il Fatto Quotidiano, 8 febbraio 2017
Bollette, la prima stangata è già arrivata sulle famiglie
Da qualche settimana sul sito dell’Autorità per l’energia c’è uno spot dove simpatici elettrodomestici parlanti rassicurano i cittadini: “Le regole dell’energia elettrica stanno cambiando, finalmente la tariffa di rete viene ripulita dai sussidi e tutti pagheranno in modo più equo per far arrivare a casa l’elettricità”. Un gruppo di associazioni di consumatori, dal Wwf a Greenpeace, hanno denunciato all’Antitrust lo spot come pubblicità ingannevole: è la prima volta che un’autorità di vigilanza viene deferita a un’altra autorità.
“Le nuove tariffe premieranno solo le utenze domestiche che consumano oltre 2.700 kWh l’anno, che in Italia sono meno del 20% del totale”, si legge nel comunicato congiunto. Per gli altri ci sono soltanto rincari. E qualcuno comincia già ad accorgersene. Un lettore ha segnalato al Fatto la bolletta ricevuta il 13 gennaio per una seconda casa che utilizza soltanto d’estate. A fronte di consumi pari a zero, il gestore chiede il pagamento di 6,95 euro per “la materia energia”, 14,03 per il “trasporto e gestione del contatore” e, la sorpresa alla fine, 11,25 euro di “spesa per oneri di sistema”, una voce che comprende un po’ di tutto, dai sussidi alle rinnovabili al costo per la dismissione delle centrali nucleari. È questa la novità, perché, osserva il lettore del Fatto, la somma è più che raddoppiata rispetto alla bolletta precedente.
La direttiva europea che ha ispirato la riforma richiedeva “la soppressione, nelle tariffe per la trasmissione e la distribuzione, degli incentivi che pregiudicano l’efficienza generale (ivi compresa l’efficienza energetica) della produzione, trasmissione, distribuzione e fornitura di energia elettrica o di quelli che potrebbero ostacolare la partecipazione della gestione della domanda, nei mercati di bilanciamento e negli appalti per servizi ausiliari”. Bollette troppo zavorrate di voci non legate all’effettivo consumo finiscono per distorcere i meccanismi di compensazione tra domanda e offerta. In Italia l’abbiamo recepita in modo creativo, visto che – scrive l’Autorità sul suo sito – la riforma “prevede che venga superata la struttura progressiva della tariffa per il trasporto di energia e la gestione del contatore e degli oneri di sistema, cioè con un costo unitario del kWh che cresce per scaglioni all’aumentare dei prelievi, introdotta dopo gli choc petroliferi degli anni 70”.
Perché le tasse devono essere progressive, cioè salire in modo più che proporzionale rispetto al reddito come richiesto dalla Costituzione, e le bollette no? In una relazione, l’Autorità sostiene che “la struttura tariffaria progressiva non sia risultata davvero efficace nello stimolare comportamenti virtuosi nei consumatori”. Il messaggio che più consumi più sale non soltanto il conto finale ma anche il prezzo unitario dell’elettricità non è passato. E allora via la progressività.
C’è però una eccezione: le seconde case. Per i titolari di utenze non residenti, “l’incremento del peso delle quote fisse sarà maggiore perché riguarderà due delle quattro voci principali che compongono la bolletta, oltre a quella relativa alla tariffa per il trasporto dell’energia e la gestione del contatore anche quella relativa agli oneri di sistema (che complessivamente pesano in media il 40% della bolletta totale)”. L’autorità specifica che “il peso delle quote fisse sarà maggiore per le abitazioni di vacanza”. Qual è il senso? Forse, in contraddizione con il principio generale, che chi ha una seconda casa può permettersi di pagare di più? L’ipotesi più probabile è che l’Autorità abbia scelto di tartassare chi ha bollette di importo complessivo più basso. Sperando che non si arrabbi troppo.