Il Messaggero, 8 febbraio 2017
Penati: «Che delusione il fondo Atlante»
ROMA La breve esperienza del fondo Atlante è «fonte di amarezza e delusione» per Alessandro Penati, che «dopo l’esperienza di questi sei mesi» si dice «scettico» sulla possibilità di creare un mercato dei crediti deteriorati in Italia. Ad Atlante, in primo luogo, ha detto ieri il professore durante un convegno milanese, sono stati dati «obiettivi disparati senza che vi fossero le risorse». In più, i manager della società di gestione che l’ha creato, Quaestio Sgr (di cui Penati medesimo è presidente), si sono trovati di fronte a «situazioni disastrose» o «prive di una valutazione corretta». Penati ha citato l’esempio di Banca Marche: «Non sapevano dirci quanti immobili del loro portafoglio crediti erano stati colpiti dal terremoto». La gestione dei crediti deteriorati, ha ribadito, «è cosa che le nostre banche non sanno fare».
E a proposito delle recenti svalutazioni del fondo Atlante operata da alcuni istituti: «C’è una lungimiranza pari a zero. Questa cosa della svalutazione mi fa imbestialire: investi in una banca fallita e poi dopo sei mesi svaluti. Che senso ha? Aspetta almeno 3-4 anni per capire quanto vale». E alla domanda se senta il supporto delle banche che partecipano ad Atlante, Penati ha risposto secco: «Macché supporto, mi votano contro». Eppure, «credo che con 4 miliardi in più avremmo risolto tutte le crisi bancarie italiane e sarebbero stati meno di quanto il sistema bancario ha pagato per Marche ed Etruria: sto parlando di soldi buttati via». E ancora: «Atlante è stato creato per rispondere a un’emergenza, altrimenti Vicenza sarebbe andata in risoluzione». È quindi nato «un fondo al quale sono stati dati 40 mila obiettivi senza però le risorse necessarie». L’equivoco, ha osservato, è nel nome Atlante, che «ha dato aspettative assurde e che io non volevo: sì, un’esperienza a livello personale di grande amarezza e delusione, ma non spiegherò perché».
OBIETTIVO BANCHE VENETE
In vena di giudizi pesanti, ecco come ha commentato l’aumento di capitale di Mps: «Un’operazione pensata male e gestita peggio». Quanto alla vicenda dei crediti deteriorati della banca senese che il fondo Atlante avrebbe dovuto acquistare, ecco la sua valutazione: «L’idea iniziale era di attuare la più grande cartolarizzazione in Europa in una sola volta. L’aumento doveva essere strutturato per sostenere l’operazione sui crediti deteriorati, poi si è fatto l’opposto». Alla fine «lo Stato ha risolto (con le virgolette, ha precisato), ma il problema degli non performing loans è rimasto tale e quale».
Se questa è l’opinione del professore sulla sua esperienza a livello di sistema, Penati ha però precisato che non intende abbandonare il progetto sulle due banche venete (Veneto Banca e Popolare di Vicenza) che fanno capo ad Atlante. Ha quindi spiegato che gli 1,8 miliardi posseduti da Atlante II potranno essere utilizzati per il rafforzamento patrimoniale dell’istituto che nascerà dalla loro fusione.
L’ERRORE DELLA VIGILANZA BCE
Ma di sofferenze bancarie ieri non ha parlato solo Penati. A Roma, presso Palazzo Giustiniani, è sceso in campo anche Gabriele Barbaresco, responsabile dell’Ufficio Studi di Mediobanca, durante un evento organizzato dalla Fondazione Ugo La Malfa. Lapidaria la conclusione della ricerca di Barbareschi: per le banche italiane, cedere in blocco e in breve tempo i crediti deteriorati è un pessimo affare. «Se ipotizzassimo una cessione in blocco di tutti i 176 miliardi di crediti deteriorati netti alla metà del loro prezzo contabile si abbatterebbe il patrimonio netto tangibile del 40%», ha precisato lo studioso. Le banche italiane, secondo la ricerca, hanno sofferenze con un valore contabile del 42% che è in linea con il valore medio di realizzo secondo quanto emerso dai dati della Banca d’Italia: 43% tra il 2006 e il 2015 mentre il mercato, inquinato dai diktat della Vigilanza Bce, oggi li stima al 23% del loro valore. Da qui la forte perdita patrimoniale per gli istituti costretti a cederle in blocco. Di gran lunga preferibile la gestione in house, fatta direttamente dalla banca stessa: il valore di realizzo in questo caso è del 47% rispetto al 23% derivante dalla cessione a terzi. Con tanti saluti alla Vigilanza Unica.