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 2017  febbraio 10 Venerdì calendario

Abbiamo messo da parte altri 83 mld in un anno

Anni di crisi? Certo, siamo più poveri. C’è della farraginosità nel sistema politico e sociale. Paghiamo i nostri errori, anche quello di non volere cambiare. Ma forse il restìo al mutamento si comprende con gli ultimi dati della Banca d’Italia: negli istituti di credito gli italiani possiedono un tesoretto (per altro non retribuito) di 1.367 miliardi di euro, cresciuto di 83 miliardi nell’ultimo anno. È vero che le statistiche registrano l’ampliamento della forbice tra la ricchezza e la non ricchezza, col ceto medio che si restringe. Ma quelle stesse statistiche faticano a individuare l’economia sommersa. Quindi gli italiani, a parte le eccezioni, se la passano un po’ meno bene di prima ma non così male, grazie al sommerso e all’arte di arrangiarsi. Così il dato concreto fornito da Banca d’Italia, che nel 2016 il risparmio bancario degli italiani è cresciuto del 3,9%, vale più di tante statistiche che vedono solo il chiaro e non il nero.
Quindi: a) si è allargata la fascia dell’estrema povertà; b) sono tanti gli immigrati border line; c) il risparmio della maggioranza degli italiani cresce; d) calano i consumi. I due ultimi dati si possono leggere intrecciati: si spende meno nella quotidianità non solo perché il potere d’acquisto è diminuito ma soprattutto perché non c’è fiducia nel futuro e quindi si risparmia aspettando eventuali tempi bui.
Il circolo è vizioso. Il denaro tenuto sotto il materasso o in un conto corrente (oggi in pratica è la stessa cosa) non è volano di nulla, non mette in moto investimenti né rende dinamica la società e questo immobilismo fa rimanere al palo le potenzialità di sviluppo e fa crescere il pessimismo.
L’Italia è lo strano Paese che ha lo spread a 200 ma risparmia (ci si riferisce alla classe media) più dei tedeschi e dei francesi. Solo che è un risparmio-rifugio. D’altra parte come può un risparmiatore non essere impaurito con le banche a capofitto anche per la mancanza di un’adeguata vigilanza, con una borsa dove c’è posto solo per i soliti noti e i rari abbozzi di public company, come l’Alitalia, si sono rivelati disastrosi per chi s’era fatto convincere, con fondi d’investimento non sempre trasparenti, con una legislazione immobiliare che fa fuggire anche i più volenterosi.
Si continua a risparmiare, nonostante la crisi, ma il gruzzolo è chiuso a chiave nello scrigno di famiglia.