualmente, lo attribuisce chi legge e non chi scrive».