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 2017  febbraio 07 Martedì calendario

A 2 anni decise di diventare violinista. Ora ha stregato anche Giorgio Armani. Intervista a Giovanni Andrea Zanon

È stato un colpo di fulmine. Un importante creativo della maison Armani se ne stava tranquillo ad ascoltare quello che gli era stato presentato come il Paganini del terzo millennio, quando ha capito che dietro le note c’era un personaggio completo, dotato non solo di talento musicale ma anche di molto altro, a partire dal suo modo di porsi. Naturalmente elegante, senza tirarsela troppo. Ne parlò con Roberta Armani, nipote di Re Giorgio e così alle ultime sfilate di Milano moda uomo, i due, Giovanni Andrea Zanon e lo stilista, si sono incontrati e piaciuti al primo sguardo. Giorgio Armani ha deciso che il violinista vestirà i suoi abiti in tutti i concerti e agli eventi che lo vedranno protagonista.
Con questo ragazzo che non ha ancora 19 anni l’avera sorpresa è quando scende dal palco. Nelle chiacchiere a quattrocchi, si dimostra il fenomeno che aveva già deciso, all’età di 2 anni, di fare il violinista. Giovanni Andrea Zanon è nato a Castelfranco Veneto il 16 febbraio 1998, secondogenito, dopo Beatrice, di Antonella e Domenico Zanon, una famiglia della media borghesia del Nordest operoso. Una vita che è quasi un film o un libro. Di cd ne ha già incisi tre. Chi bussa alla sua porta deve mettersi il cuore in pace: il Paganini del terzo millennio non accetta impegni per altri concerti fino al 2019.
La grande forza di Giovanni (oltre al talento innato, coltivato con un’ammirevole disciplina di ferro, «quasi maniacale», sostiene lui) e la straordinaria maturità che esprimono quegli occhi di ragazzo; la serenità interiore che ti regala scoperte e percorsi esistenziali che, a volte, neanche i nonni saprebbero trasmetterti. Una ricerca verso l’autodisciplina innata tanto che, già a 13 anni, aveva scelto di esiliarsi, in solitudine, tra le pareti della fortezza di Montalfonso, in Garfagnana, per prepararsi al concorso Wieniawski Lipinski, in Polonia, dove risultò il vincitore assoluto tra i giovani. Nessun italiano aveva mai superato le eliminatorie di quello che è considerato il più importante trampolino di lancio per giovani talenti.
Una vita da Guinness, prima ancora di prendere la maturità (quella scolastica), in un percorso che lo ha portato a stabilire record su record. Come l’essere entrato in un conservatorio italiano a 4 anni (il limite è 6) grazie a una dispensa del Quirinale, firmata da Carlo Azeglio Ciampi su segnalazione di Claudio Abbado, il quale era rimasto stupito ascoltando quanto sapeva esprimere questo bambino (che all’inizio non voleva nemmeno sentire), accompagnato in passeggino dai genitori a un concorso per giovani talenti, il Riviera Etrusca. Il resto è venuto di conseguenza. Diploma al conservatorio Benedetto Marcello di Venezia con il massimo dei voti e la lode. E la vittoria in decine di concorsi in ogni parte del mondo, dalla Polonia alla Siberia passando per il Canada.
A 15 anni Zanon è andato a vivere a New York su consiglio di Zubin Mehta, altro suo talent scout, allievo di quello che è considerato l’eccellenza, il maestro Pinchas Zukerman, un israeliano di origine polacca. Ha già all’attivo un centinaio di concerti da solista in templi della musica che vanno dalla Carnegie Hall di New York (aveva 14 anni quando lo chiamarono a esibirsi lì) all’Arena di Verona, dove ha lasciato a bocca aperta 15.000 spettatori.
Un ruolo importante nella sua maturazione umana e artistica lo ha avuto senz’altro don Paolo Barbisan, laureato in storia dell’arte, cappellano del duomo di Castelfranco Veneto, dove è custodita la pala del Giorgione. Di quel periodo il violinista ricorda le lunghe telefonate nella notte da New York. Adesso il sacerdote è responsabile dei beni culturali della diocesi di Treviso e continua ad affiancare Giovanni nel suo percorso di giovane talento proiettato nel mondo.
Come sono stati i tuoi primi passi con il violino?
«In casa la musica è sempre stata una grande passione. Mio papà ci aveva provato con il flauto, ma poi ha lasciato perdere. Osservandomi con attenzione, e vedendo come rispondevo a certi suoi stimoli, ha deciso di farmi costruire un piccolo violino dal liutaio padovano Roberto Lanaro e così ho affrontato i primi esercizi. Ho iniziato a leggere il pentagramma prima del sillabario. Se mi dimostravo bravo, ricevevo una gallina in premio. In poco tempo, nel giardino di casa si è formato un pollaio con una produzione industriale di uova».
Questa storia delle galline in premio è diventata una delle leggende che si raccontano su di te. Ma come si diventa Giovanni Andrea Zanon?
«Ci vuole un po’ di fortuna, oltre al talento, che però va coltivato senza sedersi sui primi allori. Una famiglia straordinaria. Amici che ti leggono nell’anima, penso a don Paolo Barbisan, e a quei molti, nel mondo musicale, che ti aiutano a seguire un percorso di crescita e maturazione, non solo artistica, ma anche umana. Perché le due cose devono andare assieme, per poter durare nel tempo».
Sei andato a vivere da solo a New York a 15 anni. Non capita a tutti.
«Dopo il diploma avevo vinto un’importante borsa di studio presso la Manhattan school of music, con il maestro Zukerman, molto selettivo nello scegliere a chi trasmettere la sua arte. L’arrivo a New York è stato traumatico. Dopo mezzanotte, completamente fradici, io e il mio violino siamo stati catapultati in camera assieme a un jazzista cinese di 25 anni che con il suo sax faceva una vita senza orari, tra amicizie pittoresche e tentazioni diverse. Dovevo arrangiarmi in tutto. Dal lavarmi la biancheria a prepararmi quel poco che avevo voglia di mangiare. Per fortuna lì vicino c’era un ristorante italiano, La Bettolona, di una famiglia piemontese che mi ha praticamente adottato. Ci andavo a mangiare gli spaghetti alla Carbonara con i miei amici, provenienti da tutto il mondo».
Come si riesce a tenere la rotta in questi frangenti?
«Con un percorso interiore. Bisogna essere soli per riflettere e ragionare su certe cose. Il rapporto con sé stessi è la base necessaria: essere soli e comprendere che non si è soli a questo mondo. Ho trovato in don Paolo un aiuto fondamentale, perché di certe cose non puoi ragionare con la famiglia, anche se meravigliosa come la mia».
Hai 18 anni e il mondo è ai tuoi piedi. Qualche consiglio ai tuoi coetanei?
«Bisogna sempre pensare a un domani che deve essere migliore. Per noi e per chi ci sta attorno. Nel mondo della musica puoi avere i concerti, i primi successi che ti abbagliano grazie alle luci della ribalta. Ma poi ci sono i lunghi periodi dietro le quinte; quelli nella penombra di una quotidianità in cui devi vincere la sfida, innanzitutto con te stesso, per migliorarti e aprire sempre nuovi percorsi per il tuo futuro».
Che rapporto hai con il tuo strumento? Si sente che è un compagno di vita.
«Ogni violino ha una sua storia, come noi uomini. Ci sono partiture che possono essere state scritte in momenti diversi della vita dei compositori. Pensiamo a Bach, con le sue sonate, composte in un momento drammatico per la sua famiglia. Così si può mettere assieme una sorta di triade virtuosa. C’è lo spartito, quindi l’eredità che ha consegnato al tempo il suo compositore. Ci sei tu, musicista, con la tua sensibilità, che suoni con le corde dell’anima, e il violino che può essere docile al tuo tocco, ma anche spigoloso, se ha un passato in cui è stato dimenticato o trascurato dagli uomini, magari in balia di strimpellatori senza arte né parte. Ci vuole tempo per fare in modo che il suo legno torni a vibrare come meglio può esprimersi. Sapendo toccare le corde giuste, si forma una sorta di cassa armonica emozionale tra questi tre elementi: spartito, violino, artista. Ecco che la musica, allora, non è più solo un suono».
Dopo New York adesso lo attende un percorso di studi tra Berlino e Francoforte, ai massimi livelli come sempre. Giovanni ha il telefono che squilla, è la sua Sara che lo invoca un po’ per sé. Raccoglie dal tavolo i dvd di alcuni film. Il cinema è l’unica altra grande passione che il suo violino gli lascia coltivare. La trama della storia da vedere assieme la sceglierà poi Sara, con calma, tra loro.