Corriere della Sera, 10 febbraio 2017
«Capostaff e delega alle partecipate». Così Raggi diede più poteri a Romeo
ROMA Aveva un delega speciale Salvatore Romeo. Nella delibera firmata il 9 agosto per nominarlo capo della sua segreteria, Virginia Raggi decise infatti di affidargli pure «i rapporti con gli Enti Pubblici e soggetti partecipati a vario titolo da Roma Capitale». E fu proprio questo uno degli elementi a provocare la frizione con gli altri componenti della giunta e in particolare con l’ex assessore al Bilancio Marcello Minenna, scelto per gestire quel settore strategico per il Campidoglio. Ci furono almeno tre riunioni durante le quali Raggi fu messa in guardia dai rischi «anche penali» della sua scelta che poteva provocare una contestazione di abuso d’ufficio. Ma – hanno raccontato svariati testimoni – «alla fine, anche grazie all’appoggio di Luigi Di Maio, decise di confermarla pur nella consapevolezza che gli altri avrebbero dato le dimissioni».
Il rapporto «privato»
«Con Virginia avevo un rapporto di amicizia e profonda stima», ha dichiarato Romeo ai magistrati che gli chiedevano la natura della sua relazione. Ma questo non basta evidentemente a spiegare né il ruolo speciale che gli fu affidato, né la sua scelta di intestarle due polizze da 30mila e da 3mila euro. Secondo il suo legale, durante l’interrogatorio Romeo avrebbe detto che «i beneficiari delle polizze – che attualmente sono una decina – erano tutti all’oscuro». Versione però smentita dall’ex fidanzata Alessandra Bonaccorsi che pubblicamente ha raccontato di essere stata informata del regalo dallo stesso Romeo.
Per difendersi dall’accusa di abuso d’ufficio in concorso con la stessa Raggi, Romeo ha promesso di «mandare una memoria». Sia lui sia Raggi sono stati interrogati per oltre 5 ore ma evidentemente non sono riusciti a spiegarsi. Entrambi devono dunque chiarire ulteriormente i passaggi della procedura scelta, perché Romeo fu messo «in aspettativa» da dipendente con stipendio pari a 39mila euro l’anno e poi assunto nuovamente dal Comune come dirigente con un emolumento di 110mila euro. Ma soprattutto senza che ci sia stata alcuna consultazione con gli altri collaboratori della sindaca.
Nessun «visto»
È stata l’ex capo di gabinetto Carla Raineri ad evidenziare nell’esposto depositato in Procura, le anomalie dell’iter scelto: «La posizione di Romeo era stata (deliberatamente?) inserita all’interno di una più vasta delibera contenente altre due posizioni e l’emolumento non era stato “deliberatamente” esplicitato». Poi ha ricostruito quei giorni. Raineri chiede pareri ad alcuni giuristi che «erano tutti contrari» e ha più di un confronto acceso con Raggi. Sottolinea il fatto che la pratica non sia passata dal suo ufficio, e che il «visto» alla delibera sia stato apposto da Gianluca Viggiano, ex finanziere e in passato collaboratore di Marra, anziché dalla responsabile dell’ufficio del Personale, ma anche su questo non viene presa in considerazione. «La sindaca – continua Raineri – ci disse che avrebbe consultato l’Avvocatura capitolina e noi ci mostrammo favorevoli. In realtà lei chiese all’avvocato Rodolfo Murra soltanto un parere orale e quando si rese conto che anche lui era contrario decise di incaricare una giovane avvocatessa sua amica, che avrebbe reclutato di lì a poco, che trovò un precedente costituito da un sospetto e risalente parere dell’avvocatura capitolina e un regolamento del Comune di Firenze».
«Non sentì ragioni»
Si tratta di Luigia Auriemma, legale che collaborava con Raggi e che adesso potrebbe diventare testimone dell’inchiesta. Partecipò infatti ad almeno tre riunioni durante le quali la sindaca fu invitata a fare marcia indietro ma, come ricorda Raineri «non volle sentire ragioni, nonostante le avessi specificato che tale comportamento avrebbe potuto configurare un’ipotesi di abuso d’ufficio laddove il meccanismo fosse stato posto in essere per attribuire al dipendente un ingiusto profitto». In quei giorni numerosi esponenti del minidirettorio e lo stesso Di Maio come referente per i vertici nazionali, furono consultati. Ma evidentemente si adecise che Romeo e Marra fossero indispensabili.