Libero, 8 febbraio 2017
Fanno sesso in auto: multa di 20mila euro
Con l’amore. Nell’epoca della post-verità, nell’epoca dei social, nell’epoca dell’individualismo e del narcisismo egotico, c’è qualcuno che guarda la realtà con gli occhi dell’amore? Non l’amore platonico, quello fatto di infiniti sospiri, quello delle lacrime amare di Madame Bovary, quello aleatorio perché non corrisposto. Quello dell’impossibilità. Ma no, non quella noia angusta che riempie gli editoriali dei settimanali femminili e più o meno le vite degli adulti. L’amore che inizia e finisce. L’amore anche «difficile», fatto di stenti e fatto di vita. E che si faccia fatica a tenere nascosto, perché c’è passione.
«Accanto a grattacieli assolati, come possiamo tenere nascosta la nostra inte-
sa?» dicono Carmen
Consoli e Franco Bat-
tiato. E se lo sono
chiesti anche due ra-
gazzi in un caldo pomeriggio d’estate a Vicenza: giovani, 23
e 24 anni. Un ameri-
cano e una vicenti-
na. E si sono risposti
che no, non era esteticamente possibile tenere nascosta la loro intesa: e così, verso le tre di pomeriggio, nella controra, trovandosi reciprocamente irresistibili come succede a quell’età si sono decisi a sospirare insieme, andando in quella che è la «camporella 2.0»: la zona industriale di Vicenza. Ma siccome i soldi sono quelli che sono, e a un motel non ci si può pensare, e d’estate a Vicenza, nella zona industriale, in una C3, fa caldo, i due giovani hanno tirato giù i finestrini, per sospirare insieme attingendo all’ossigeno torrido, tiepido, ma pur sempre necessario alla vita.
I ragazzi però sono stati visti e «sentiti» da alcuni passanti nonostante la zona sia molto poco frequentata e per questo sono stati colti nella flagranza di reato (parola che in questo contesto ha un suono più dolce, simile alla torta al cioccolato), mentre commettevano atti osceni in luogo pubblico. E lì è finito tutto. Perché i carabinieri del Veneto, regione bacchettona fuori, ma molto vivace sotto le coperte la zona è ricca di locali di scambisti, sexy shop, ecc. non hanno avuto il buon cuore di credere nella giovinezza e di limitarsi al benevolo «richiamo». E certo non si può rimproverare ai Carabinieri di avere rispettato la legge. Ma si può fare un discorso di umanità. Dopo tanto di processo, i ragazzi sono stati sanzionati per 20 mila euro, 10 mila euro a cranio. Avete presente che cosa sono 10 mila euro a testa a 23 anni? Sono così tanti che si può dire addio all’università, ai sogni, alle sbronze che sono il fluido della vita in quella regione. Sono così tanti che non bastano mille «lavoretti d’estate» del Vicentino produttivo. Senza contare il trauma. Il danno per questi poveri ragazzi, che per l’ustione non si azzarderanno mai più a uscire dal talamo in molle, materasso e legno. E poi a volere fare una considerazione di merito, la sanzione fa ridere se non disperare dal momento in cui il reato di atto osceno in luogo pubblico è stato depenalizzato. In sostanza in seguito ai decreti legislativi 15 gennaio 2016 n. 7 e 8 recanti “Disposizioni in materia di abrogazione di reati e introduzione di illeciti con sanzioni pecuniarie civili” e “Disposizioni in materia di depenalizzazione”, tali atti osceni non sono più reato.
E dunque si possono punire con una sanzione, che può andare dai 5 mila ai 30 mila euro. Una depenalizzazione che è in verità del tutto formale: difficile che prima del 15 gennaio 2016 si andasse in carcere per atti osceni, e che si pagasse così tanto. Su di una serie di reatucoli (come questo) in Italia c’è la possibilità di definirli senza danno, invece in questo caso la sanzione amministrativa resta e non c’è niente da fare: si paga. Quindi non è una depenalizzazione: è un’americanata. Una ricontestualizzazione di una colpa: con la certezza che si venga puniti. Il che può anche giovare ai garantisti e a tutti: in un certo senso abbiamo un settore in cui la certezza della pena è garantita. D’amore, però.