Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  febbraio 10 Venerdì calendario

L’amaca di Michele Serra

È MOLTO faticoso seguire le vicende della giunta Raggi. Non tanto perché la lettura giudiziaria è spesso oscura e ingannevole. Quanto perché gran parte dei protagonisti (a partire dalla sindaca) hanno una fisionomia politica sfuggente. Non si capisce bene chi sono, che cosa pensano, da dove vengono, che cosa vogliono. Che idea hanno della politica, di come va il mondo e di come dovrebbe andare. Che uomini sono e che donne sono.
Mi prendo il cinquanta per cento di responsabilità di questa incomprensione. Le mie categorie politiche sono sicuramente vecchie. Vado in cerca di chiavi di lettura (destra/sinistra, pubblico/privato, senso dello Stato sì o no) che il tempo ha rimescolato. Ma l’altro cinquanta per cento di responsabilità è di questi trenta-quarantenni vaghi, destrutturati, che non riescono mai a dire qualcosa che mi affascini o al contrario mi urti, mi appassioni o mi disgusti. Si intuisce, vagamente, che sono personalmente coinvolti. Ma in nome di quali interessi o princìpi, di quali disperazioni o speranze, non saprei. Un amico scafatissimo continua a dirmi: ma non lo hai ancora capito? È la vecchia destra romana che ha trovato la maniera di rientrare in Campidoglio. Fascisti riciclati. Gli ho risposto: magari. Almeno capirei che cosa sta succedendo.