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 2017  febbraio 08 Mercoledì calendario

Aiuto, l’italiano soffre di neologite acuta

«Un vocabolario non dovrebbe essere né troppo dotto né troppo tecnico né troppo popolare né troppo “barbarico”», scriveva un autentico maestro come Giovanni Nencioni, indicando un’aurea misura a cui il Lo Zingarelli, che oggi con l’edizione 2017 (a cura di Mario Cannella e Beata Lazzarini) compie i 100 anni, si è sempre attenuto. 
Diversamente da quanti oggi sproloquiano di un «uso medio» ricavato con metodi statistici di dubbia attendibilità, Nicola Zingarelli sapeva bene dove sta, e dove non sta, la lingua italiana. Perciò il suo vocabolario, tenuto in costante aggiornamento, è una fonte preziosa per rimettere in circolazione un patrimonio linguistico plurisecolare, abbandonato per fretta, pigrizia o, peggio, ignoranza. Nell’ultima edizione vengono segnalate 3.125 «parole da salvare» come giubilo, cipiglio, sardonico, blandire, ghermire e tante altre cadute nel dimenticatoio: obsoleto, ingente, diatriba, leccornia, ledere. Inoltre, la presenza di quello che viene definito «italiano fondamentale» (5.500 parole) non esclude gli usi anteriori, letterari, di un termine. Si aggiungono 964 schede riguardanti gruppi di parole semanticamente affini come indole-caratteretemperamento-personalità, il cui uso viene consigliato in base al contesto, senza contare le «note grammaticali», indispensabili in un momento di comunicazione “selvaggia” come quello attuale. 
Particolare attenzione è stata riservata ai neologismi, la cui vita è spesso effimera, ma indicativa delle tendenze operanti nel lessico contemporaneo, quasi sempre costruito, non senza forzature, su materiale già esistente, quando non di risulta. Sono stati selezionati 250 neologismi (gli altri sono parole che hanno acquisito nuovi significati come, ad esempio, sceriffo) e non è meraviglia che, dati i tempi, siano caratterizzati quasi sempre in negativo. Tipiche le neoformazioni con anti, multied eco-, specchio di questi anni di crisi non soltanto economica: antieuro, antieuropeista, antievasione; multimarca (negozio che vende articoli di marche diverse), multimateriale (fatto di materiali diversi), multireligioso, che aggiorna multiculturale; ecoreato e, come contraltare, ecocatostrofismo. Si aggiungono, sulla stessa lunghezza d’onda, i composti (euroburocrazia, mediocrazia, svuotacarceri ecc.), le parole derivate (cattivista, l’opposto di buonista, poltronismo (detto di uomini politici), carognaggine (che riassume cattiveria e imbroglio) e le parole nuove a tutti gli effetti come inguacchio, uno dei tanti meridionalismi entrati nel linguaggio comune, e trollare (offendere e perseguitare sui social). Ed ecco il neologismo chiave di questi anni, disidentità, una parola non proprio armonica, che il dizionario non ha mancato di accogliere. 
Una fonte prolifica di neologismi, rampanti ma caduchi, è il costume. Quest’anno si segnalano piacionismo, derivato dal romanesco piacione; vigoressia (culto maniacale della forma fisica), calcato su anoressia. Sono termini riferibili, più che altro, al sesso maschile, mentre l’universo femminile, come si è soliti definirlo, è rappresentato da pitonato (detto del vestire), picotage (un francesismo trasferito in italiano per indicare la rigenerazione della pelle con iniezioni intradermiche), e curvy, un ibrido coniato su sexy. 
Tra i neologismi d’annata c’erano anche adultità e petaloso, coniato quest’ultimo da un bambino delle elementari ed approvato, ahimè, dell’Accademia della Crusca. 
Sono parole malformate ossia derivate in modo errato, che non possono entrare in un vocabolario. Ma, mentre petaloso è stato escluso, è stato accettato, inspiegabilmente, adultità, che andrebbe consigliato come scioglilingua. L’italiano non è una lingua agglutinante, ma flessiva e come tale pone seri limiti alla derivazione.
Tra gli anglicismi alcuni sono, come al solito, tecnologici. Altri sono legati all’attualità come foreign fighter (combattente straniero) o alla vita sociale: speed date (breve incontro tra più persone allo scopo di trovare un partner), stepchild adoption (istituto giuridico che consente a una coppia sposata o unita civilmente di adottare il figlio naturale di uno dei due). In questi casi le strade sono due: o l’adattamento, che non è sempre possibile, o la traduzione. Altrimenti questi barbarismi galleggeranno nei talk show sfidando l’incomprensione dei più. 
Lo Zingarelli 2017 contiene anche 115 definizioni d’autore: riflessioni di personaggi noti che possono servire a meglio comprendere storia e significato di una voce. Luciano Canfora, ad esempio, discorre della parola cambiamento, facilmente spacciata per progresso, mentre Paola Cortellesi presenta il sorriso come un «farmaco salvavita» che lenisce i dolori, «accende le passioni e annega le offese». Una parola antica e sempre nuova che forse può curare, o esorcizzare, nella sua semplicità, quella «neologite acuta», come è stata definita, di cui soffre l’italiano contemporaneo.