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 2017  febbraio 08 Mercoledì calendario

L’uomo Rai che gestiva il Festival ha provato a ricattare Berlusconi

L’ex vicedirettore delle produzioni Rai e responsabile della struttura grandi eventi non si limitava, secondo i magistrati, a intascare mazzette e buoni benzina a palate dall’imprenditore David Biancifiori. Maurizio Ciarnò, licenziato dalla Rai ancora prima dell’inizio del processo, secondo i pm ricattava Silvio Berlusconi, chiedendo promozioni e carriera veloce nella tv di Stato in cambio del suo silenzio su Noemi Letizia. La prima ragazzina coinvolta nello scandalo delle «cene eleganti».
Era lui l’uomo che gestiva gli appalti per il Festival di Sanremo e che, secondo la Procura di Roma, si faceva corrompere per la fornitura delle luci, scrivendo ad hoc i bandi di gara e anticipandone i contenuti all’imprenditore che oggi lo accusa. Le indagini riguardano soprattutto l’appalto da 400.000 euro per le luci dell’edizione 2013 di Sanremo, vinto da «Scarface» (così è soprannominato Biancifiori, ndr) perché tutte le altre aziende si erano, curiosamente, ritirate. Ma, per gli inquirenti, ci sarebbero state «irregolarità» anche nelle commesse affidate ad altre ditte che hanno fornito servizi per il concorso canoro. Inoltre le indagini dei magistrati non si fermano all’edizione 2013, ma comprendono anche 2014 e 2015. Bisogna anche ricordare che lo scenografo del Festival che ha debuttato ieri sera, Riccardo Bocchini, è indagato nella stessa inchiesta per corruzione.
Secondo le carte della Procura, Maurizio Ciarnò non si accontentava del suo, pur fondamentale, ruolo in Rai, ma voleva diventare direttore di tutte le produzioni di Viale Mazzini: questo gli avrebbe permesso di avere le mani ancora più libere nella gestione degli appalti di Sanremo e di tutte le più importanti trasmissioni. Nonostante avesse già percepito «somme di denaro in contanti consistenti» per «compiere atti contrari ai doveri del suo ufficio».
Cosa aveva in mente il dirigente Rai, lo spiega David Biancifiori nel suo interrogatorio del 13 gennaio 2016, rispondendo alle domande del pm Paolo Ielo: «La ragione per la quale egli cercava contatti, tuttavia, era costituita dalla circostanza che voleva contattare il presidente Silvio Berlusconi, per riuscire a scalzare dal suo ruolo Lorusso Caputi (Andrea, ndr), capo di tutti i centri di produzione. Egli asseriva di essere in credito di un favore verso Berlusconi – a suo dire gli aveva presentato la madre di tale Noemi, una ragazza coinvolta in uno scandalo che riguardava Berlusconi, e attraverso tale contatto Noemi aveva iniziato ad avere rapporti con Berlusconi – credito che avrebbe potuto usare per fare pressioni». Scarface torna sull’argomento anche nel verbale del 16 gennaio: «Quanto a Ciarnò, (...) mi diceva che lui avrebbe avuto molti argomenti di ricatto (verso Berlusconi, ndr), e qui mi faceva l’esempio citato di Noemi, ma che non avrebbe mai ricattato Berlusconi, a differenza di quello che avrebbero fatto altri». Le cose non starebbero proprio così, anche perché il dirigente Rai, si legge nelle carte della Procura, aveva intenzione di esercitare «un potere ricattatorio in quanto a conoscenza, in virtù del ruolo rivestito, di notizie riservate».
CONOSCENZE A CASORIA
Che conoscesse la ragazza di Casoria è appurato. Infatti pare sia stato proprio Ciarnò a far lavorare la madre di Noemi Letizia in un festival locale e poi a diventare il promotore della figlia presso l’entourage dell’ex Cavaliere. Non solo: già dal 2007, era stato lui il manager Rai che si era prodigato presso un giornale locale, Napolissimo, per far mettere in copertina una allora sconosciuta e 16enne Noemi. Inoltre il suo nome viene citato anche in un’intervista fatta da Novella 2000 all’ex fidanzato della ragazza che le chiede mezzo stampa: «Perché non mi hai mai detto che Maurizio Ciarnò, il signore di cui parlavate a casa tua, è un pezzo grosso della Rai?».
Biancifiori lo definisce anche un manager «insidioso» proprio per i segreti custoditi. Non a caso l’uomo che gestiva gli appalti del Festival, scrisse due lettere: la prima a Berlusconi e la seconda a Gianni Letta. Sono state sequestrate dalla guardia di finanzia nel corso di una perquisizione nella sua abitazione romana. In quella a Letta si legge: «Caro Gianni, con il Dottore (Berlusconi, ndr) sono sempre stato leale, sincero, fedele, affidabile, e disponibile e vorrei continuare ad esserlo. A giorni dovrò tornare in tribunale per la vicenda Noemi Letizia e vorrei poterci tornare con addosso quella serenità alla quale danno un importante contributo anche i grandi gesti di amicizia». Inoltre si dice pronto a modificare l’atteggiamento «fedele» se non avesse ottenuto la nomina a «Direttore della Direzione Produzione della Rai». C’è poi la copia della lettera indirizzata direttamente a Berlusconi, non è però ben chiaro se sia stata effettivamente spedita o meno. Il dirigente di Viale Mazzini chiede all’ex primo ministro di «risolvere i problemi in Rai e del lavoro». E quasi supplica: «Caro dottore, caro Silvio, ti chiedo aiuto non fosse altro per come mi sono comportato anche nella vicenda Noemi». I due si conoscevano bene perché Ciarnò, all’inizio della sua carriera, era stato il suo autista personale. Per poi passare a Mediaset per una decina d’anni e quindi sbarcare nei piani alti di Viale Mazzini con la qualifica di vicedirettore.
I SOLDI DI «SCARFACE»
Tornando a David Biancifìori e al suo vorticoso giro di appalti con la televisione pubblica, c’è una cifra che rende l’idea delle mazzette che giravano: la sua Di.Bi. Technology solo nel 2014 ha ricevuto commesse dalla televisione di Stato pari a 6.021.459 euro. In particolare ha incassato 2.392.934 euro da procedure in cui risultava l’unica azienda partecipante. «Scarface» ha fornito mezzi tecnici a qualunque tipo di trasmissione: dall’impianto luci dell’Eredità (3.628.252 euro), a Ballando sotto le stelle (circa 1,5 milioni), The Voice (583.000) e Porta a porta (20.000). E ancora l’illuminazione del Tg1 e del Tg3 (29.000), fino ai concerti di Pasqua (7.000) e Natale (13.000). Infine commesse piccole, ma lui non si faceva scappare nulla: Telethon del 2013 (1.250 euro), la diretta dell’inaugurazione della mostra sulla nazionale di calcio da parte di Giorgio Napolitano (5.000), e lo spettacolo di Dario Fo, Francesco lu santo jullare (2.200). Scenografo del programma più costoso, L’eredità, condotto da Carlo Conti, era Riccardo Bocchini. La stessa coppia che troviamo in questi giorni all’Ariston.