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 2017  febbraio 10 Venerdì calendario

Twitter tracolla a Wall Street dopo i conti

Per chi cercasse prove che Donald Trump e i suoi tweet hanno miracoloso talento, i conti di Twitter – e la frana del suo titolo a Wall Street – sono un brusco risveglio.
L’ossessiva pioggia quotidiana di micro-messaggi in arrivo dall’allora presidente eletto su tutto e tutti non ha esorcizzato il decimo trimestre di entrate in brusca frenata del re del micro-blogging. E il titolo è ieri precipitato come la popolarità del neopresidente nei sondaggi, bruciando l’11% a Wall Street.
Non esistono, purtroppo per Twitter, fatti “alternativi” cari ai portavoce della Casa Bianca: nel quarto trimestre 2016 i ricavi sono saliti impercettibilmente dello 0,9% a 717 milioni, ben sotto le attese. Mentre le perdite, pur inferiori alle previsioni, sono quasi raddoppiate a 167 milioni e gli utenti ristagnano, aumentati di soli due milioni a 319 milioni. Né le prospettive della società, sempre più assediata da colossi quali Facebook e Google, appaiono incoraggianti: il target di utili del primo trimestre 2017 è ridotto a meno della metà di quello degli analisti. Vista l’esperienza, neppure l’intensificarsi pur certo dei tweet presidenziali dovrebbe servire.
Nel clima di accesa battaglia politica che scuote l’America Twitter è diventato l’ultimo simbolo dei dubbi sull’influenza e sui poteri rivendicati dal neo-presidente: dal rimpatrio di aziende manifatturiere dedite alla delocalizzazione alla sicurezza nazionale garantita dalla cacciata degli immigrati, dal rilancio delle infrastrutture per una manciata di dollari a deregulation “salutari” delle banche come nella protezione dell’ambiente. In gioco è adesso sempre più la sua stessa vantata magia finanziaria e di procacciatore d’affari.