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 2017  febbraio 08 Mercoledì calendario

Mafietta capitale

Gianni Alemanno non era un buon sindaco, ma non era neanche mafioso. Purtroppo. È stato prosciolto e resta indagato per corruzione, ma non per mafia. Non sono mafiosi neanche un paio di suoi collaboratori: prosciolti ieri insieme ad altri 113 da varie imputazioni. E prosciogli qui, prosciogli là, l’unico politico ancora in ballo con l’accusa di mafia è Luca Gramazio di Forza Italia. Cadute nel frattempo le piste nere e quelle di un patto con la mafia siciliana, purtroppo. Purtroppo, perché la Piovra che stritolò Roma, senza politici, fasci e siculi non è una piovra, è un moscardino. Purtroppo per Rosi Bindi, che dalle sommità della commissione antimafia aveva certificato che «a Roma è mafia», e zitti. Purtroppo per Alessandro Di Battista, che incitava gli onesti del Pd e di Fi a dire quello che sapevano, «vi garantiamo l’anonimato, ci pensiamo noi a ripulire», e infatti i cinque stelle si sono presi il Campidoglio (per le pulizie un po’ di pazienza). Purtroppo anche per la tambureggiante narrativa della Suburra, che si appoggiava sulle carte della procura e con le carte del giudice perde un tanto del suo realismo (ma guadagna in realismo magico). Purtroppo per i corrispondenti esteri, che avevano affollato la prima udienza del processo (ancora in corso) per raccontare lo show di Giulio Cesare in coppola. Purtroppo, perché a una città sporca, stremata e disonesta si era riuscito ad aggiungere, e diffondere nel mondo, il titolo di mafiosa. Ma in fondo sono tutte parole al vento: continueranno a chiamarla Mafia capitale.
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Gianni Alemanno non era un buon sindaco, ma non era neanche mafioso. Purtroppo. È stato prosciolto e resta indagato per corruzione, ma non per mafia. Non sono mafiosi neanche un paio di suoi collaboratori: prosciolti ieri insieme ad altri 113 da varie imputazioni. E prosciogli qui, prosciogli là, l’unico politico ancora in ballo con l’accusa di mafia è Luca Gramazio di Forza Italia. Cadute nel frattempo le piste nere e quelle di un patto con la mafia siciliana, purtroppo. Purtroppo, perché la Piovra che stritolò Roma, senza politici, fasci e siculi non è una piovra, è un moscardino. Purtroppo per Rosi Bindi, che dalle sommità della commissione antimafia aveva certificato che «a Roma è mafia», e zitti. Purtroppo per Alessandro Di Battista, che incitava gli onesti del Pd e di Fi a dire quello che sapevano, «vi garantiamo l’anonimato, ci pensiamo noi a ripulire», e infatti i cinque stelle si sono presi il Campidoglio (per le pulizie un po’ di pazienza). Purtroppo anche per la tambureggiante narrativa della Suburra, che si appoggiava sulle carte della procura e con le carte del giudice perde un tanto del suo realismo (ma guadagna in realismo magico). Purtroppo per i corrispondenti esteri, che avevano affollato la prima udienza del processo (ancora in corso) per raccontare lo show di Giulio Cesare in coppola. Purtroppo, perché a una città sporca, stremata e disonesta si era riuscito ad aggiungere, e diffondere nel mondo, il titolo di mafiosa. Ma in fondo sono tutte parole al vento: continueranno a chiamarla Mafia capitale.